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Le storie di coppie che raggiungono la felicità nonostante non ci sia stata la nascita dei figli

Sono sempre più in incremento le coppie che in Italia risultano essere prive di figli. Tale situazione raggruppa una variabile di fattori che riguardano scelte personali legate ad assenti o basse opportunità di lavoro, sino a motivi di salute relativi l’impossibilità di poter concepire un figlio. Tali famiglie affrontano allo stesso modo il ménage quotidiano, ma soprattutto spesso ci si chiede se condividano o abbiano raggiunto la serenità. La famiglia costituita da uomo, donna e prole è solo un cliché superato. Le statistiche Istat di novembre del 2015 evidenziano un dato importante: “il numero medio di figli per donna calcolato per generazione continua a decrescere nel nostro Paese senza soluzione di continuità”. Basti pensare che “Il modello di fecondità si è andato sempre più caratterizzando per una quota importante di donne senza figli (più di una su quattro nel Nord e poco più di una su cinque al Centro per la generazione nata nel 1970) e per una elevata frequenza di donne con un solo figlio (quasi il 30% al Nord e il 24% al Centro). Tali dati sono stati estratti per opportunità nel territorio, per propensione alla fecondità e per età legata alla diversa cadenza del comportamento riproduttivo. Questo a dimostrazione del fatto che, pur essendo il territorio in cui si risieda a sostegno dell’economia familiare, non è detto che vi sia un incremento delle nascite, in quanto, tale fattore è legato spesso alla posticipazione dell’età da parte della donna nella scelta di un figlio e a variabili di fecondità. La sofferenza, depressione e i sentimenti di inutilità che si provano nel non poter essere genitori, riporta in alcuni casi a comportamenti paranoidi e ossessivi in cui è indispensabile il sostegno psicologico. E’ un percorso per molti versi complicato soprattutto quando la variabile dell’incertezza economica viene di lungo sostituita con i problemi di fecondità. Solitamente le coppie che desiderano un figlio si sottopongono volontariamente alle tecniche di fecondazione. In questi casi non è detto che il risultato venga raggiunto; i risvolti psicologici sono innumerevoli, infatti si passa dalla speranza, l’illusione di avere un bambino, all’impossibilità di metterlo al mondo nonostante l’intervento della scienza. Il percorso di equilibrio nella coppia diventa lungo e prezioso, poiché, il lavoro che si deve compiere su se stessi riguarda due obiettivi: accettare consapevolmente che la coppia possa esistere anche senza la nascita e la presenza di un bambino; oppure dirigersi verso altre strade, quali l’adozione. Nel primo caso viene messa a dura prova la coppia in quelli che sono definiti i valori e i cardini che la sostengono, ad esempio: la sincerità, la stima, il rispetto, l’amore l’uno per l’altra. E’ fondamentale che il lavoro di coppia rafforzi queste componenti per non creare distacco, disperazione, solitudine, rabbia e risentimento. Il percorso quindi, che si intraprende, oltre ad essere destinato ad un lavoro di equilibrio interiore è rivolto alla famiglia, costituita dai due unici membri. È necessario essere orientati l’uno verso l’altra, essere empatici ed accogliere le paure che devastano il rapporto, per superarle insieme. La serenità e la felicità della coppia da tale punto di vista è prodotta da un cammino lungo e riflessivo, in cui ci si mette alla prova, si ammettono gli errori commessi e si passa oltre, con positività, contemplando delle strade che possano in ogni modo rafforzare il legame creato indipendentemente dalla presenza o assenza di un figlio. Il secondo caso è allo stesso modo importante e complesso in quanto, vi è una preparazione psicologica e burocratica dei futuri genitori ad accogliere all’interno della loro famiglia un bambino, che ha di per se una storia. Lo stress in questi casi è costante ed assiduo; infatti, non è detto che l’affidamento possa essere accettato dal sistema. L’autocontrollo, il riconoscimento e la gestione delle emozioni, rappresenta per entrambi i casi la chiave di svolta di un cammino familiare intricato e lungo, all’interno del quale con costanza e determinazione si può vedere riaffiorare il sole, dopo molte tempeste.

Tags : accoglimentobarempatiafigligenitorigestione delle relazionirelazionirinunciare ai figli
Dott.ssa Rossana De Crescenzo

The author Dott.ssa Rossana De Crescenzo

Psicologa del Lavoro, Formatrice Professionale, Orientatrice Scolastica e Professionale, esperta in Psicopatologia Forense, amministratrice del sito di consulenza on line www.psychojob.com

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