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Post che incoraggiano al suicidio ed omicidio

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Il potere delle parole sui social: individuazione delle reazioni negative

Il web diventa uno strumento molto pericoloso, principalmente quando i protagonisti sono coloro che incitando alla violenza. Numerosi, troppi, i casi di suicidi ed omicidi avvenuti a causa del potere delle parole sui social network e a danno degli individui. Giovanissimi che scelgono la morte alla vita, in quanto prede del bullismo, con la conseguenza di essere beffeggiati ed etichettati sul web. L’apice dello sgomento si raggiunge nel momento in cui, vi è la presa di posizione dei social, nel voler oscurare le pagine di alcune persone. Si tratta di individui che fanno dei propri gesti di violenza uno slogan, una pubblicità: sono capaci di picchiare a sangue, uccidere e darne notizia, quasi in contemporanea sui profili social. Essere nel posto sbagliato con la persona sbagliata è l’unico errore di chi subisce l’efferato gesto.

Quali sono le reazioni ai messaggi e post che incoraggiano al suicidio ed omicidio?

  1. Tristezza per la vittima ed eccitamento per il carnefice. In veste di vittima che subisce sporadicamente o sistematicamente, offese ed ingiurie sul web, la reazione iniziale è di svilimento e profonda tristezza. Non si comprendono i motivi per i quali non si venga accettati dal gruppo dei pari. Questi ultimi possono sviluppare una serie di fissazioni sulla vittima, bersagliandola su tutto. Generalmente il cyberbullying viene indotto su persone particolarmente magre, obese, in carne, o su persone introverse, sensibili. I motivi di scherno sono numerosi e si incrementano con l’ampliamento del gruppo, in quanto i carnefici si supportano l’un l’altro. Come carnefice invece, quello che si prova è una sorta di “delirio di onnipotenza”. Si comprende che le parole sono armi e possono ferire amaramente le persone;
  2. Panico ed ansia per la vittima, manie di protagonismo e cinismo per il carnefice. In questa seconda fase, la vittima in preda alla paura di essere ormai diventata oggetto pubblico sul web è completamente attonita e le sue reazioni psicologiche passano dagli attacchi di panico all’ansia continua. Quello che turba è l’incapacità di saper gestire tale situazione. Diventa difficile comprendere come uscirne. Si cade in un turbinio di emozioni negative costanti, l’autostima è a pezzi. Il carnefice a sua volta fiuta la debolezza emotiva della vittima ed incalza con il gruppo dei pari, utilizzando messaggi sempre più scabrosi e mirati alla distruzione psicologica. Oltre ad essere coalizzarsi, i persecutori seriali, si sostengono vicendevolmente e cercano di scambiarsi il ruolo di leader, spingendosi sempre più negli atti di cyberbullying. E’ una sfida che non ha limiti. I messaggi possono anche essere chiari o subliminali ed evidenziano spesso l’ inutilità della vittima come essere vivente, orientando direttamente o indirettamente al suicidio;
  3. Terrore, depressione e la scelta della morte nella vittima, mentre nel carnefice emerge il cinismo. Dinanzi ad una situazione negativa e completamente ingestibile per la vittima, quest’ultima appare depressa e disorientata; inoltre, ciò che diviene importantissimo comprendere è che, se non aiutata, vede come unica alternativa alla propria condizione, la morte. La scelta di togliersi la vita è legata a quelle che si definiscono le “profezie che si auto adempiono”. Ovvero, tutto ciò che riguarda le ingiurie, le offese, le moleste e i ricatti dei carnefici, possono essere interiorizzati dalla vittima, la quale alla fine, semplicemente comincia a credere alla forza mediatica di quei messaggi. Il bullizzato sentendosi rifiutato nei modi più estremi dal gruppo dei pari, non riesce più a reagire in modo oggettivo. Il carnefice dinanzi a situazioni estreme di scherno che egli stesso ha provocato con l’intento di distruggere psicologicamente l’altro, non può che mostrarsi cinico e impassibile. L’assenza di empatia diventa un elemento cruciale in quei soggetti che si mostrano apatici, annoiati agli stimoli della vita, tanto da ricercare nuove sensazioni con la strumentalizzazione dei social. Non c’è pentimento, sensi di colpa nell’annientare chi li circonda. Si prova eccitamento, felicità o indifferenza nel vedere soffrire l’altro.

Marco suicida a 14 anni perché gay, Carolina Picchio, Tiziana Cantone, Brandy Vela e molti altri, non sono solo dei semplici nomi, ma sono dei ragazzi che attualmente rientrano a far parte delle morti provocate volontariamente dal “bullismo e cyberbullying ”  in Italia e nel mondo. Nonostante i vari appelli e le leggi vigenti, in realtà vi è una tale radicalizzazione di questi atti, che si crede sia necessaria una rieducazione nei contesti culturali di appartenenza, volta a dare origine non solo a pene più severe, ma a nuovi principi di prevenzione al “suicidio in età giovanile” e ai fenomeni ad esso collegati.

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Il fenomeno Trump: la vittoria di una comunicazione efficace

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Le caratteristiche comunicative del nuovo presidente degli USA

Donald Trump è il nuovo presidente degli Usa. Pur essendo stato criticato apertamente, in realtà questi risulta essere il vincitore per i cittadini americani, di una campagna di comunicazione efficace e convincente.

Quali sono le caratteristiche di successo nella comunicazione di Trump?

  1. Trump sponsorizza se stesso perché è un brand. Il suo potere mediatico è forte e prorompente; posta se stesso in modo coerente e senza freni inibitori. La sua è la campagna della comunicazione scorretta attuata volontariamente per attirare l’attenzione di fasce di pubblico differente;
  2. Coinvolge emotivamente il pubblico, parlando in modo diretto e semplice. Trump ripudia la complessità. È solito utilizzare una retorica “semplificativa” che evidenzia un gergo molto familiare ed evita i nessi causali a scopo manipolatorio, in quanto non ha necessità di convincere l’elettorato. Questi, ad esempio reputa che il problema dell’immigrazioni di clandestini provenienti dal Messico possa essere affrontato mediante la costruzione di un muro sul confine geografico Messico-USA. Pertanto,  Trump evita volontariamente di spiegare i risvolti politici e territoriali legati a questa scelta,  perché non reputati indispensabili in quel momento.
  3. Ripetizione sistematica di determinate parole. Tale ripetizione non solo favorisce dei meccanismi di familiarità nella comprensione dei concetti, ma è capace di creare un framing, ovvero un accostamento negativo legato in questo caso ad un personaggio pubblico e rivale quale Hillary Clinton definita più volte “Crooked”, o semplicemente “corrotta”. Attraverso questa definizione ripetuta sistematicamente ha creato sui social e nella mente degli elettori una immagine negativa riconoscibile e attribuibile espressamente a Hillary.
  4. Utilizzo strategico di alcune termini. L’accostamento delle parole, soprattutto di sostantivi e aggettivi è prodotto per generare luoghi comuni di percezione negativa. Questo è il modo più diretto per instillare negli elettori un preconcetto o un concetto veicolato. Trump è solito associare la parola “terrorista” a “islamico” creando quindi, una percezione generalista dell’essere islamico e soprattutto negativa.
  5. Emana messaggi unificanti al fine di promuovere la costruzione di una nuova America. Il suo intento è quello di svecchiare le classi politiche che da anni risiedono nei partiti, per dare spazio a delle nuove menti, cacciando cioè estabilishment e riportando i bravi ragazzi al potere.

I cittadini Americani, a quanto pare hanno deciso di votarlo, di dargli credito,  di appoggiarlo poiché a quanto pare rispetto ad Hillary, questi è risultato durante tutta la campagna elettorale “diretto, prorompente e non contraddittorio nelle scelte esposte”.

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Facciamo un Selfie?Essere pronti agli scatti 2.0 è uno dei modi per esprimere se stessi

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 La selfie mania è un fenomeno tecno-sociale preoccupante?

Narcisisti, megalomani, egocentrici, autocentrati, bellissimi e bruttissimi, uomini donne e bambini, anziani e acciaccati, tutti almeno una volta nella vita si sono sottoposti ad un autoscatto che ritraesse la propria espressione  in un  determinato luogo e momento. Il selfie ossia l’autoscatto amatoriale è una pratica antica che oggi è stata modernizzata attraverso i social network. L’aspetto ludico sta nel fatto di fotografarsi per poi postare l’immagine che cattura l’espressione del volto e postarla sui social.

Teorie pseudo-scientifiche agli inizi di questa pratica, hanno dato per scontato si trattasse di una  patologia che colpisse a random alcuni individui, i quali in preda della propria immagine e della popolarità riscontrata sulla rete, continuassero a autocelebrarsi attraverso i selfie.  Tale opinione  si è rivelata alla fine una bufala ed è stata sostituita velocemente da altre teorie psicosociali che hanno voluto spiegare i motivi secondo cui la gente effettua sistematicamente dei selfie.

Tra le ricerche psicologiche più accreditate in Italia vi è quella del 2014, condotta dallo psicologo italiano Giuseppe Riva, il quale verifica che gli scopi del selfie, in uomini e donne di età adulta, sono essenzialmente 3: far ridere e divertire gli altri; emergere con vanità; evidenziare un momento della propria vita. Le ragioni che inducono all’autoscatto, riguardano gli aspetti esteriori ed interiori della persona. I primi sono maggiormente elaborati dagli uomini i quali, “vogliono raccontare con chi sono, dove sono e cosa stanno facendo”; mentre i secondi sono espressi dalle donne per evidenziare “come sono e come si sentono”.

 La “selfite” così  facendo, non è una malattia, ma è fenomeno tecno-sociale che racconta se stessi  attraverso una fotografia in rete.

Tale fenomeno risulta essere preoccupante e pericoloso, nel momento in cui viene strumentalizzato, al  fine di denigrare, dequalificare, demolire ed etichettare l’individuo. Sono molti i fenomeni devianti che nascono dall’utilizzo distruttivo dei selfie contro i pari o altri individui; basti pensare all’istigazione al suicidio e ai vari casi conclamati di cyberbullying. Ciò che risulta essere destabilizzante e che, il tratto della dipendenza dal selfie, fondamentalmente è pronunciato e distorto nei soggetti  particolarmente angosciati dalla possibilità di ricevere commenti negativi agli autoscatti postati, frutto quindi,  di una instabilità emotiva emergente che può consolidarsi.

L’eventualità di ricevere un commento negativo su un selfie, non deve cambiare il nostro modo di vedere ed affrontare la giornata o l’istante che stiamo vivendo, in quanto, l’insicurezza che emerge può diventare compromettente per la nostra persona e soprattutto, può ostacolare il modo di fronteggiare le situazioni più o meno complesse. Durante l’arco della nostra vita, i pareri contrastanti, le critiche e i disappunti  ci saranno sempre, l’importante è dare il giusto peso a ciascuno di essi, cogliendo  il lato costruttivo della situazione creatasi, per crescere e maturare interiormente. Rafforzare la propria personalità, significa trarre insegnamento da ogni esperienza , comprendere  e leggere la realtà da più prospettive, perché la mente umana necessita non solo di conferme, ma di stimoli che portano a guardare oltre le apparenze, vale a dire, essere orientati ad una apertura mentale necessaria per sopravvivere ed adeguarsi ai cambiamenti.

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Love & FriendshipNews

Amore online: realtà o illusione?

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Scopriamo cosa succede quando il sentimento è virtuale

Disperazione, rabbia, odio, gelosia, rimorso, pentimento e amore sono la miriade di sentimenti che proviamo quotidianamente durante le nostre giornate non solo quando ci relazioniamo faccia a faccia con gli altri, ma anche quando siamo assorti e intrisi dalla realtà virtuale, che sempre più sta diventando un modus operandi della nostra vita. Potremmo avere un umore altalenante perchè non abbiamo ricevuto like a sufficienza su una foto; un twitt provocatorio può portare ad una feroce discussione; la contemplazione di una foto e i monologhi o i confronti in una chat privata, può avvicinarci così tanto ad una persona da indurre a conoscerla, frequentarla ed innamorarsi.  Allora questi sentimenti in tutte le loro sfaccettature fanno capolino e si traspongono anche in una dimensione intangibile in cui attraverso un pc e un cellulare abbiamo la possibilità di costruire una nuova identità, magari più forte, più irrascibile, più competitiva, ammaliante e dolce allo stesso tempo, insomma una nuova persona. Online ci trasformiamo in un ologramma con caratteristiche probabilmente diverse da quelle che possediamo nella realtà, per cui pur di sentirci amati, di piacere ed essere riconosciuti da una società fatta di regole seppur virtuali, rappresentiamo lo specchio del nostro alterego. Nel mondo sono tanti gli individui che si relazionano in modo virtuale ed in Italia come tanti Paesi europei il fenomeno è in evidente crescita, tanto da preoccupare una persona su 4 per accanimento o dipendenza da social. Tuttavia in molti hanno trovato l’amore e tanti altri solo illusioni e truffe, ma la cosa interessante è comprendere cosa spinga l’individuo ad accostare un sentimento così nobile e puro come quello dell’amore ad una fotografia, ad una voce, ad una chat pur non conoscendo fisicamente la persona con cui ci si relaziona. Dal punto di vista psicologico sappiamo che l‘amore non ha logiche è irrazionale, prorompente. Il motivo per cui ci si innamora on line è da accostare molto spesso alla solidudine, alla deindividuazione, alla rottura della routine. La mancanza di un incontro fisico porta alla carenza di informazioni; per tanto, la mente tende a compensare questo vuoto con dati raccolti durante l’arco della nostra vita. Solitamente in presenza di aspettative ed emozioni positive verso la persona con cui ci si rapporta on line, l’atteggiamento è quello di trasporre o proiettare le nostre sensazioni positive sulla stessa persona. Di conseguenza, pur provando frustrazione e solitudine, in situazioni in cui siamo empaticamente suscettibili come ad esempio, quando si cerca compagnia, l’atteggiamento sistematico è scoprire che tale individuo risulti essere ironico, divertente, interessante. Il vuoto informativo allora, viene bilanciato con tutte quelle caratteristiche di personalità che piacciono e che compensano le speranze. Alimentare le speranze diventa pericoloso nel momento in cui, i vuoti informativi non vengono con il tempo riempiti dalle informazioni reali e concrete. L’ancora di salvezza risulta a questo punto la vita reale, quella in cui l’incontro con la persona amata virtualmente, si concretizza. In questo modo, si potrà contemplare un percorso insieme fatto di impegni e progetti fattibili nel presente e nel fututo, in cui i vuoti informativi si destrutturano perchè non hanno più senso di esistere.

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