Privacy Policy
close

relazione

Flash NewsLove & FriendshipNews

Essere sapiosexual può aiutare nelle relazioni?

sapiosexual_può_aiutare_nelle_relazioni

L’intelligenza erotica è la capacità che permette di fare l’amore con il cervello di un’altra persona.

L’attrazione fisica sappiamo che in una relazione non basta. Il coinvolgimento emotivo, psicologico ed intellettuale è ciò che permette di mantenere una relazione viva. Oltre a queste componenti vi è un aspetto della nostra intelligenza che garantisce il coinvolgimento della persona nella totalità. Si tratta dell’intelligenza erotica attraverso la quale amiamo, seduciamo l’altra persona creando un rapporto esclusivo ed unico, mediante determinate stimolazioni verbali e fantasie sessuali. Nell’intervista rilasciata a D Repubblica la sessuologa e psicoterapeuta Nicoletta Suppa, sostiene che il “sapiens sexualis, indica quel tipo di persone che hanno una forte attrazione sessuale per l’intelligenza”. Si tratta di una attrazione che si alimenta di parole, fatti, situazioni che danno origine ad una nuova visione del mondo. Gli intrighi mentali, scambi culturali spronano curiosità e strutturano nuovi interessi creando la vicinanza e l’attrazione verso gli altri. Utilizzando le proprie fantasie sessuali e gli stimoli verbali si può aumentare il desiderio che ne deriva.

L’intelligenza erotica può aiutare nelle relazioni ed essere utile in casi quali:

  1. La conquista di un nuovo partner. Si può sperimentare la nuova relazione testando l’intesa con il partner. L’intesa naturalmente non deve essere solo fisica, ma anche mentale. Il corteggiamento e l’intrigo psicologico sono importanti per la conquista di un partner;
  2. L’accrescimento dell’intesa emotiva e sessuale. Indipendentemente dal fatto che si possa trattare di una relazione matura o meno, mediante intelligenza erotica si incrementa la complicità di coppia, creando l’esclusività nel rapporto;
  3. La comprensione dell’altro. L’intelligenza emotiva permette di scoprire l’altro e capire quando alcune fantasie sessuali possono essere realizzate e quanto la coppia deve mettersi in gioco stabilendo sensualità ed ironia contemporaneamente;
  4. Il rinvigorimento del desiderio sessuale. In una relazione matura diventa difficile riuscire a sorprendersi giorno dopo giorno. È necessario in questi casi aprirsi alle idee creative, immaginando situazioni inusuali, confrontandosi e ironizzando, valutando che cosa può essere uno stimolo intellettuale a beneficio del rapporto di coppia.

L’attrazione erotica verso l’intelligenza nasce in quanto si è stanchi di provare attrazione solo ed esclusivamente fisica, estetica. Le relazioni si consolidano quando si va oltre la semplice fisicità. Sono le parole a nutrire l’eros. Attraverso le parole si trasporta l’altra persona nel proprio mondo, si coltivano emozioni, attese. Essere empatici ed umoristici con il proprio partner anche durante i preliminari amorosi, è una componente cruciale nella costruzione di un rapporto di coppia. È un modo diverso di prendersi per mano, di costruire complicità e di rendere la relazione unica.

Continua...
NewsPsicologia del LavoroWork & Training

Sono irritato e deconcentrato sul posto di lavoro: quali sono le cause?

irritabilità_1

Gli aspetti psicosociali e strutturali che portano alla deconcentrazione lavorativa

Sveglia, colazione, ripresa mattutina e pronti per affrontare una nuova giornata. Non sempre si è dell’umore e delle energie giuste per recarsi sul posto di lavoro. Essere deconcentrati e irritati è un problema che attanaglia un alto numero di dipendenti. Alla base di tali reazioni psicologiche  vi sono cause differenti. Esistono degli elementi che portano il lavoratore ad una deconcentrazione sistematica, al cattivo umore e alla demotivazione lavorativa. Così facendo si possono identificare delle motivazioni reputate psicosociali ed altre puramente strutturali che sono a carico del dipendente ed in contemporanea dell’organizzazione. Per cause “psicosociali” si intendono le innumerevoli preoccupazioni della sfera privata, che spesso influenzano l’umore del dipendente; quest’ultimo infatti non riesce a canalizzarle o gestirle nel giusto modo, al punto da viverle anche sul posto di lavoro. Ricordiamo inoltre, le preoccupazioni derivanti dallo stesso clima lavorativo, dalle dinamiche di gruppo creatisi, e dal lavoro che si conduce. Tutto ciò incrementa lo stress, producendo deconcentrazione e irritabilità ad alti livelli. Riguardo alle cause strutturali invece, si specifica che in esse rientrano a far parte, gli aspetti ambientali che influenzano direttamente la produttività lavorativa e quindi la concentrazione e la soddisfazione sul lavoro. Ad esempio, durante gli anni settanta negli Stati Uniti, sono stati scelti e privilegiati per la conduzione lavorativa, ambienti di lavoro open space nei quali, le differenti aree di lavoro sono separate l’una dall’altra da scaffali e piante con l’esclusione di muri e porte. Tutto ciò ha inficiato notevolmente sulla concentrazione dei dipendenti, sulla produttività e sulla soddisfazione lavorativa. Pur riscontrando il vantaggio di creare uno spazio flessibile in cui si rielaborano gli spazi a seconda dei cambiamenti aziendali, in realtà a tale strutturazione è collegato proporzionalmente un incremento della percezione dello stress e delle distrazioni, di rumore e assenza di privacy. In Italia, a distanza quasi di cinquant’anni , gli ambienti “open space” sono stati valutati positivamente ed introdotti in varie organizzazioni. In ambienti di lavoro italiani in cui permane una struttura open space, si individua un accrescimento prolungato di demotivazione lavorativa e deconcentrazione; per giunta non si facilita la collaboratori tra lavoratori in termini produttivi. Abbattere tali cause strutturali permetterebbe di prevenire fenomeni organizzativi, quali insoddisfazione, demotivazione, irritabilità, deconcentrazione. Le cause psicosociali invece assumono un valore differente, poiché possono dipendere della sfera lavorativa o privata del dipendente. In entrambi i casi la campagna di prevenzione è associata alla consapevolezza da parte delle aziende di fronteggiare le problematiche organizzative corrispondenti al capitale umano, avvalendosi della presenza di uno psicologo delle organizzazioni a supporto dei lavoratori, in grado cioè di orientare verso un cambiamento e un nuovo percorso di vita lavorativa che tuteli il benessere psicofisico.

Continua...
Flash NewsNewsPsicologia del LavoroStartupWork & Training

La soddisfazione lavorativa può dipendere dalla collaborazione di gruppo?

collaborazione_3

Come il gruppo di lavoro può essere collaborativo e creare soddisfazione lavorativa condivisa

Il lavoro non sempre è associato a fatica psicofisica. Sentirsi frustrati e stressati è il binomio ricorrente che viene utilizzato quando si parla di lavoro. Solitamente si pensa che la soddisfazione lavorativa, possa essere solo un grande miraggio. Eppure essa è legata ad innumerevoli fattori in grado di innescarla. Tra tutti ritroviamo la capacità di riuscire a lavorare in un team collaborativo. Sentirsi parte di un gruppo di lavoro non è solo di fondamentale importanza, ma è l’aspetto che pesa di più nel momento in cui, si descrive la distribuzione dei ruoli, delle mansioni e della conoscenza lavorativa in azienda. In alcuni casi, possiamo avere una distribuzione dei ruoli poco equa; mansioni assegnate in modo poco chiaro e conoscenza lavorativa distribuita in piccole gocce. Tutto ciò, rende il dipendente frustrato, insicuro ed incapace di credere nella forza del proprio team lavorativo. Quali sono allora le caratteristiche che rendono un gruppo di lavoro soddisfatto e collaborativo?

In primo luogo ritroviamo la capacità del gruppo di condividere e distribuire funzioni ed azioni che necessitano di risposte precise alle necessità emergenti, delineando il cosiddetto concetto di “cooperative learning” ovvero, imparare cooperando.

Distribuire le funzioni e le azioni significa raggiungere obiettivi prefissati nel gruppo e mantenere un buon clima lavorativo, esprimendo così facendo una leadership distribuita.

I due aspetti menzionati, potenzino la collaborazione nel gruppo ed in contemporanea in presenza di una conoscenza distribuita e di una assunzione dei propri ruoli e responsabilità da parte di ciascun membro del gruppo, promuovono la soddisfazione di gruppo. La leadership distribuita come il cooperative learning ribaltano in assoluto il concetto di “governance piramidale” solita presentarsi in aziende con innumerevoli dipendenti e all’interno delle quali, esistono ruoli e funzioni statiche. La creatività e partecipazione dei dipendenti  è indispensabile nella vita di un’azienda poiché uno dei principali obiettivi è l’attribuzione di nuove funzioni e progetti lavorativi; oltre alla produttività si ambisce al benessere psicofisico del dipendente. Recentemente sono innumerevoli i corsi di formazioni psicosociale, sviluppati per rieducare le organizzazioni ad un nuovo processo di “collaborazione di gruppo e soddisfazione lavorativa”. Tali processi sono attuati con lo scopo di evitare cause aziendali, burn out, malattie, mobbing e assenteismo sistematico. In Italia si cerca da tempo di lavorare su questo fronte, al fine di sradicare il più possibile la cultura paternalistico clientelare, ovvero il controllo del capo che distribuisce privilegi a determinati membri del gruppo. Tale comportamento è sintomatico di un forte retaggio culturale e popolare italiano, secondo il quale spesso ci si assicura un posto di lavoro non attraverso la meritocrazia, bensì con l’ausilio della “raccomandazione”. Pur essendo tale cultura molto radicata, gli sforzi e i progetti psicosociali nelle aziende, volti allo snodamento di una più equa distribuzione dei ruoli e delle funzioni, è fortemente attivo. La campagna di cambiamento mira a far nascere  veri e propri processi di ristrutturazione aziendale a livello culturale e sociale, nei quali, il dipendente non è più reputato “oggetto di produttività”, ma è osservato in veste di capitale e potenziale umano, portatore di nuova conoscenza.

Continua...
Love & FriendshipNews

I figli uno strumento di vendetta e ricatto per genitori separati

bambini_pas

Il fenomeno della sindrome di alienazione genitoriale, in Italia raggiunge il boom dei trend psicosociali.

Figli combattuti, figli contesi, figli strumentalizzati sono la parte lesa del 50% delle famiglie italiane, in cui si vivono le tensione di una separazione o di un divorzio. Le ripicche, i ricatti sono solo piccole scaramucce rispetto alla capacità manipolatoria che un genitore può avere sul proprio figlio: influenzarlo al punto tale da fargli percepire l’altra figura genitoriale, come l’orco o il cattivo della situazione. Di qui il disorientamento emozionale dei figli, i quali dinanzi a parole distruttive che rendono i genitori non più riconoscibile ed identificabile con amore, ma con odio e vendetta, reagiscono mediante l’allontanamento affettivo, al punto da rifiutare il papà o la mamma “disprezzata”. Scaricare sui figli, le frustrazioni di una vita familiare giunta ad un punto di non ritorno, significa renderli fragili ed insicuri emotivamente. Vengono a mancare quei costrutti di solidità affettiva ed emozionale che essi con il tempo hanno costruito. Questo significa che le figure genitoriali, potrebbero anche non essere più riconosciute dai figli, infatti sono notevoli i casi in cui bambini e ragazzi, non vogliono trascorrere del tempo con il genitore “vessato ed odiato”, sino nelle situazioni estreme, a non volerlo più incontrare. Il danno psicologico inflitto sull’intera famiglia, ma soprattutto sui figli è notevole; infatti, il processo di riabilitazione affettiva tra gli attori familiari, sarà lungo e complicato. Tale processo sarà costituito, nella migliore delle ipotesi, da piccoli spazi ricreativi mirati a ricucire il rapporto tra genitore-figlio, al fine di catturare gli aspetti positivi e ludici della relazione. La sindrome di alienazione genitoriale o Pas, è il pomo della discordia e manipolazione di figli, vittime di situazioni incresciose tra genitori. In Italia il fenomeno Pas è talmente diffuso, da essere riconosciuto come “carne alla brace” in qualsiasi tribunale minorile. Oggi la Pas è studiata nelle sue evoluzioni e provata scientificamente, poiché, a causa dei riscontri psicologici negativi sui figli, ogni genitore cita in causa l’ex marito o ex moglie, con l’obiettivo di dimostrare che, oltre all’ingiustizia, ciò che si sta delineando è un percorso pericoloso a livello emotivo per tutti. Attraverso l’intervento di figure professionali esperte quali, consulenti tecnici di parte e d’ufficio, si cerca di fare il punto della situazione, valutando ad esempio, le capacità genitoriali, la presenza o meno della sindrome d’alienazione parentale, per giungere poi a constatare la fattibilità dell’affidamento e il danno psico-affetivo prodotto, al fine di ripianarlo. In tutto ciò, gli unici a pagare sulla propria pelle le scottature di una vita di incomprensioni sono i figli. Questi infatti verranno “osservati in un contesto protetto” in assenza ed in presenza dei genitori; inoltre, saranno sottoposti se necessario, a test psicologici necessari a valutare la presenza del disagio affettivo e della Pas. La guerra emozionale ed affettiva che padri e madri volontariamente intendono fare, purtroppo impatta enormemente sui figli, i quali inermi e inconsapevoli, subiranno risvolti psicologici capaci di influenzarli durante l’arco della propria vita.

 

Continua...
Love & FriendshipNews

Il desiderio di amputarsi una gamba o essere paraplegici: l’emblema della non accettazione di parti del proprio corpo

biid_

Il disturbo dell’identità dell’integrità corporea è una condizione rara ma reale

Desideriamo ricorrentemente avere una vita fatta di certezze, di normalità, quali la salute, un lavoro, una casa. Non riusciamo a spiegarci poi come altri individui reputino fondamentale per loro, desiderare aspetti e condizioni magari troppo diversi o estremi dai nostri. Un piccolo gruppo di persone ha dato voce al proprio desiderio attraverso alcuni forum, blog, sino a trovare la massima espressione sul sito Biid.org in cui viene descritto il disturbo dell’identità dell’integrità corporea ovvero Body Integrity Identity Disorder (BIID). Questo disturbo evidenzia una discrepanza tra l’immagine corporea mentale e il corpo fisico. Ciò significa che gli individui che soffrono di tale disturbo non riconoscono come proprie e quindi rifiutano, alcune parti del proprio corpo. Tale condizione li porta a desiderare fortemente l’amputazione ad esempio di un arto o la lesione del midollo spinale, al fine di rimanere paraplegici. A quanto pare la situazione ideale per loro è data dal sentirsi a tutti gli effetti una persona disabile. Il desiderio è talmente intenso che al rifiuto medico dell’amputazione dell’arto, piuttosto che della lesione del midollo spinale, questi possono auto-mutilarsi, rischiando di perdere la vita. Il loro modo allora di interagire con la società è la simulazione alla disabilità. Un caso di grande riscontro mediatico è stato rappresentato dalla donna e ricercatrice inglese Chloe Jennings-White, la quale pur potendo deambulare dopo un incidente stradale in cui era rimasta illesa, ha colto l’ occasione per esprimere nella sua completezza il desiderio di divenire paraplegica. Per cui ha deciso di recarsi al lavoro e svolgere le proprie attività quotidiane sulla sedia a rotelle. Consapevole di avere il disturbo “biid” ha avuto il coraggio di esporsi e raccontare ai suoi cari e a i suoi amici la verità, esprimendo la volontà di necessitare di un supporto specialistico. La sua storia oltre ad incuriosire molte persone, ha creato un effetto calamita su altre, affette dallo stesso disturbo, le quali adesso sono a conoscenza dello studio condotto sul disturbo e contemporaneamente possono condividere esperienze ed essere aiutate. La causa della percezione erronea del proprio corpo e della sua rappresentazione, nella maggior parte dei casi può essere associata ai danni a livello della corteccia premotoria. Si reputa inoltre che tale desiderio possa essere spiegato da un imprinting avuto durante l’infanzia con delle persone care disabili. Per cui la percezione della normalità corporea è associata, all’immagine del parente disabile, sino a da desiderare con il tempo la stessa condizione. Questi individui vivono con grande difficoltà la loro quotidianità, perché smaniosi di poter realizzare il proprio desiderio. Pur essendo un disturbo raro, gli individui che ne soffrono, spesso si affacciano alla psicoterapia non ottenendo grandi cambiamenti. Di qui la scelta per una buona parte di essi di farsi del male, poiché accecati dallo status di disabilità che vogliono raggiungere, procurandosi dei gravi danni, mettendo a repentaglio la loro vita.

Continua...
Love & FriendshipNews

Amore online: realtà o illusione?

allegato2

Scopriamo cosa succede quando il sentimento è virtuale

Disperazione, rabbia, odio, gelosia, rimorso, pentimento e amore sono la miriade di sentimenti che proviamo quotidianamente durante le nostre giornate non solo quando ci relazioniamo faccia a faccia con gli altri, ma anche quando siamo assorti e intrisi dalla realtà virtuale, che sempre più sta diventando un modus operandi della nostra vita. Potremmo avere un umore altalenante perchè non abbiamo ricevuto like a sufficienza su una foto; un twitt provocatorio può portare ad una feroce discussione; la contemplazione di una foto e i monologhi o i confronti in una chat privata, può avvicinarci così tanto ad una persona da indurre a conoscerla, frequentarla ed innamorarsi.  Allora questi sentimenti in tutte le loro sfaccettature fanno capolino e si traspongono anche in una dimensione intangibile in cui attraverso un pc e un cellulare abbiamo la possibilità di costruire una nuova identità, magari più forte, più irrascibile, più competitiva, ammaliante e dolce allo stesso tempo, insomma una nuova persona. Online ci trasformiamo in un ologramma con caratteristiche probabilmente diverse da quelle che possediamo nella realtà, per cui pur di sentirci amati, di piacere ed essere riconosciuti da una società fatta di regole seppur virtuali, rappresentiamo lo specchio del nostro alterego. Nel mondo sono tanti gli individui che si relazionano in modo virtuale ed in Italia come tanti Paesi europei il fenomeno è in evidente crescita, tanto da preoccupare una persona su 4 per accanimento o dipendenza da social. Tuttavia in molti hanno trovato l’amore e tanti altri solo illusioni e truffe, ma la cosa interessante è comprendere cosa spinga l’individuo ad accostare un sentimento così nobile e puro come quello dell’amore ad una fotografia, ad una voce, ad una chat pur non conoscendo fisicamente la persona con cui ci si relaziona. Dal punto di vista psicologico sappiamo che l‘amore non ha logiche è irrazionale, prorompente. Il motivo per cui ci si innamora on line è da accostare molto spesso alla solidudine, alla deindividuazione, alla rottura della routine. La mancanza di un incontro fisico porta alla carenza di informazioni; per tanto, la mente tende a compensare questo vuoto con dati raccolti durante l’arco della nostra vita. Solitamente in presenza di aspettative ed emozioni positive verso la persona con cui ci si rapporta on line, l’atteggiamento è quello di trasporre o proiettare le nostre sensazioni positive sulla stessa persona. Di conseguenza, pur provando frustrazione e solitudine, in situazioni in cui siamo empaticamente suscettibili come ad esempio, quando si cerca compagnia, l’atteggiamento sistematico è scoprire che tale individuo risulti essere ironico, divertente, interessante. Il vuoto informativo allora, viene bilanciato con tutte quelle caratteristiche di personalità che piacciono e che compensano le speranze. Alimentare le speranze diventa pericoloso nel momento in cui, i vuoti informativi non vengono con il tempo riempiti dalle informazioni reali e concrete. L’ancora di salvezza risulta a questo punto la vita reale, quella in cui l’incontro con la persona amata virtualmente, si concretizza. In questo modo, si potrà contemplare un percorso insieme fatto di impegni e progetti fattibili nel presente e nel fututo, in cui i vuoti informativi si destrutturano perchè non hanno più senso di esistere.

Continua...
Love & FriendshipNews

Il mio partner ha un flirt virtuale con un’altra donna

2061329074_226f714dd6_o

Quando il tradimento è nel cyberspazio

Spesso assistiamo ad intrighi, misteri e bufere sui social network, in cui capillarmente donne litigano per contendersi un uomo; gli uomini a loro volta rispondono irrigiditi con picchi di testosterone parlante, manifestando la propria mascolinità per proteggere e marcare il territorio intorno ad una donna. Il teatro dell’assurdo ha inizio quando la parte offesa minaccia ripetutamente l’altro, rimarcando la vendetta attraverso una confessione sconvolgente: il tradimento on line. Ormai lo scambio di messaggi d’amore, di foto più o meno hot, di link che riportano ad una pagina condivisa all’interno della quale poter chattare e confrontarsi meglio, sono per alcuni, i cardini della quotidianità. Il siparietto cala, nel momento in cui si scopre l’inverosimile: “ il proprio partner intrattiene una storia on line con una altra donna”. Può essere reputato tradimento tutto ciò che si limita a messaggi, flirt e coccole virtuali? Il fatto stesso che uno dei partner si intrattenga con una altra persona mediante la condivisione di frasi, post e foto in modo virtuale, alimenta diffidenza, rabbia e gelosia. In mancanza o in presenza di un incontro reale tra i due, l’assenza di informazione e i dubbi che si sviluppano per comprendere la veridicità di tale affinità, fa si che il partner tradito rimanga intrappolato in un limbo fatto di menzogne, false promesse e assenze comunicazionali. Naturalmente quando l’incontro tra gli amanti ha avuto esito, il tradimento oltre ad essere mentale è anche carnale e la carnalità raramente viene perdonata; in caso di perdono i tempi per ristabilire un rapporto di fiducia sono lunghi e spesso dolorosi. Nel momento in cui il flirt è circoscritto nello spazio virtuale, contemplare un perdono ed un avvicinamento verso il traditore diventa per certi aspetti ancora più complicato. La persona tradita cerca di dare un nome, una identità all’amante; quest’ultima non avendo una dimensione fisica ma solo virtuale, scompare e riappare come e quando vuole. Tale situazione genera un non controllo di fatti e correlazioni di eventi che facciano comprendere l’entità del tradimento. Ciò che risulta interessante, seppur in un asse non tangibile come quello del cyberspazio è che gli uomini e le donne si sentano allo stesso modo traditi. La motivazione è da ricercare nel fatto che i valori e le certezze nella relazione di coppia, vengono meno al solo pensiero che il proprio partner possa aver diretto l’attenzione ad altro individuo , in modo sistematico con frasi esclusive. L’unicità della relazione fa la differenza. Sentirsi unici per qualcuno dimostra la capacità dell’uomo e della donna di differenziarsi dagli altri, mediante una relazione privilegiata, caratterizzata da un investimento di energia e progettuale particolare; vale a dire, destinato alla persona a cui si è legati ed innamorati. Scoprire che tale relazione non è più esclusiva e che risulti minacciata e minata da un’altra persona, sviluppa nell’altro la persistenza di sentimenti di odio, rabbia, sfiducia legati alla reazione del tradimento. L’utilizzo di internet e dei social ha predisposto le persone più che mai alla ricerca di rapporti denominati ”light”, ovvero leggeri e facilmente sostituibili a discapito dei legami costruiti nella vita reale. Il tradimento anche se virtuale, diventa l’occasione giusta per evadere dagli schemi mentali e rendere l’individuo un oggetto intercambiabile nel tempo. Al giorno d’oggi la rete non è una fortezza psicologica, per tanto, se non si ha una personalità solida e propensa a mantenere i rapporti stabili e leali nel tempo, spesso il virtuale si rivela una trappola in cui è sempre più difficile trovare una via d’uscita. 

Continua...
Love & FriendshipNews

Vivo un’amicizia on line: è giusto fidarmi di uno sconosciuto?

amicizia_on_line

Cosa si nasconde dietro un ologramma: quando l’amicizia virtuale può diventare reale

Presi sistematicamente dalla vita virtuale e concentrati a monitorare i click e like sui social, spesso ci imbattiamo  nel curare una rete di relazioni on line con persone mai incontrate. Diventare “amici virtuali” di perfetti sconosciuti non è un obiettivo qualunque; alle volte si accetta la fantomatica amicizia solo per aumentare il numero di contatti e renderli pubblici, raggiungendo la popolarità. Tuttavia può succedere che la condivisione dell’amicizia on line, porti alla curiosità di stabilire un rapporto sincero e leale con l’altra persona. Nel momento in cui il rapporto non è conciliato dal contatto fisico, importante nel processo di comprensione delle emozioni che si provano, emerge il fenomeno dell’analfabetismo emotivo, disorientante per l’individuo nello stabilire relazioni di fiducia. Eppure molti temerari, sfatano il mito della pericolosità sui social network dimostrando che si può instaurare un rapporto sincero e virtuale  con una persona sconosciuta. In che modo allora, l’amicizia on line può diventare reale? Siamo consapevoli che al primo approccio scaturito spesso dalla curiosità di comprendere l’altro, ne seguono altri, nei quali il mondo reale si fonde con il mondo virtuale. Questo significa che proprio come nella realtà si cerca nella persona on line un punto di contatto fatto di empatia, accoglimento, condivisione e familiarità. Sono queste ultime caratteristiche che influenzano l’individuo nel categorizzare ed etichettare le relazioni, in funzione del fatto che si possano condividere o meno interessi, culture, esperienze, modi di fare e agire. Parallelamente alla realtà, scoprire che un conoscente abbia vissuto un’esperienza simile alla nostra, lo avvicina più che allontanarlo ad un rapporto di fiducia. La forma di una “fotografia” di un “ologramma” allora, comincia ad assumere sembianze umane, in quanto gli attribuiamo emozioni, sensazioni, stili di vita, il cui contenuto può essere compreso a livello empatico e condiviso reciprocamente. I social diventano un ambiente all’interno del quale  le persone possono gestire la propria identità sociale e la loro rete di contatti, creando una identità flessibile, mostrando così facendo,  la vera personalità o una immagine ideale di se stessi che non corrisponde alla realtà. Il profilo online si rivela un buon mezzo per esprimere e comunicare personalità reali, all’interno di una rete di amici virtuali adulti e socialmente empatici. In questo contesto virtuale può nascere un’amicizia on line solida e  abbastanza strutturata, poiché c’è minor rischio di disapprovazione o di sanzione sociale nella condivisione dei pensieri. Nella vita reale invece, coltivare le amicizie porta ad un investimento di energie maggiori; essere accettati dal gruppo dei pari risulta essere un traguardo importante per la formazione e il consolidamento della personalità. Costruire un’amicizia reale è un lavoro fatto di riconoscimenti continui, basti pensare che perdere la fiducia di un amico reale equivale spesso alla perdita della stima e del rispetto verso quella persona. Inoltre, l’empatia e l’intimità, sono promosse dalle relazioni faccia a faccia, dallo stare insieme fisicamente e la probabilità di riuscire ad essere empatici nel virtuale è direttamente proporzionale alla capacità che abbiamo di sperimentare le emozioni nella realtà. Dal punto di vista psicologico la tecnologia è un buon mezzo per costruire e mantenere relazioni, ma non è un sostituto ottimale per i rapporti dal vivo attraverso i quali vi è l’evoluzione della vicinanza emotiva. È evidente che mettere in pericolo la salute psicologica e fisica dell’adulto significa accostarsi ad un mondo virtuale che diminuisca le probabilità di costruire nuove amicizie reali. Tali amicizie devono essere necessariamente sperimentabili con la vicinanza fisica, con il contatto visivo, perché promuovere i contatti reali migliora la qualità della nostra vita, in particolare della sfera emotiva e comportamentale.

Continua...

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. More Information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi