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La perdita di lavoro: è un dramma o un’opportunità?

perdita di lavoro (1)

Affrontare la disoccupazione attraverso una nuova strategia: la resilienza

La perdita del posto di lavoro corrisponde spesso allo sgretolamento emotivo dell’individuo. Più che la mancata possibilità di avere un sostentamento economico, ciò che viene attaccata è l’identità personale in termini di deprivazione psicologica, ossia, il timore di non essere compresi, capiti da parte degli altri e di non essere allo stesso tempo supportati. Sono molti gli italiani che hanno vissuto e vivono ancora la perdita di lavoro soprattutto in età adulta e in contesti familiari difficili, in cui si esplicano situazioni monoreddito con figli a carico. E’ in evoluzione purtroppo l’impossibilità, da parte delle persone di trovare un nuovo lavoro che possa dargli dignità sociale, familiare e integrazione nel gruppo dei pari; di qui il tasso dei suicidi è in crescita nonostante vi siano strutture a sostegno psicologico per un giusto orientamento lavorativo sul territorio. Reintegrarsi nel mondo del lavoro, allora diviene un dramma nelle realtà come quelle del sud, in cui le aziende chiudono o sono in netta minoranza rispetto al nord. La nuova occupazione lavorativa viene affrontata con scetticismo, pessimismo perché il territorio pur essendo costituito da persone, non ha gli strumenti adatti per guidare i disoccupati verso una nuova vita. Tuttavia è necessario guardare tale deprivazione in un’altra ottica, ossia, della creazione di nuove opportunità partendo dal concetto che il lavoro può essere creato da noi stessi, nel momento in cui non si riesce a essere reclutati in una azienda. Questa nuova visione di concepire l’arte del lavoro, rientra a far parte di menti semplici e rivoluzionarie, che colgono negli elementi di crisi, opportunità continue di cambiamento e creazione. Resistere agli eventi negativi affrontandoli con tenacia e determinazione è un modus operandi delle menti creative, possibiliste, che ricercano nuove soluzioni costruttive. Questa è la caratteristica che accomuna molti individui, poiché si riassume in un unico concetto: la resilienza. Con tale parola non si intende solo la propensione delle persone all’ottimismo o pensiero positivo, ma alla capacità di adattarsi velocemente ad un contesto in via di evoluzione essendo essi stessi i promotori attivi di cambiamento ed orientati ad affrontare le avversità della vita in modo funzionale. Basti pensare all’attentato alle torri del World Trade Center subito dagli Stati Uniti, l’undici settembre del duemilauno, in cui una intera nazione devastata e traumatizzata è riuscita velocemente a mettersi in moto e a costruire nuove prospettive e occasioni di superamento per le famiglie dei caduti, per la città di New York e per l’intero mondo, diventando un esempio di vita nel fronteggiamento positivo di un dramma così epocale. Il concetto rivoluzionario che sta alla base è la valutazione che la persona attribuisce alla perdita di lavoro o all’evento traumatico: se negativo avrà come risultato una diminuzione del proprio senso di benessere psicofisico; al contrario in presenza di pensiero positivo il senso di benessere aumenta, aprendo ad altre variabili importanti, quali la persistenza alla ricerca di una nuova occupazione o di reinventarsi. Essere guidati dalla resilienza significa comprendere i propri punti di debolezza per monitorarli, migliorarli, cambiarli con il tempo e fare di essi dei punti di forza su cui far leva. La disoccupazione deve essere osservata come un nuovo punto di partenza su cui ricominciare, mettersi in gioco, valutando le proprie competenze in modo critico e oggettivo al fine di migliorarle. Solo attraverso questa auto-analisi si può essere guidati da uno spirito positivo verso le sfide e le avversità che subentrano, avendo il coraggio di ricrearsi nella vita e nel lavoro.

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