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Il fenomeno psicosociale degli italiani all’estero che dicono “no” all’espatrio di altri italiani. Gli atteggiamenti comuni di chi ha realizzato il sogno in un altro Paese: scoraggiare o truffare

italiani all’estero

Le mete ambite dagli italiani in cerca di lavoro sono la Gran Bretagna , la Germania e anche le Gran Canarie. Il sogno che si realizza, avercela fatta in un Paese estero diverso dall’Italia, accomuna molte persone. Gli italiani volti all’espatrio sono numerosi, ma spesso non vengono accolti nel giusto modo dagli stessi connazionali. L’atteggiamento ricorrente dell’italiano medio che risiede all’estero già da tempo, si esprime in due modi: il decantatore del posto e il demotivatore seriale. Il primo può rivelarsi l’amico che non avresti mai pensato, capace di “decantare” la zona in cui si è trasferito, con l’obiettivo di convincere altre persone a recarsi in quel posto, al fine di “aiutarle” a trovare una casa e lucrare sulle pratiche burocratiche, trasloco e altro, all’insegna della truffa. Il secondo atteggiamento è anch’esso molto diffuso, ovvero demotivare in modo sistematico chi come loro, sogna e spera di trovare lavoro fuori dall’Italia.Solitamente la demotivazione viene attuata, screditando la zona in cui si risiede, specificando che “trovare lavoro all’estero non conviene”, perché anche nelle altre Nazioni il “carovita” è alto. Incredibilmente poi subentra la fase di rifiuto, all’espatrio di altri connazionali, in quanto anche all’estero il lavoro non c’è o scarseggia, e gli svantaggi quindi, sono enormi. Inoltre, questi sono soliti evidenziare che a causa dell’atteggiamento di “alcuni italiani” la gente del posto comincia a diffidare dei vari connazionali, quindi il risvolto della medaglia è alzare il prezzo degli affitti e della vendita delle case incoraggiando il “rimpatrio”. Numerosi blog informativi, oltre a sottolineare i vantaggi di vivere all’estero, spesso mettono in luce questo “cattivo comportamento degli italiani già residenti in altre Nazioni”; una parte a caccia di clienti da truffare, l’altra, pronta a scoraggiare, per evitare l’affluenza dei connazionali. Tale modo di relazionarsi con le realtà “reputate ormai distanti”, poiché in molti, sono riusciti ad insediarsi e a cambiare vita andando via dall’Italia, fa riflettere sul tentativo costante di boicottare un processo socio-economico in via di sviluppo fuori dal paese. La demotivazione seriale così come la truffa di alcuni connazionali, dimostra insicurezza, paura, trasposta su un fenomeno migratorio che non è possibile controllare e che mostrerebbe evidentemente agli occhi del mondo, ed anche ai loro che altri italiani ce l’hanno fatta. Diffidare dei connazionali e raggirarli, non è il solo modus operandi che spesso ci contraddistingue come popolo, ma è soprattutto l’incredulità di pensare che altre persone possano avere delle chance e possano riuscire nel proprio cammino, sovrastimando se stessi. All’estero come in Italia, il percorso riguardante la ricerca del lavoro o la creazione di un lavoro, è allo stesso modo difficile. Ciò di cui si necessita, è  di un progetto lavorativo funzionale nel presente e nel futuro. Rischiare non è un lusso, ma è la prerogativa per giungere al cambiamento. In modo particolare, dal momento in cui  il cambiamento non dovesse portare al successo, è necessario concepirlo come una esperienza positiva che ha arricchito le persone. La chiave di svolta nella cultura italiana si troverà quando,  il fallimento in una impresa, non verrà più contemplato come distruttivo o vergognoso, ma come un percorso di insegnamento, capace di istruirci in determinate circostanze e renderci più forti e ponderati, nella scelta di alcuni piani d’azione che riguardano il lavoro e la sfera personale.

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I peccati capitali degli italiani: un popolo di arguti viziosi

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I comportamenti a rischio per la salute sono il frutto di un imprinting familiare

Nel mondo gli italiani godono di un’ottima reputazione artistica oltre che scientifica, ma è anche vero che oltre ad avere tali virtù indiscutibili, sono innumerevoli i vizi che pesano soprattutto sulla salute psicofisica, di cui non si riesce proprio a fare a meno. I peccati capitali degli italiani che trascinano alla distruzione della salute, sono prevalentemente la pigrizia e l’ingordigia. Essere più attratti verso un divano per un riposo tranquillo, anziché essere spinti nello svolgere una passeggiata di qualche chilometro, diventa il luogo comune che non si riesce a superare. Essere grandi intenditori di cibo, sino ad oltrepassare la soglia del peso forma, rientra negli atteggiamenti quotidiani di molti cittadini. Soffocare lo stress familiare e lavorativo nel fumo e nell’alcool, è un comportamento “normale” e tollerato. I dati istat del 2015 evidenziano comportamenti a rischio degli italiani per certi versi in incremento. I comportamenti sedentari, ad esempio, riguardano quattro persone su 10. Ancora, più di un adulto su tre è in sovrappeso, mentre uno su dieci è obeso. È in crescita il consumo di alcool occasionale, vale a dire che si passa dal 37,7% al 42,3% rispetto agli anni precedenti. Mentre, risultano essere più di 10 milioni i fumatori over 14 anni. I dati psicosociali mettono in luce, il ruolo fondamentale che svolge la famiglia nell’educazione ad una vita salutare. Questo significa che la famiglia ha un enorme effetto sulle abitudini culturali dei figli. L’imprinting familiare è essenziale per comprendere nel futuro, i possibili comportamenti sociali dei figli. Questi ultimi si sentono legittimati ad assumere comportamenti a rischio sapendo ,che anche solo uno dei due genitori effettua una vita non equilibrata. Tali associazioni emergono soprattutto quando la madre ha uno stile di vita non salutare. Le pratiche comportamentali assunte all’interno della famiglia, formano le generazioni future ed il fatto che i genitori si facciano portatori di pratiche a rischio per la salute psicofisica, rende l’azione riabilitativa ad uno stile di vita che sorregge il benessere dell’individuo, molto difficile. Curare e sdradicare i comportamenti a rischio in una fase in cui questi sono interiorizzati dai figli e condivisi ,esercitati dai genitori, diviene un percorso arduo e complicato nel tempo. Ciò che risulterebbe responsabile al giorno d’oggi, sarebbe distribuire con la corretta conoscenza una educazione al benessere psicofisico, nelle scuole, nelle associazioni, nei centri culturali, associata a campagne di prevenzione, funzionali per i comportamenti a rischio. All’interno di queste ultime i primi individui ad essere sostenuti psicologicamente per il superamento di uno stile di vita fatto di eccessi, dovrebbero essere i genitori, capaci di insegnare ai propri figli la valorizzazione della salute come valorizzazione di se stessi, perché volersi bene è il primo passo per una vita migliore.

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