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Cosa succede quando preferiamo la critica all’autocritica?

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Gli aspetti che rinvigoriscono la personalità insicura

La critica è un modo per esprimere la nostra personalità, è lo strumento meglio utilizzato per evidenziare disappunti, inoltre è una parte fondamentale del contraddittorio, del gossip, della politica, della vita di tutti i giorni. Criticare può diventare un’arte per chi fa della critica stessa una passione, un lavoro, uno strumento a proprio beneficio. Allora criticare è soddisfacente, soprattutto quando la critica fa parte di noi, del nostro modo di fare, di pensare e della gestione delle relazioni. L’autocritica per alcuni aspetti non appare sempre così soddisfacente, perché mettersi in gioco è difficile, ammettere di non essere perfetti e valutare in modo particolare, le proprie scelte e il proprio comportamento, significa effettuare un percorso interiore spesso di complicata risoluzione. Insomma criticare non costa nulla, è meno stressante e soprattutto permette di rimpinguare, fortificare il proprio IO, di sentirsi forti. Questo è l’atteggiamento tipico delle persone insicure che adottano la critica come strumento a proprio vantaggio, evidenziando difetti e situazioni incresciose nei confronti degli altri, valorizzando se stessi. Quali sono allora gli aspetti che rinvigoriscono le personalità insicure, mediante l’uso della critica?

  1. L’attuazione dei meccanismi di difesa. La critica porta ad una disamina della situazione presa in considerazione. Ciò orienta l’individuo ad incrementare i meccanismi di difesa, poiché egli stesso si aspetta un attacco o un confronto volto non necessariamente alla condivisione delle sue opinioni;
  2. Trasferire i propri punti di debolezza sugli altri. Nelle persone insicure il “transfert” dei propri punti di criticità sugli altri, diviene quasi sistematico. Si teme il giudizio delle persone che ci circondano e si demonizza un proprio difetto fisico o caratteriale, puntando il dito sugli individui. È sempre colpa degli altri se si appare e ci si comporta in un certo modo. L’ossessione di non voler apparire per quello che realmente si è con pregi e difetti e dimostrare di essere tutt’altro, rende queste persone petulanti, puntigliose, incontentabili ed eternamente insoddisfatte;
  3. Cercare il consenso per fare di quella critica un dato condivisibile. Solitamente si cerca il consenso per rendere la critica”attendibile”. Il fatto che altre persone condividano la critica, non ci rende un “pesce fuor d’acqua”. In questo modo la critica può essere rafforzata ed esasperata.
  4. Predisporre gli altri ad una visione negativa delle situazioni. La critica naturalmente non costruttiva ed effettuata da individui insicuri, può predisporre ad una visione negativa delle situazioni, questo perché la persona che la effettua esprime nelle sue considerazioni negatività. Non si può trovare qualcosa di positivo in una critica effettuata da individui che vogliono solo schiacciare e contrastare gli altri.
  5. Essere irruenti per apparire più forti. Una delle caratteristiche delle persone insicure è la capacità di cambiare umore ed idea repentinamente. Questo destabilizza chi li ascolta, infatti spesso si ha difficoltà durante una critica ad ottenere un confronto equilibrato. Ciò che traspare è la capacità di essere irruenti e aggressivi nelle risposte ed esposizione dei fatti. Quale modo più facile è questo per scoraggiare l’altro ad una discussione pacifica e positiva, poiché è tipico porsi con fare aggressivo.

Quello su cui spesso non si riflette e la mera capacità che in realtà, tutti possediamo di fare dei propri difetti dei veri punti di forza. Solo attraverso un atto di coraggio e consapevolezza, si può giungere ad un miglioramento, al fine di comprendere come gestire al meglio le relazioni. In tal modo l’autocritica non è più deprimente, ma assume valore e carattere positivo, perché puntare ad un cambiamento interiore significa anche questo.

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Una vita senza figli. Si può raggiungere la stabilità e serenità di coppia pur non avendo figli?

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Le storie di coppie che raggiungono la felicità nonostante non ci sia stata la nascita dei figli

Sono sempre più in incremento le coppie che in Italia risultano essere prive di figli. Tale situazione raggruppa una variabile di fattori che riguardano scelte personali legate ad assenti o basse opportunità di lavoro, sino a motivi di salute relativi l’impossibilità di poter concepire un figlio. Tali famiglie affrontano allo stesso modo il ménage quotidiano, ma soprattutto spesso ci si chiede se condividano o abbiano raggiunto la serenità. La famiglia costituita da uomo, donna e prole è solo un cliché superato. Le statistiche Istat di novembre del 2015 evidenziano un dato importante: “il numero medio di figli per donna calcolato per generazione continua a decrescere nel nostro Paese senza soluzione di continuità”. Basti pensare che “Il modello di fecondità si è andato sempre più caratterizzando per una quota importante di donne senza figli (più di una su quattro nel Nord e poco più di una su cinque al Centro per la generazione nata nel 1970) e per una elevata frequenza di donne con un solo figlio (quasi il 30% al Nord e il 24% al Centro). Tali dati sono stati estratti per opportunità nel territorio, per propensione alla fecondità e per età legata alla diversa cadenza del comportamento riproduttivo. Questo a dimostrazione del fatto che, pur essendo il territorio in cui si risieda a sostegno dell’economia familiare, non è detto che vi sia un incremento delle nascite, in quanto, tale fattore è legato spesso alla posticipazione dell’età da parte della donna nella scelta di un figlio e a variabili di fecondità. La sofferenza, depressione e i sentimenti di inutilità che si provano nel non poter essere genitori, riporta in alcuni casi a comportamenti paranoidi e ossessivi in cui è indispensabile il sostegno psicologico. E’ un percorso per molti versi complicato soprattutto quando la variabile dell’incertezza economica viene di lungo sostituita con i problemi di fecondità. Solitamente le coppie che desiderano un figlio si sottopongono volontariamente alle tecniche di fecondazione. In questi casi non è detto che il risultato venga raggiunto; i risvolti psicologici sono innumerevoli, infatti si passa dalla speranza, l’illusione di avere un bambino, all’impossibilità di metterlo al mondo nonostante l’intervento della scienza. Il percorso di equilibrio nella coppia diventa lungo e prezioso, poiché, il lavoro che si deve compiere su se stessi riguarda due obiettivi: accettare consapevolmente che la coppia possa esistere anche senza la nascita e la presenza di un bambino; oppure dirigersi verso altre strade, quali l’adozione. Nel primo caso viene messa a dura prova la coppia in quelli che sono definiti i valori e i cardini che la sostengono, ad esempio: la sincerità, la stima, il rispetto, l’amore l’uno per l’altra. E’ fondamentale che il lavoro di coppia rafforzi queste componenti per non creare distacco, disperazione, solitudine, rabbia e risentimento. Il percorso quindi, che si intraprende, oltre ad essere destinato ad un lavoro di equilibrio interiore è rivolto alla famiglia, costituita dai due unici membri. È necessario essere orientati l’uno verso l’altra, essere empatici ed accogliere le paure che devastano il rapporto, per superarle insieme. La serenità e la felicità della coppia da tale punto di vista è prodotta da un cammino lungo e riflessivo, in cui ci si mette alla prova, si ammettono gli errori commessi e si passa oltre, con positività, contemplando delle strade che possano in ogni modo rafforzare il legame creato indipendentemente dalla presenza o assenza di un figlio. Il secondo caso è allo stesso modo importante e complesso in quanto, vi è una preparazione psicologica e burocratica dei futuri genitori ad accogliere all’interno della loro famiglia un bambino, che ha di per se una storia. Lo stress in questi casi è costante ed assiduo; infatti, non è detto che l’affidamento possa essere accettato dal sistema. L’autocontrollo, il riconoscimento e la gestione delle emozioni, rappresenta per entrambi i casi la chiave di svolta di un cammino familiare intricato e lungo, all’interno del quale con costanza e determinazione si può vedere riaffiorare il sole, dopo molte tempeste.

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