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divorzio

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Mio marito a letto con un uomo

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Lui conduceva una vita parallela ed io credevo alla nostra favola

Sono Cristina scrivo dalla Liguria la mia sconvolgente storia d’amore. Ero felicemente spostata da sei anni con Roberto, una vita fatta di sacrifici, lavoro e tante soddisfazioni tra cui molti viaggi. Sono stati questi ultimi a tracciare il sentiero dei dubbi e delle perplessità. Roberto un dirigente, frequentemente era all’estero per motivi di lavoro. A Los Angeles il mio ex marito aveva pensato bene di acquistare un appartamento per potersi recare dopo il lavoro. Durante l’anno capitava che lo raggiungessi per stargli più vicino. La sua dolcezza, le sue attenzioni non mi hanno mai dato alcun sospetto. Dopo tre settimane di lavoro incessante decisi di prendere l’aereo e fargli una sorpresa, stare con lui era il mio unico desiderio. Giunta a Los Angeles ho tentato di contattarlo; non ha risposto ai miei messaggi e telefonate, così in possesso delle chiavi di casa ho deciso di andare nell’appartamento. Entrata, ho trovato uno scenario surreale, musica assordante, tavoli e sedie sottosopra, infissi chiusi, luci soffuse,  sino alla sconvolgente scoperta in camera da letto: mio marito a letto con un altro uomo. Quello che mi ha più sconvolto è stato ciò che è successo subito dopo. Mi sono ritrovata a dover difendere la mia posizione dinanzi al “partner” di mio marito. Ebbene si lo chiamo partner perché è questo il concetto che Denny per due ore ha cercato di farmi passare, perché lui e Roberto erano una “coppia fissa” da  10 anni; oltretutto, che quello fosse anche il suo appartamento ed io quindi ero una “intrusa”. Ho guardato ripetutamente quello che era il mio uomo e la sola reazione ottenuta, dopo il grande imbarazzo e vergogna è stata la frase: “lasciatemi spiegare”. Insomma ha tentato di arrampicarsi sugli specchi e al susseguirsi di spiegazioni vane ed insignificanti, io e Denny in combutta per lui, abbiamo capito di essere stati “truffati sentimentalmente”. Entrambi non sapevamo della presenza dell’altro e da buon manipolatore quale è Roberto, aveva fatto in modo che le due vite non si incrociassero mai. Peccato che ai maniaci del controllo qualcosa possa sfuggire, soprattutto quando le persone non sono oggetti e si parla di sentimenti. Il destino è stato crudele con me, ma anche con lui, perché ha solo seminato tempesta intorno a se stesso. Non a caso, Danny l’ha abbandonato, non ha retto all’idea che lui l’avesse mentito per così tanto tempo, sposandosi dall’altra parte del mondo, oltretutto con una donna. Lo ha indirizzato civilmente alla vendita dell’appartamento di Los Angeles perché quello era l’ultimo aspetto che li legava ancora. Dal mio canto, ho chiesto il divorzio ed oggi dopo tanta sofferenza, nonostante mi porti dentro gli strascichi di un amore bugiardo, cerco di dare fiducia alle persone e di non guardarle sempre con gli occhi di chi possa “mentire costantemente e tradire”. Ho creduto nell’amore sincero, nel rispetto degli altri, infatti sono sempre stata leale e continuerò a farlo. Non so nulla della vita del mio ex marito, cosa faccia e se sia riuscito davvero a costruirsi una famiglia, senza danneggiare nessuno. Posso solo sostenere che questa tipologia di uomini, manipolatori ed opportunisti, trasmettono insicurezza, e fanno degli altri quello che vogliono buttandoli via. Queste sono persone vuote, prive di emozioni  di empatia che necessitano di sentirsi dire qual è la realtà dei fatti e di essere aiutate attraverso un supporto psicologico, semplicemente per  ritrovare se stessi.

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Se vuoi pubblicare la tua storia scrivi a rd@tooup.com con #stories

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Cattiva comunicazione e divorzio: il binomio perfetto!

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I cinque aspetti della comunicazione che portano alla rottura della coppia

La comunicazione è essenziale nei rapporti umani. A causa di una cattiva gestione della stessa molte coppie si allontanano, sino a prendere decisioni importanti quali l’allontanamento e la rottura del rapporto stesso. La crisi nei rapporti consolidati, può essere considerata motivo di crescita personale e cambiamento, solo nel caso in cui entrambi i partner stabiliscono una comunicazione efficace, volta alla comprensione dei punti di criticità che inficiano sulla relazione.

Quali sono gli aspetti della comunicazione che portano allo sgretolamento del rapporto?

  1. La comunicazione unidirezionale. Parlare e rendersi conto di non raggiungere nessun cambiamento, confronto o chiarimento è stressante per la gestione della coppia. In modo particolare, quando ci si accorge che la comunicazione è unidirezionale ovvero, viene esercitata solo da uno dei due partner, si comprende che evidentemente gli sforzi effettuati e le energie investite non sono sufficienti, poiché, dall’altra parte non c’è interesse a sufficienza per stabilire un confronto;
  2. Comunicazione inefficace e poco chiara. Nella coppia è fondamentale stabilire intesa, complicità e ciò può avvenire in presenza di un requisito fondamentale, quale, la messa in gioco dei partner. Nei momenti di criticità quello che conta è stabilire un contatto efficace, ovvero fatto di parole che promuovano sintonia, empatia, ascolto attivo, al fine di ottenere un beneficio e un cambiamento costruttivo;
  3. Il non rispetto della turnazione del parlante. Nella coppia i ruoli che si ricoprono sono incredibilmente essenziali per stabilire chi tra i partner è particolarmente dominante o assertivo rispetto all’altro. Solitamente tali ruoli, vengono trasposti soprattutto durante la comunicazione, al punto tale che si tende a calpestare o non rispettare la gestioni di argomentazioni che potrebbero chiarire alcune situazioni. Il partner quindi, che assume un ruolo dominante nella coppia sarà predisposto a dare poco spazio all’interlocutore durante le varie argomentazioni e discussioni in corso. Il risultato è frustrazione e nervosismo sistematico;
  4. L’assenza di ascolto attivo. La conseguenza di tutti i punti precedentemente delineati è la totale chiusura all’ascolto. Il frutto di una relazione poco comunicativa è l’incapacità di ascoltare ed elaborare sensazioni, parole e messaggi reputati importanti per l’interlocutore o il partner. Ascoltare attivamente le parole di chi cerca la nostra attenzione e confronto, significa vedere la situazioni con occhi differenti, calandosi nella parte dell’atro. L’attivazione dei sentimenti positivi può emergere solo in presenza si una totale attenzione verso il partner;
  5. L’esplosione della comunicazione in comportamenti aggressivi e di distacco. I continui litigi, la rabbia esercitata e lo stress accumulato, portano all’emersione di comportamenti aggressivi o di distacco l’uno dall’altra. La frustrazione dettata dall’incapacità di comprendersi, associata alle prese di posizione incentrate solo ed esclusivamente sulle proprie idee ed opinioni, esclude automaticamente il partner dalla propria vita. L’aggressività manifestata è fautrice di inflessibilità, rigidità comportamentale nel rapporto.

Lavorare sugli aspetti delineati consente di aprire una strada, volta ad un iniziale cambiamento costruttivo nella vita di coppia, in cui la comunicazione è uno dei cardini principali per la salvaguardia del rapporto.

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I figli uno strumento di vendetta e ricatto per genitori separati

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Il fenomeno della sindrome di alienazione genitoriale, in Italia raggiunge il boom dei trend psicosociali.

Figli combattuti, figli contesi, figli strumentalizzati sono la parte lesa del 50% delle famiglie italiane, in cui si vivono le tensione di una separazione o di un divorzio. Le ripicche, i ricatti sono solo piccole scaramucce rispetto alla capacità manipolatoria che un genitore può avere sul proprio figlio: influenzarlo al punto tale da fargli percepire l’altra figura genitoriale, come l’orco o il cattivo della situazione. Di qui il disorientamento emozionale dei figli, i quali dinanzi a parole distruttive che rendono i genitori non più riconoscibile ed identificabile con amore, ma con odio e vendetta, reagiscono mediante l’allontanamento affettivo, al punto da rifiutare il papà o la mamma “disprezzata”. Scaricare sui figli, le frustrazioni di una vita familiare giunta ad un punto di non ritorno, significa renderli fragili ed insicuri emotivamente. Vengono a mancare quei costrutti di solidità affettiva ed emozionale che essi con il tempo hanno costruito. Questo significa che le figure genitoriali, potrebbero anche non essere più riconosciute dai figli, infatti sono notevoli i casi in cui bambini e ragazzi, non vogliono trascorrere del tempo con il genitore “vessato ed odiato”, sino nelle situazioni estreme, a non volerlo più incontrare. Il danno psicologico inflitto sull’intera famiglia, ma soprattutto sui figli è notevole; infatti, il processo di riabilitazione affettiva tra gli attori familiari, sarà lungo e complicato. Tale processo sarà costituito, nella migliore delle ipotesi, da piccoli spazi ricreativi mirati a ricucire il rapporto tra genitore-figlio, al fine di catturare gli aspetti positivi e ludici della relazione. La sindrome di alienazione genitoriale o Pas, è il pomo della discordia e manipolazione di figli, vittime di situazioni incresciose tra genitori. In Italia il fenomeno Pas è talmente diffuso, da essere riconosciuto come “carne alla brace” in qualsiasi tribunale minorile. Oggi la Pas è studiata nelle sue evoluzioni e provata scientificamente, poiché, a causa dei riscontri psicologici negativi sui figli, ogni genitore cita in causa l’ex marito o ex moglie, con l’obiettivo di dimostrare che, oltre all’ingiustizia, ciò che si sta delineando è un percorso pericoloso a livello emotivo per tutti. Attraverso l’intervento di figure professionali esperte quali, consulenti tecnici di parte e d’ufficio, si cerca di fare il punto della situazione, valutando ad esempio, le capacità genitoriali, la presenza o meno della sindrome d’alienazione parentale, per giungere poi a constatare la fattibilità dell’affidamento e il danno psico-affetivo prodotto, al fine di ripianarlo. In tutto ciò, gli unici a pagare sulla propria pelle le scottature di una vita di incomprensioni sono i figli. Questi infatti verranno “osservati in un contesto protetto” in assenza ed in presenza dei genitori; inoltre, saranno sottoposti se necessario, a test psicologici necessari a valutare la presenza del disagio affettivo e della Pas. La guerra emozionale ed affettiva che padri e madri volontariamente intendono fare, purtroppo impatta enormemente sui figli, i quali inermi e inconsapevoli, subiranno risvolti psicologici capaci di influenzarli durante l’arco della propria vita.

 

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