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Il desiderio di amputarsi una gamba o essere paraplegici: l’emblema della non accettazione di parti del proprio corpo

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Il disturbo dell’identità dell’integrità corporea è una condizione rara ma reale

Desideriamo ricorrentemente avere una vita fatta di certezze, di normalità, quali la salute, un lavoro, una casa. Non riusciamo a spiegarci poi come altri individui reputino fondamentale per loro, desiderare aspetti e condizioni magari troppo diversi o estremi dai nostri. Un piccolo gruppo di persone ha dato voce al proprio desiderio attraverso alcuni forum, blog, sino a trovare la massima espressione sul sito Biid.org in cui viene descritto il disturbo dell’identità dell’integrità corporea ovvero Body Integrity Identity Disorder (BIID). Questo disturbo evidenzia una discrepanza tra l’immagine corporea mentale e il corpo fisico. Ciò significa che gli individui che soffrono di tale disturbo non riconoscono come proprie e quindi rifiutano, alcune parti del proprio corpo. Tale condizione li porta a desiderare fortemente l’amputazione ad esempio di un arto o la lesione del midollo spinale, al fine di rimanere paraplegici. A quanto pare la situazione ideale per loro è data dal sentirsi a tutti gli effetti una persona disabile. Il desiderio è talmente intenso che al rifiuto medico dell’amputazione dell’arto, piuttosto che della lesione del midollo spinale, questi possono auto-mutilarsi, rischiando di perdere la vita. Il loro modo allora di interagire con la società è la simulazione alla disabilità. Un caso di grande riscontro mediatico è stato rappresentato dalla donna e ricercatrice inglese Chloe Jennings-White, la quale pur potendo deambulare dopo un incidente stradale in cui era rimasta illesa, ha colto l’ occasione per esprimere nella sua completezza il desiderio di divenire paraplegica. Per cui ha deciso di recarsi al lavoro e svolgere le proprie attività quotidiane sulla sedia a rotelle. Consapevole di avere il disturbo “biid” ha avuto il coraggio di esporsi e raccontare ai suoi cari e a i suoi amici la verità, esprimendo la volontà di necessitare di un supporto specialistico. La sua storia oltre ad incuriosire molte persone, ha creato un effetto calamita su altre, affette dallo stesso disturbo, le quali adesso sono a conoscenza dello studio condotto sul disturbo e contemporaneamente possono condividere esperienze ed essere aiutate. La causa della percezione erronea del proprio corpo e della sua rappresentazione, nella maggior parte dei casi può essere associata ai danni a livello della corteccia premotoria. Si reputa inoltre che tale desiderio possa essere spiegato da un imprinting avuto durante l’infanzia con delle persone care disabili. Per cui la percezione della normalità corporea è associata, all’immagine del parente disabile, sino a da desiderare con il tempo la stessa condizione. Questi individui vivono con grande difficoltà la loro quotidianità, perché smaniosi di poter realizzare il proprio desiderio. Pur essendo un disturbo raro, gli individui che ne soffrono, spesso si affacciano alla psicoterapia non ottenendo grandi cambiamenti. Di qui la scelta per una buona parte di essi di farsi del male, poiché accecati dallo status di disabilità che vogliono raggiungere, procurandosi dei gravi danni, mettendo a repentaglio la loro vita.

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