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Il colloquio di lavoro: come prepararsi per superarlo?

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Le domande frequenti degli esaminatori a cui saper rispondere

Il colloquio di lavoro è l’incubo peggiore di tutti coloro i quali sperano in una assunzione. L’ansia e il non controllo emozionale possono influire negativamente nella conduzione di un colloquio.  Prima di inviare una candidatura o rispondere ad un annuncio, è necessario effettuare una ricerca sul web, che permetta di ottenere delle informazioni specifiche sull’azienda in questione, in particolare:

  • Di cosa si occupa l’azienda e quindi effettivamente cosa fa.  È importante capire come funziona tale organizzazione, quali obiettivi intende raggiungere in veste di mission e a quale clientela si rivolge;
  • In che mercato socio economico si espande. Tale approfondimento chiarisce eventuali crisi aziendali, tagli aziendali, come i licenziamenti e la cassa integrazione. Nel caso in cui l’azienda vivesse uno scenario di ambiguità economica si può riflettere sull’invio della candidatura;
  • In che modo la struttura si organizza a livello territoriale. Si può trattare di una struttura in espansione in tutta Italia o soltanto con ramificazione regionale, motivo per cui nel primo caso si deve essere disposi ad eventuali trasferimenti.

Tali informazioni permetteranno nella seconda fase dell’incontro di poter avanzare delle domande congruenti da parte del candidato, che facciano capire di essere motivati all’assunzione.

Le domande più frequenti degli esaminatori, mirano a comprendere il reale interesse del candidato nel voler lavorare in quella azienda specifica, scartando la possibilità che si possa trattare di una candidatura generica.

Tra le domande più importanti, ricordiamo:

  1. Cosa l’ha portata a candidarsi o cosa l’ha colpita della nostra azienda? Con questa domanda si intende carpire qual è la motivazione del candidato e che tipo di potenziale quest’ultimo è in grado di esprimere nell’organizzazione. La risposta deve riguardare i punti di forza del candidato, quindi in che modo e con quali competenze si può contribuire in azienda, in un lasso di tempo determinato.
  2. Perché ha risposto proprio a nostro annuncio? La domanda viene effettuata per sondare la capacità del candidato di aver effettuato uno studio sull’azienda, ecco perché è fondamentale in questo caso spiegare cosa piace di quella organizzazione e quale ruolo si vorrebbe ricoprire, in merito alle competenze possedute.
  3. Tra 5 anni dove si immagina? La domanda espressa, evidenzia quello che in azienda viene comunemente denominato “percorso di carriera”. È importante per l’esaminatore investigare sulla capacità del candidato di poter prefigurarsi un carriera futura e soprattutto constatare l’attaccamento all’organizzazione. Rispondere sostenendo di vedersi ancora in azienda e con un ruolo di responsabilità denota crescita professionale e arricchimento e scambio di conoscenze.
  4. Quale lavoro ha effettuato precedentemente e come mai ha interrotto? Questa domanda serve ad approfondire gli aspetti legati al licenziamento, dimissioni. Semplicemente può essere finalizzata alla presa in carico di una serie di variabili che spingono ad una nuova candidatura da parte dell’individuo. Al fine di mostrare affidabilità, si consiglia al candidato di poter evidenziare alla nuova organizzazione, quali sono stati i precedenti datori di lavoro per ottenere delle referenze, oppure di evidenziarle attraverso forma scritta, unitamente al curriculum.
  5. Perché dovremmo assumere proprio lei?

La domanda intende spronare l’interlocutore nel mettere in luce il contributo effettivo che         si può dare in azienda e quindi il reale valore aggiunto in termini professionali, che si                 ottiene, rispetto a tutte le altre candidature.

A tale proposito può succedere che lo stesso candidato possa essere invitato nell’effettuare delle domande all’esaminatore, per conoscere meglio il core dell’azienda, nonostante le informazioni raccolte dalla rete. Tra queste:

  1. Qual è il profilo che cercate?

L’esaminatore esporrà il profilo lavorativo che intende ricercare per procedere all’assunzione. Attraverso tale risposta si può già dedurre se si tratti di un profilo complementare con il vostro.

  1. Avete numerosi competitor principali, ve ne sono altri a cui effettivamente vi inspirate?

Oltre a citare i competitor rinomati, il fatto di chiederne la presenza di nuovi, mostra curiosità ed interesse ad approfondire l’argomento.

Quello che si consiglia è di non domandare in prima istanza la retribuzione economica e l’inquadramento contrattuale a cui si andrà incontro, poiché in questa fase del colloquio risulta essere sconveniente e prematuro. Mediante la conoscenza di tali domande esposte sempre più  frequentemente dagli esaminatori, il candidato si può allenare, preparare ad un buon colloquio di lavoro solo se consapevole delle aree professionali da potenziare e delle reali competenze possedute.

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La perdita di lavoro: è un dramma o un’opportunità?

perdita di lavoro (1)

Affrontare la disoccupazione attraverso una nuova strategia: la resilienza

La perdita del posto di lavoro corrisponde spesso allo sgretolamento emotivo dell’individuo. Più che la mancata possibilità di avere un sostentamento economico, ciò che viene attaccata è l’identità personale in termini di deprivazione psicologica, ossia, il timore di non essere compresi, capiti da parte degli altri e di non essere allo stesso tempo supportati. Sono molti gli italiani che hanno vissuto e vivono ancora la perdita di lavoro soprattutto in età adulta e in contesti familiari difficili, in cui si esplicano situazioni monoreddito con figli a carico. E’ in evoluzione purtroppo l’impossibilità, da parte delle persone di trovare un nuovo lavoro che possa dargli dignità sociale, familiare e integrazione nel gruppo dei pari; di qui il tasso dei suicidi è in crescita nonostante vi siano strutture a sostegno psicologico per un giusto orientamento lavorativo sul territorio. Reintegrarsi nel mondo del lavoro, allora diviene un dramma nelle realtà come quelle del sud, in cui le aziende chiudono o sono in netta minoranza rispetto al nord. La nuova occupazione lavorativa viene affrontata con scetticismo, pessimismo perché il territorio pur essendo costituito da persone, non ha gli strumenti adatti per guidare i disoccupati verso una nuova vita. Tuttavia è necessario guardare tale deprivazione in un’altra ottica, ossia, della creazione di nuove opportunità partendo dal concetto che il lavoro può essere creato da noi stessi, nel momento in cui non si riesce a essere reclutati in una azienda. Questa nuova visione di concepire l’arte del lavoro, rientra a far parte di menti semplici e rivoluzionarie, che colgono negli elementi di crisi, opportunità continue di cambiamento e creazione. Resistere agli eventi negativi affrontandoli con tenacia e determinazione è un modus operandi delle menti creative, possibiliste, che ricercano nuove soluzioni costruttive. Questa è la caratteristica che accomuna molti individui, poiché si riassume in un unico concetto: la resilienza. Con tale parola non si intende solo la propensione delle persone all’ottimismo o pensiero positivo, ma alla capacità di adattarsi velocemente ad un contesto in via di evoluzione essendo essi stessi i promotori attivi di cambiamento ed orientati ad affrontare le avversità della vita in modo funzionale. Basti pensare all’attentato alle torri del World Trade Center subito dagli Stati Uniti, l’undici settembre del duemilauno, in cui una intera nazione devastata e traumatizzata è riuscita velocemente a mettersi in moto e a costruire nuove prospettive e occasioni di superamento per le famiglie dei caduti, per la città di New York e per l’intero mondo, diventando un esempio di vita nel fronteggiamento positivo di un dramma così epocale. Il concetto rivoluzionario che sta alla base è la valutazione che la persona attribuisce alla perdita di lavoro o all’evento traumatico: se negativo avrà come risultato una diminuzione del proprio senso di benessere psicofisico; al contrario in presenza di pensiero positivo il senso di benessere aumenta, aprendo ad altre variabili importanti, quali la persistenza alla ricerca di una nuova occupazione o di reinventarsi. Essere guidati dalla resilienza significa comprendere i propri punti di debolezza per monitorarli, migliorarli, cambiarli con il tempo e fare di essi dei punti di forza su cui far leva. La disoccupazione deve essere osservata come un nuovo punto di partenza su cui ricominciare, mettersi in gioco, valutando le proprie competenze in modo critico e oggettivo al fine di migliorarle. Solo attraverso questa auto-analisi si può essere guidati da uno spirito positivo verso le sfide e le avversità che subentrano, avendo il coraggio di ricrearsi nella vita e nel lavoro.

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