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La soddisfazione lavorativa può dipendere dalla collaborazione di gruppo?

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Come il gruppo di lavoro può essere collaborativo e creare soddisfazione lavorativa condivisa

Il lavoro non sempre è associato a fatica psicofisica. Sentirsi frustrati e stressati è il binomio ricorrente che viene utilizzato quando si parla di lavoro. Solitamente si pensa che la soddisfazione lavorativa, possa essere solo un grande miraggio. Eppure essa è legata ad innumerevoli fattori in grado di innescarla. Tra tutti ritroviamo la capacità di riuscire a lavorare in un team collaborativo. Sentirsi parte di un gruppo di lavoro non è solo di fondamentale importanza, ma è l’aspetto che pesa di più nel momento in cui, si descrive la distribuzione dei ruoli, delle mansioni e della conoscenza lavorativa in azienda. In alcuni casi, possiamo avere una distribuzione dei ruoli poco equa; mansioni assegnate in modo poco chiaro e conoscenza lavorativa distribuita in piccole gocce. Tutto ciò, rende il dipendente frustrato, insicuro ed incapace di credere nella forza del proprio team lavorativo. Quali sono allora le caratteristiche che rendono un gruppo di lavoro soddisfatto e collaborativo?

In primo luogo ritroviamo la capacità del gruppo di condividere e distribuire funzioni ed azioni che necessitano di risposte precise alle necessità emergenti, delineando il cosiddetto concetto di “cooperative learning” ovvero, imparare cooperando.

Distribuire le funzioni e le azioni significa raggiungere obiettivi prefissati nel gruppo e mantenere un buon clima lavorativo, esprimendo così facendo una leadership distribuita.

I due aspetti menzionati, potenzino la collaborazione nel gruppo ed in contemporanea in presenza di una conoscenza distribuita e di una assunzione dei propri ruoli e responsabilità da parte di ciascun membro del gruppo, promuovono la soddisfazione di gruppo. La leadership distribuita come il cooperative learning ribaltano in assoluto il concetto di “governance piramidale” solita presentarsi in aziende con innumerevoli dipendenti e all’interno delle quali, esistono ruoli e funzioni statiche. La creatività e partecipazione dei dipendenti  è indispensabile nella vita di un’azienda poiché uno dei principali obiettivi è l’attribuzione di nuove funzioni e progetti lavorativi; oltre alla produttività si ambisce al benessere psicofisico del dipendente. Recentemente sono innumerevoli i corsi di formazioni psicosociale, sviluppati per rieducare le organizzazioni ad un nuovo processo di “collaborazione di gruppo e soddisfazione lavorativa”. Tali processi sono attuati con lo scopo di evitare cause aziendali, burn out, malattie, mobbing e assenteismo sistematico. In Italia si cerca da tempo di lavorare su questo fronte, al fine di sradicare il più possibile la cultura paternalistico clientelare, ovvero il controllo del capo che distribuisce privilegi a determinati membri del gruppo. Tale comportamento è sintomatico di un forte retaggio culturale e popolare italiano, secondo il quale spesso ci si assicura un posto di lavoro non attraverso la meritocrazia, bensì con l’ausilio della “raccomandazione”. Pur essendo tale cultura molto radicata, gli sforzi e i progetti psicosociali nelle aziende, volti allo snodamento di una più equa distribuzione dei ruoli e delle funzioni, è fortemente attivo. La campagna di cambiamento mira a far nascere  veri e propri processi di ristrutturazione aziendale a livello culturale e sociale, nei quali, il dipendente non è più reputato “oggetto di produttività”, ma è osservato in veste di capitale e potenziale umano, portatore di nuova conoscenza.

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