Privacy Policy
close

bullismo

#StoriesFlash NewsLove & FriendshipNews

Il figlio bullo che non avrei mai immaginato

mio_figlio_un_bullo

Non conoscevo quel lato oscuro di mio figlio 

Un maledetto giorno, sono tornata a casa dopo il lavoro ed ho trovato mio figlio in lacrime, in cucina. Singhiozzava, non riusciva a parlare. Ero terrorizzata perché nei suoi occhi leggevo disperazione. Il suo singhiozzare trasmetteva terrore. Non capivo cosa gli fosse successo. Sul tavolo, un invito da parte della presidenza scolastica, nel presentarsi a scuola per delle comunicazioni importanti. Nessuna parola, mio figlio non riusciva a parlare, era disperato. La notte io e lui ci siamo tenuti la mano, l’ho pregato di raccontarmi quello che fosse successo. Purtroppo l’unica frase che ha pronunciato è stata:”non posso dirtelo”.

Quel momento è diventato infernale perché le sue parole, mi hanno fatto capire la gravità della situazione. Da mamma, immagini che gli possa essere accaduto di tutto e vivi nello sbigottimento e con la paura che ti lacera minuto per minuto. Giunti a scuola io e lui, ci siamo trovati dinanzi al preside e ad una coppia di genitori con il proprio figlio. La convocazione era destinata al chiarimento di atti di bullismo perpetrati da mio figlio nel confronti del suo coetaneo. Il ragazzino al quale attribuisco il nome di fantasia Carlo, era livido sugli occhi e sulla schiena. I genitori preoccupati si sono muniti di certificazione medica che attestasse la diagnosi e i sintomi delle percosse ricevute.  Ho rifiutato dal principio ciò che stesse succedendo perché pensavo “mio figlio non può aver fatto questo”. Ho cercato di capire la dinamica della situazione e l’ho difeso a spada tratta. Bene, mi sbagliavo. Ho compreso la gravità del tutto, solo quando i genitori di Carlo mi hanno mostrato i messaggi minatori che mio figlio ha inviato tramite cellulare al loro figlio. Messaggi carichi di rabbia e cattiveria, risentimento. È stato dilaniante per me. Non conoscevo quel lato oscuro di mio figlio, non avevo idea che fosse capace di ricattare, offendere e picchiare un suo coetaneo. Ero atterrita e delusa. Ciò che mi ha fatto riflettere è stato comprendere che fuori dalla famiglia, i figli possono stupirti anche nel peggiore dei modi. Io che ho pensato di dargli una buona educazione, di insegnargli il rispetto per gli altri, ho fallito. Ho sentito di aver fallito come mamma, come persona, i dubbi sono stati tanti, insomma mi sono chiesta cos’è che non sono stata capace di dare a mio figlio al punto da non riconoscerlo più. La sua rabbia e frustrazione riversata sugli altri a suon di pugni e offese. Qual è stata la causa del suo comportamento? Perché non mi sono accorta di nulla? E tanti altri interrogativi. Oggi mio figlio ha 18 anni, è un ragazzo come tanti con le sue problematiche da teenager, fa il volontario in una associazione che si occupa di contrastare il bullismo. Sono davvero orgogliosa di questo perché, chi più di lui può portare il buon esempio. C’è voluto del tempo, ma abbiamo superato e compreso le criticità di ciò che fosse accaduto, soprattutto con l’aiuto di uno psicologo. Insieme abbiamo affrontato un percorso volto a scoprire le cause dei comportamenti aggressivi e tutte le conseguenze psicofisiche del bullismo. Per la nostra famiglia, questa è stata e sarà sempre una tremenda faccenda, che ci ha insegnato a crescere, ad essere empatici verso gli altri a perdonare e farsi perdonare.

Rebecca da Venezia #noalbullismo #stories

Se vuoi pubblicare la tua storia scrivi a rd@tooup.com con #stories

Continua...
Flash NewsLove & FriendshipNewsUncategorized

Post che incoraggiano al suicidio ed omicidio

Post_che_incoraggiano_al_suicidio_ed_omicidio_2

Il potere delle parole sui social: individuazione delle reazioni negative

Il web diventa uno strumento molto pericoloso, principalmente quando i protagonisti sono coloro che incitando alla violenza. Numerosi, troppi, i casi di suicidi ed omicidi avvenuti a causa del potere delle parole sui social network e a danno degli individui. Giovanissimi che scelgono la morte alla vita, in quanto prede del bullismo, con la conseguenza di essere beffeggiati ed etichettati sul web. L’apice dello sgomento si raggiunge nel momento in cui, vi è la presa di posizione dei social, nel voler oscurare le pagine di alcune persone. Si tratta di individui che fanno dei propri gesti di violenza uno slogan, una pubblicità: sono capaci di picchiare a sangue, uccidere e darne notizia, quasi in contemporanea sui profili social. Essere nel posto sbagliato con la persona sbagliata è l’unico errore di chi subisce l’efferato gesto.

Quali sono le reazioni ai messaggi e post che incoraggiano al suicidio ed omicidio?

  1. Tristezza per la vittima ed eccitamento per il carnefice. In veste di vittima che subisce sporadicamente o sistematicamente, offese ed ingiurie sul web, la reazione iniziale è di svilimento e profonda tristezza. Non si comprendono i motivi per i quali non si venga accettati dal gruppo dei pari. Questi ultimi possono sviluppare una serie di fissazioni sulla vittima, bersagliandola su tutto. Generalmente il cyberbullying viene indotto su persone particolarmente magre, obese, in carne, o su persone introverse, sensibili. I motivi di scherno sono numerosi e si incrementano con l’ampliamento del gruppo, in quanto i carnefici si supportano l’un l’altro. Come carnefice invece, quello che si prova è una sorta di “delirio di onnipotenza”. Si comprende che le parole sono armi e possono ferire amaramente le persone;
  2. Panico ed ansia per la vittima, manie di protagonismo e cinismo per il carnefice. In questa seconda fase, la vittima in preda alla paura di essere ormai diventata oggetto pubblico sul web è completamente attonita e le sue reazioni psicologiche passano dagli attacchi di panico all’ansia continua. Quello che turba è l’incapacità di saper gestire tale situazione. Diventa difficile comprendere come uscirne. Si cade in un turbinio di emozioni negative costanti, l’autostima è a pezzi. Il carnefice a sua volta fiuta la debolezza emotiva della vittima ed incalza con il gruppo dei pari, utilizzando messaggi sempre più scabrosi e mirati alla distruzione psicologica. Oltre ad essere coalizzarsi, i persecutori seriali, si sostengono vicendevolmente e cercano di scambiarsi il ruolo di leader, spingendosi sempre più negli atti di cyberbullying. E’ una sfida che non ha limiti. I messaggi possono anche essere chiari o subliminali ed evidenziano spesso l’ inutilità della vittima come essere vivente, orientando direttamente o indirettamente al suicidio;
  3. Terrore, depressione e la scelta della morte nella vittima, mentre nel carnefice emerge il cinismo. Dinanzi ad una situazione negativa e completamente ingestibile per la vittima, quest’ultima appare depressa e disorientata; inoltre, ciò che diviene importantissimo comprendere è che, se non aiutata, vede come unica alternativa alla propria condizione, la morte. La scelta di togliersi la vita è legata a quelle che si definiscono le “profezie che si auto adempiono”. Ovvero, tutto ciò che riguarda le ingiurie, le offese, le moleste e i ricatti dei carnefici, possono essere interiorizzati dalla vittima, la quale alla fine, semplicemente comincia a credere alla forza mediatica di quei messaggi. Il bullizzato sentendosi rifiutato nei modi più estremi dal gruppo dei pari, non riesce più a reagire in modo oggettivo. Il carnefice dinanzi a situazioni estreme di scherno che egli stesso ha provocato con l’intento di distruggere psicologicamente l’altro, non può che mostrarsi cinico e impassibile. L’assenza di empatia diventa un elemento cruciale in quei soggetti che si mostrano apatici, annoiati agli stimoli della vita, tanto da ricercare nuove sensazioni con la strumentalizzazione dei social. Non c’è pentimento, sensi di colpa nell’annientare chi li circonda. Si prova eccitamento, felicità o indifferenza nel vedere soffrire l’altro.

Marco suicida a 14 anni perché gay, Carolina Picchio, Tiziana Cantone, Brandy Vela e molti altri, non sono solo dei semplici nomi, ma sono dei ragazzi che attualmente rientrano a far parte delle morti provocate volontariamente dal “bullismo e cyberbullying ”  in Italia e nel mondo. Nonostante i vari appelli e le leggi vigenti, in realtà vi è una tale radicalizzazione di questi atti, che si crede sia necessaria una rieducazione nei contesti culturali di appartenenza, volta a dare origine non solo a pene più severe, ma a nuovi principi di prevenzione al “suicidio in età giovanile” e ai fenomeni ad esso collegati.

Continua...
Love & FriendshipNews

Mio figlio vittima di bullismo: a scuola si parla del fenomeno “full”, cosa fare?

bullying

Quando i fenomeni di denigrazione psicosociale si espandono a scuola e si materializzano con il bullismo.

Genitori, figli, insegnanti, ragazzi, fratelli, frequentemente utilizzano la parola bullismo, per delineare le prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei. Il “bullismo” mette inquietudine e ciò che più sconvolge è l’evoluzione del fenomeno in contesti scolastici, che hanno l’obbligo e il dovere di tutelare i ragazzi. Il bullismo tesse una rete infima e si manifesta con molteplici sfaccettature infatti, può essere diretto, indiretto, fisico, verbale, psicologico, ed elettronico, attraverso cioè l’ausilio delle nuove tecnologie, si paventa in cyberbullying. I genitori dei bulli e delle vittime solitamente sono all’oscuro di quello che succede a scuola e di come i propri figli possano comportarsi nei confronti di altri coetanei. Questa situazione allora, diventa pericolosa quando, oltre ad evidenti segni fisici frutto del bullismo, ci sono sintomi psicologici gravi associati a minacce verbali, offese e calugne. Ogni azione e reazione del bullismo porta all’identificazione di un nuovo fenomeno psicosociale che rappresenta brevemente la malvagità perpetrata. Attualmente pertanto, possiamo parlare del fenomeno “full” per designare quell’atto di bullismo compiuto da un gruppo di ragazzi verso una sola vittima, costretta per ingiurie e minacce a rimanere in piedi per un tempo determinato stabilito dai bulli e a sedersi secondo le loro direttive, per vedersi poi sottratta la sedia sulla quale avrebbe dovuto perlomeno appoggiarsi. Il fine è far cascare per terra la vittima almeno due tre volte, con l’obiettivo di divertire gli altri e mostrare la capacità di manipolare e controllare i partecipanti del gioco. Al cadere per terra tutto il gruppo esclama la parola “full” evidenziando non solo la vittoria manifestatasi attraverso la “sottrazione della sedia” ma la fine di un raggiro psicologico che si è chiuso, completato con la denigrazione nei confronti della vittima. Questa conduzione del bullismo rappresenta la presa di una leadership da parte del ragazzo più forte fisicamente, capace di dettare le regole del gruppo a discapito degli altri. L’unico modo per evidenziare il suo potere è instaurare una relazione distorta verso la realtà e il contesto scolastico e sociale in cui si vuole integrare e fare gruppo. Allo stesso modo il ragazzo che ha subito il bullismo, pur di non ricevere percosse e molestie psicologiche dinanzi ad un gruppo, cade volontariamente o involontariamente nella trappola, subendo. Cosa fare in situazioni come queste di bullismo scolastico? In veste di genitori e anche di alunni, ma soprattutto di vittime di bullismo, è necessario informare in brevissimo tempo la scuola delle dinamiche e vicende sviluppatesi. L’Istituzione scolastica con l’aiuto di un esperto, effettuerà una campagna contro il bullismo carpendo quali sono le falle, i comportamenti che alimentano questa tipologia di azioni nelle aule. La collaborazione degli insegnanti permetterà la promozione di sessioni di informazione che evidenzieranno le difficoltà riscontrate dai ragazzi all’interno delle scuole e i vari risvolti psicologici derivanti dal bullismo. La cultura dell’informazione scoraggia i fenomeni di bullismo nelle forme lievi e più acute. In modo particolare un gran lavoro dovrà essere effettuato anche in famiglia da parte delle figure genitoriali, che spesso negano l’assunzione dei loro figli di comportamenti denigratori e distruttivi, attuati verso i coetanei. Essere consapevole di non conoscere a perfezione i propri figli non fa del genitore una persona cattiva, distratta o disinteressata, ma permette di avvicinarsi ad un mondo sconosciuto come quello ad esempio adolescenziale, nel quale la realtà risulta essere più complicata del solito. Attuare con il proprio figlio un percorso di riconoscimento dei valori sociali e dei comportamenti “normati” anche con l’aiuto di uno psicologo, consente di ottenere dei risultati importanti sul piano della salute psicofisica del ragazzo e dell’intera famiglia. Le statistiche descrivono l’emersione del fenomeno in Italia dai 7 ai 17 anni d’età, reputando le dinamiche psicologiche che le caratterizzano come molteplici. Il mondo circostante fatto di istituzioni, impone il rispetto delle regole a causa delle quali spesso si viene valutati. Diventa a questo punto importante identificarsi con un gruppo di coetani che hanno le stesse esperienze e problematiche, al fine di essere compresi, rispettati e stimati. Il fenomeno del bullismo, ha come finalità la strumentalizzazione di tale dinamiche psicologiche per giustificare la presenza di comportamenti agiti, volti all’annientamento fisico e psicologico dei più deboli.

Continua...

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. More Information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi