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I vantaggi che ne derivano nell’effettuare un lavoro che ti piace

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Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai

Ai tempi d’oggi la frase che più rappresenta lo status lavorativo italiano è quella ridondante del “già tanto che ho un lavoro”. Ciò è significativo, poiché designa la difficoltà della popolazione nel trovare un lavoro. Bisogna emigrare, molte volte abbandonare i propri affetti, la cultura del luogo e tentare la fortuna altrove. In Italia o all’estero, poco importa. Il mercato richiede flessibilità lavorativa, capacità di adattamento, creatività, aggiornamenti costanti, disponibilità nel cambiare mansione facilmente; insomma una serie di elementi che possono solo a quanto pare “migliorare il bagaglio di competenze che si possiedono”. In parole povere, bisogna saper far tutto in questi tempi di crisi, al fine di essere collocati più facilmente. Eppure c’è chi nella fantasmagorica scena della “tuttologia” non vuole rientrare e si impone in questo business, reputando di voler scegliere un lavoro, una passione, perché se “scegli il lavoro che ami, non lavorerai mai”.

Quali sono i vantaggi che ne derivano nel fare un lavoro che piace?

  1. Essere capi di se stessi. Spesso non si è così fortunati da intraprendere una carriera lavorativa da dipendenti, ed effettuare un lavoro che piace. Generalmente colui il quale predilige la strada del “faccio il lavoro che mi piace” è un lavoratore autonomo che ha deciso di investire e rischiare nel mercato. È egli stesso il capo delle proprie attività, le decisioni prese sono a suo rischio e responsabilità. Si può pensare di essere affiancati da una serie di consiglieri e professionisti che supportino il progetto e che orientino verso il mercato del lavoro più adeguato.
  2. Mettere in pratica le proprie idee e creatività. Finalmente possono essere vagliate le idee più incredibili ed ambiziose. La creatività ha spazio e può essere sviluppata in vari modi, attraverso la messa appunto, di progetti fattibili nel mercato lavorativo e funzionali nel tempo.
  3. Essere padroni del proprio tempo. Fare il lavoro che ami, significa essere consapevoli del tempo dedicato al proprio progetto e decidere quanto investire non solo a livello economico ma di ore lavorative. Il tempo è una risorsa importante per chi intende effettuare un lavoro autonomo o un progetto funzionale che abbia dei riscontri positivi, non solo nel presente ma anche nel futuro.
  4. I benefici psicofisici. Non sentire il peso psicologico di un lavoro che si detesta è un vantaggio estremamente importante. Sono molte le persone che sono disposte ad adattarsi in ambito lavorativo, facendo anche più attività, a causa delle numerose problematiche socio-economiche. La frustrazione e lo stress che ne conseguono, impattano direttamente sulla salute psicofisica della persona. Ci si stente affaticati, deconcentrati, annoiati, stanchi, preoccupati. La mente percepisce gli stimoli ambientali negativi, e quello a cui si va incontro è una vera e propria “violenza psicologica”.

Non sentire il peso di un’attività lavorativa contrastante con le proprie idee, progetti, desideri è il vantaggio più importante legato al benessere psicologico della persona. E’ proprio dalla conduzione di lavori stressanti e frustranti che sorgono patologie e avversità nella sfera privata. Spesso non si è preparati a ciò che ne consegue per tanto con il tempo diventa sempre più complicato per l’individuo cambiare la propria condizione di vita lavorativa e imparare a volersi bene.

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I 5 aspetti per i quali potresti essere ipocondriaco

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L’ipocondria: una paura da sconfiggere

L’errata percezione, sensazione, ed interpretazione di alcuni sintomi psicofisici possono procurare una vera e propria “paura delle malattie”, pur essendo queste ultime assenti sull’organismo. Il solo racconto da parte di un amico, inerente un’esperienza legata ad una malattia, può generare nel soggetto la paura che ciò possa persistere anche su se stessi. La caratteristica di tale fobia è riconducibile nel fatto che, nonostante le rassicurazioni mediche dell’inesistenza di una patologia o malattia, le paure e le preoccupazioni non cessano di esistere.

Nello specifico, quali sono gli aspetti che possono far comprendere di essere un potenziale ipocondriaco?

  1. La presenza di preoccupazione sistematica nei riguardi della singola malattia o di alcune zone corporee specifiche. È il caso in cui si teme di avere una malattia o patologia che possa attanagliare l’organismo nella sua totalità o solo un apparato, constatando che la paura è sempre più sistematica nel tempo;
  2. Sentir parlare o leggere di una malattia può generare ansia, stress e sintomi psico-fisici. La paura che può scatenarsi ad esempio, dalla sola lettura di un articolo informativo in grado di declinare i sintomi di una malattia, può provocare timori, disorientamento e suscitare dei sintomi fisici o reazioni psicologiche legate a tale timore;
  3. Il deterioramento della relazione medico-paziente. Si reputa di non ricevere cure e attenzioni adeguate da parte dei medici, al punto tale da sviluppare una sfiducia nel parere clinico. Quest’ultima reazione è causata dal fatto che non si riesce ad ottenere una diagnosi specifica, poiché essa è legata a lamentele e sintomi generici di varia natura;
  4. La paura di poter avere una “malattia” è un argomento abituale nella conversazione. Tale paura viene fronteggiata spesso parlando con l’interlocutore di ciò che si prova e cosa preoccupa. L’argomento diviene abituale, in quanto permette di scaricare lo stress e l’ansia generata, ma allo stesso tempo i timori sono talmente interiorizzati, da rientrare a far parte integralmente dell’immagine di Sé;
  5. La vita familiare e lavorativa, sono disturbate perché dipendono ampliamente dal benessere psico-fisico del soggetto. Tutto può essere svolto solo in funzione di tale benessere. La persistenza delle paure e sintomi possono rendere la quotidianità complicata.

Le presenza in famiglia di accertate malattie o l’esperienza personale durante l’infanzia di alcune di esse, possono generare nel soggetto adulto l’ipocondria. Le motivazioni riguardanti la sussistenza di tale fobia sono varie, ed in parte sono riconducibili anche a tratti caratteriali.

L’ipocondria per certi versi se cronicizzata, può risultare essere invalidante. Al fine di sconfiggerla è necessario mettersi in discussione ed affidarsi ad uno specialista che indirizzi verso il supporto psicologico più adeguato.

 

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Qual’è l’arma vincente degli uomini più ricchi del mondo: laurea o creatività?

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Raggiungere il successo si può!

Nel percorso lavorativo la laurea può essere d’aiuto, ma la storia insegna che non è un elemento cardine per raggiungere il successo. Sono molti gli uomini che hanno abbandonato l’università per dedicarsi ad una causa, un progetto, un sogno. A partire da Bill Gates che domina il mondo con un impero da 86 miliardi di dollari, sino a Lally Ellison, Steve Jobs , Ralph Lauren e Mark Zuckerberg con un patrimonio da 32, 5 miliardi di dollari, si è certi che per essi, il comune denominatore del successo, di certo non è identificabile nel possesso della laurea. La lista degli individui con ricchezze stratosferiche è lunga, tuttavia, la chiave di svolta, si ritrova semplicemente nell’interpretazione del mondo con occhi differenti, ovvero, quelli della creatività. La creatività permette di andare oltre gli schemi, di trovare soluzioni inimmaginabili, di costruire un progetto ideale e fattibile non solo per se stessi, ma soprattutto di utilità per gli altri. Le persone creative lo sono indipendentemente dagli studi che hanno condotto. Gli individui creativi sono inclini a sviluppare determinati aspetti psicosociali che possono influire positivamente sulla propria personalità.

Quali sono i vantaggi psicologici della creatività?

Apertura mentale. Non avere pregiudizi, schemi mentali ed applicare la flessibilità nei comportamenti e nelle scelte, fa in modo che l’individuo riesca a concentrarsi sugli aspetti di reale utilità, sviluppando oggettività e ottenendo soluzioni efficaci ed efficienti;

Intelligenza emotiva. Immergersi nelle situazioni e gestire in modo adeguato le proprie emozioni e quelle degli altri. I creativi tendono a non dare molto peso alla propria intelligenza emotiva, che invece risulta essere indispensabile soprattutto quando la creatività si esprime attraverso un progetto sostenibile nel tempo. Si ha bisogno di capire cosa pensano gli altri e gestire nel miglior modo le proprie ed altrui emozioni;

Intelligenza sociale. La capacità di gestire un confronto costruttivo attraverso la relazione con altri individui è indispensabile per i creativi che raggiungono il successo. La mancanza dell’intelligenza sociale e quindi di tale capacità relazionale può portare a situazioni fallimentari nel percorso di crescita che si sta intraprendendo. Da tale punto di vista numerosi creativi anche con l’esperienza, affinano tale capacità traendone molti benefici.

Progettualità futura. La capacità progettuale per tutti coloro che si applicano in campo creativo è fondamentale al fine di sviluppare un lavoro sostenibile e funzionale nel tempo. La creatività porta spesso al barlume del caos. I creativi riescono in questo ad organizzare un progetto che contempli soluzioni efficienti a medio-lungo termine, divincolandosi dalla superficialità degli aspetti reputati inutili.

Tra gli esempi per antonomasia dei creativi con maggior successo nel mondo, ricordiamo Richard Branson fondatore della multinazionale britannica Virgin, il quale insegna ai propri dipendenti, ad essere creativi nel miglior modo possibile.

Con il mantra “se sei una persona felice lavori meglio”, vuole promuovere l’equilibro emozionale tra la sfera personale e quella lavorativa, il cui obiettivo è ottenere il massimo risultato dai membri del proprio team. Basti pensare che oltre alle ferie illimitate ed un anno di riposo retribuito per i neo genitori, nel 2016, circa 200 dipendenti hanno il “dovere” di disconnettersi da tutti gli apparecchi digitali per 2 ore a settimana, a favore dell’aumento della creatività. Il messaggio che si vuole dare è avere delle risorse lavorative capaci di lavorare in un clima positivo, che sostenga i bisogni e le necessità del dipendente, in quanto, essere felici e soddisfatti è la prima regola uguale per tutti, volta a garantire il benessere psicofisico delle persone in azienda.

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Il potere della mente: la meditazione a supporto dell’individuo

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Possiamo migliorare il nostro stato psicofisico attraverso la meditazione?

La meditazione è il viaggio interiore che ogni individuo può intraprendere. Rilassa la mente e il corpo, ma soprattutto conduce ad uno stato di quiete se attuata in condizioni di stress ed in presenza di dolore cronico. Sono notevoli i benefici ottenuti attraverso le tecniche di meditazione nei casi di depressione, cancro, attacchi di panico, sclerosi multipla, disturbi dell’umore e di ansia. Ciò che diventa interessante è che attraverso la pratica meditativa si dimostra quanto potere può avere la nostra mente nel riuscire a controllare ed alleviare i sintomi psicofisici derivanti da determinate condizioni di stress, al punto da creare benefici, sollievo eliminando le tensioni spinose che provocano disturbo. Attraverso congruenti tecniche meditative si può:

  1. Migliorare lo stato psicologico e fisico dell’individuo. Tali tecniche se adeguatamente apprese possono essere condotte autonomamente dagli individui in qualsiasi momento si senta la necessità;
  2. Ottenere il vantaggio di giungere al rilassamento mentale e corporeo. La meditazione effettuata nel corretto modo è una terapia psicologica dal basso costo e dai numerosi vantaggi. È necessario che il paziente si senta a proprio agio, sia capace di mettersi in gioco ed abbia fiducia del proprio terapeuta o psicologo al fine di intraprendere il viaggio interiore;
  3. Eliminare le tensioni accumulate durante il giorno. Lo stato di trance che si crea durante il rilassamento permette di rimuovere naturalmente le tensioni del corpo e quelle mentali, incrementando l’ormone della serotonina, capace di influenzare il nostro umore. L’abbassamento di tale ormone infatti, porta ad un incremento di vari disturbi alimentari,  d’ansia e sonno.

La meditazione deve essere condotta con coscienziosità, inoltre, deve essere fortemente voluta dall’individuo che la praticherà. Sono numerosi i riscontri e studi condotti con esito positivo su individui che praticando la meditazione hanno tratto beneficio, in modo particolare dopo un evento grave e traumatico. Esempio di ciò è l’attenuazione del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) da parte dei veterani di guerra degli Stati Uniti. Basti pensare che dopo soli due mesi, c’è stata una notevole diminuzione dei sintomi della depressione e del PTSD, quasi pari al 50%. La meditazione pertanto, se condotta nel giusto modo e sistematicamente, dona enormi benefici, sradicando i sintomi del disturbo, conducendo l’individuo ad una piena gestione delle proprie emozioni ed al controllo dei propri sintomi. È necessario specificare che la meditazione può migliorare il benessere psicologico e corporeo dell’individuo, ma non sostituisce le cure mediche necessarie ad affrontare e curare determinate malattie. Le tecniche di meditazione allenano la mente nel fronteggiare situazioni di elevata difficoltà attraverso il rilassamento e la concentrazione psicofisica, evitando che l’accumulo di stress e il dolore cronico possano alimentare sempre più specifici disturbi. D’altronte è rinomato che la battaglia più grande in presenza di una malattia oppure in condizioni di difficoltà comprovata, risiede nel creare equilibrio e pace interiore.

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Non riesco a sopportare i miei colleghi litigiosi. Come gestire questi conflitti?

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Gestire le relazioni astiose è il più grande lavoro che si possa compiere su se stessi 

Le arruffate in ufficio, fatte di piccoli o grandi battibecchi sono esperienze che spesso ci troviamo a vivere e a gestire in modo diretto o indiretto. Essere i protagonisti di un litigio naturalmente non è cosa buona e giusta, ma purtroppo caduti nella trappola del collega competitivo, rancoroso, nervoso e arcigno dobbiamo fronteggiarlo.

Spesso ci chiediamo se a maleducazione sia giusto rispondere con maleducazione, ovvero, se dopo mille provocazioni valga la pena rispondere, oppure cadere nel silenzio per non alimentare le incomprensioni. Magari poi ci si rende conto che tutto ciò che di sorprendente c’è, permane liberamente all’interno di un clima d’ufficio, in cui oltre a non esserci una comunicazione efficace vi è anche un totale lassismo dei comportamenti più avulsi. Effettivamente il clima lavorativo è fondamentale per comprendere la struttura del gruppo di lavoro e la qualità dei rapporti. Nei casi in cui, molti comportamenti di disfunzionalità lavorativa e di gruppo siano tollerati e vengano addirittura esplicitati, un grave problema si cela nelle relazioni lavorative e soprattutto nella gestione di esse.La maggior parte delle persone che lavorano in un’azienda condividono o subiscono almeno in parte esperienze lavorative discriminatorie, di mobbing, di prevaricazione e la meritocrazia sappiamo che ha un posto sempre minore in queste realtà. Dal momento che tutto ciò, rientra a far parte di un assunto tacito condiviso anche ad alti livelli, quello che necessariamente bisogna fare, è comprendere in primo luogo il ruolo che si ricopre in azienda. Solitamente in azienda si ricoprono più ruoli,ad esempio con i clienti ci si rapporta diversamente che con il proprio capo. Sapere come ci si “relaziona in contesti diversi” è un traguardo fondamentale che permette di scindere realtà lavorative e sociali altrettanto differenti, in cui fine è allenare la propria capacità di autocontrollo. Tale consapevolezza così ci dirige verso stili comunicativi differenti da far collimare alla propria personalità; saper modificare lo stile comunicativo a seconda del contesto in cui ci si relazione e alla propria personalità, consente di fronteggiare in modo bilanciato i conflitti e le situazioni di stress lavorativoL’arma vincente della comunicazione risiede in quegli aspetti reputati efficaci ed efficienti quali il saper ascoltare, riformulare in modo diverso frasi conflittuali, negoziare, tollerare, atteggiamenti questi che non si riescono ad attuare subito e in modo semplicistico. L’arte della comunicazione espressa in questi termini necessita di tempo, di dedizione, di cambiamento interiore, perché rapportarsi agli altri in modo adeguato soprattutto in ambito aziendale è il lavoro più difficile che si possa compiere; basti pensare che l’impatto psicologico è direttamente collegato al nostro benessere psicofisico. Mettersi in gioco per migliorare, nonostante le avversità lavorative e i nostri punti di criticità è l’unica grande vittoria di una mente intelligente e positiva.

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