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Flash NewsNewsPsicologia del Lavoro

Lo stress lavorativo di terzo livello: il Burnout

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Quando il lavoro è un campo minato che innesca ansie, frustrazioni e suicidio

Le risposte mentale e fisica allo stress lavorativo possono essere infinite, ma la situazione diventa incontrollabile quando agli enormi carichi di lavoro e al cattivo clima lavorativo si associa il totale distacco emotivo e la depersonalizzazione e demotivazione verso il compito svolto. Tale approccio negativo al lavoro è in netto incremento soprattutto in situazioni di precarietà, come è stato dimostrato in una studio condotto da Elena Pirati sulla rivista Social Science &Medicine con conseguenze enormi sia a livello psicologico sia fisico. Questo significa che la sindrome da burnout non riguarda solo gli stressors legati ad un lavoro che non piace o ad un rapporto conflittuale con il proprio capo, ma concerne la stanchezza mentale nel non riuscire più a gestire conflitti di natura etica, morale.

Come riconoscere la sindrome da Burnout?

  1. Presenza di apatia. Recarsi al lavoro senza alcuna motivazione personale è uno dei campanelli d’allarme di tale sindrome. Non si è più energici e ottimisti nel lavoro, l’indifferenza al compito e ruolo svolto possono allontanare il dipendente ad un impegno dato al cento per cento. Quello che si svolge ha perso completamente interesse, per cui si tende al raggiungimento degli obiettivi per dovere, pensando solo di dover uscire dal proprio posto di lavoro.
  2. L’incremento dell’ansia e della paura. Spesso lavorare in gruppo e assicurarsi che i carichi di lavoro siano costantemente smaltiti può generare ansia e attacchi di panico. Ciò succede nel momento in cui non vi è un vero incentivo lavorativo e ci si rende conto che il tempo trascorso in azienda è completamente perso. A ciò può aggiungersi la frustrazione di non essere valutati adeguatamente.
  3. L’emersione del cinismo. Si diventa duri e distaccati emotivamente all’interno del gruppo di lavoro al punto da non avere le energie e spazi mentali per gestire i conflitti generati con altri colleghi. La rabbia e l’aggressività emergono in questa fase seppellendo l’empatia e il confronto verbale.
  4. Il manifestarsi del risentimento, introversione ed isolamento. La frustrazione, l’apatia, il cinismo, portano inevitabilmente alla crescita del risentimento verso gli altri e verso l’azienda. Questa è la fase più complessa e delicata in quanto il dipendente se non aiutato, assume atteggiamenti di esclusione dal gruppo e di introversione ed isolamento che possono sfociare in depressione.

Le condizioni di lavoro estreme spesso sono il motore di avvio al burnout, basti pensare alle morti causate da questo fenomeno, sempre più frequenti in Giappone. Molte di queste morti hanno come comune denominatore l’arresto cardiaco, l’ ictus e nella maggior parte delle volte, avvengono per suicidi. In tali casi il burnout è reputato pericoloso e identificato di “terzo livello” perché induce i dipendenti alla morte. Il fenomeno del burnout non riguarda allora, solo l’uscita dal mondo del lavoro di lavoratori che si ammalano, che scelgono di togliersi la vita o di dimettersi per ricominciare una nuova vita. Con questo termine oggi si identifica anche quella grossa fetta di risorse reputate “invisibili” e che vivono giorno per giorno una situazione di rischio lavorativo che colpisce direttamente la salute psicofisica. Pur esistendo una campagna di prevenzione al burnout molte aziende, sottovalutano il fenomeno e le ingerenze ad esso collegate. La motivazione nel cambiare stile lavorativo e vita, deve emergere direttamente dal dipendente. Ricominciare puntando sulle proprie competenze può essere un grande inizio a tutela del proprio benessere.

 

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Il colloquio di lavoro: come prepararsi per superarlo?

colloquio di lavoro

Le domande frequenti degli esaminatori a cui saper rispondere

Il colloquio di lavoro è l’incubo peggiore di tutti coloro i quali sperano in una assunzione. L’ansia e il non controllo emozionale possono influire negativamente nella conduzione di un colloquio.  Prima di inviare una candidatura o rispondere ad un annuncio, è necessario effettuare una ricerca sul web, che permetta di ottenere delle informazioni specifiche sull’azienda in questione, in particolare:

  • Di cosa si occupa l’azienda e quindi effettivamente cosa fa.  È importante capire come funziona tale organizzazione, quali obiettivi intende raggiungere in veste di mission e a quale clientela si rivolge;
  • In che mercato socio economico si espande. Tale approfondimento chiarisce eventuali crisi aziendali, tagli aziendali, come i licenziamenti e la cassa integrazione. Nel caso in cui l’azienda vivesse uno scenario di ambiguità economica si può riflettere sull’invio della candidatura;
  • In che modo la struttura si organizza a livello territoriale. Si può trattare di una struttura in espansione in tutta Italia o soltanto con ramificazione regionale, motivo per cui nel primo caso si deve essere disposi ad eventuali trasferimenti.

Tali informazioni permetteranno nella seconda fase dell’incontro di poter avanzare delle domande congruenti da parte del candidato, che facciano capire di essere motivati all’assunzione.

Le domande più frequenti degli esaminatori, mirano a comprendere il reale interesse del candidato nel voler lavorare in quella azienda specifica, scartando la possibilità che si possa trattare di una candidatura generica.

Tra le domande più importanti, ricordiamo:

  1. Cosa l’ha portata a candidarsi o cosa l’ha colpita della nostra azienda? Con questa domanda si intende carpire qual è la motivazione del candidato e che tipo di potenziale quest’ultimo è in grado di esprimere nell’organizzazione. La risposta deve riguardare i punti di forza del candidato, quindi in che modo e con quali competenze si può contribuire in azienda, in un lasso di tempo determinato.
  2. Perché ha risposto proprio a nostro annuncio? La domanda viene effettuata per sondare la capacità del candidato di aver effettuato uno studio sull’azienda, ecco perché è fondamentale in questo caso spiegare cosa piace di quella organizzazione e quale ruolo si vorrebbe ricoprire, in merito alle competenze possedute.
  3. Tra 5 anni dove si immagina? La domanda espressa, evidenzia quello che in azienda viene comunemente denominato “percorso di carriera”. È importante per l’esaminatore investigare sulla capacità del candidato di poter prefigurarsi un carriera futura e soprattutto constatare l’attaccamento all’organizzazione. Rispondere sostenendo di vedersi ancora in azienda e con un ruolo di responsabilità denota crescita professionale e arricchimento e scambio di conoscenze.
  4. Quale lavoro ha effettuato precedentemente e come mai ha interrotto? Questa domanda serve ad approfondire gli aspetti legati al licenziamento, dimissioni. Semplicemente può essere finalizzata alla presa in carico di una serie di variabili che spingono ad una nuova candidatura da parte dell’individuo. Al fine di mostrare affidabilità, si consiglia al candidato di poter evidenziare alla nuova organizzazione, quali sono stati i precedenti datori di lavoro per ottenere delle referenze, oppure di evidenziarle attraverso forma scritta, unitamente al curriculum.
  5. Perché dovremmo assumere proprio lei?

La domanda intende spronare l’interlocutore nel mettere in luce il contributo effettivo che         si può dare in azienda e quindi il reale valore aggiunto in termini professionali, che si                 ottiene, rispetto a tutte le altre candidature.

A tale proposito può succedere che lo stesso candidato possa essere invitato nell’effettuare delle domande all’esaminatore, per conoscere meglio il core dell’azienda, nonostante le informazioni raccolte dalla rete. Tra queste:

  1. Qual è il profilo che cercate?

L’esaminatore esporrà il profilo lavorativo che intende ricercare per procedere all’assunzione. Attraverso tale risposta si può già dedurre se si tratti di un profilo complementare con il vostro.

  1. Avete numerosi competitor principali, ve ne sono altri a cui effettivamente vi inspirate?

Oltre a citare i competitor rinomati, il fatto di chiederne la presenza di nuovi, mostra curiosità ed interesse ad approfondire l’argomento.

Quello che si consiglia è di non domandare in prima istanza la retribuzione economica e l’inquadramento contrattuale a cui si andrà incontro, poiché in questa fase del colloquio risulta essere sconveniente e prematuro. Mediante la conoscenza di tali domande esposte sempre più  frequentemente dagli esaminatori, il candidato si può allenare, preparare ad un buon colloquio di lavoro solo se consapevole delle aree professionali da potenziare e delle reali competenze possedute.

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