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Soffrire della sindrome da Steve Jobs e scoprire di non essere geniali

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I principi fondamentali che rendono un’idea fallimentare

Il mito di Steve Jobs viene sempre più spesso emulato. I suoi pensieri, le frasi celebri diventano un mantra costante per individui ed organizzazioni. La sua motivazione ed incitazione al lavoro creativo promuovono la fermezza nel dover realizzare i propri sogni. Le certezze allora permangono nelle menti di tutti coloro i quali, sono affascinati dal suo genio. Di qui nasce la mania spropositata di sentirsi dei creatori, dei fautori di un pensiero arguto, al punto tale da alimentare la “sindrome da Steve Jobs”. La caratteristica di questa sindrome è strettamente legata all’Ego spropositato, perché manifestare del narcisismo non basta, infatti considerarsi semplicemente “geniale” è fondamentale. In realtà la definizione di “genio” è labile tanto quanto le idee che ne possono derivare. Questo significa che non tutte le idee partorite sono di successo; anzi la maggior parte di esse risultano essere fallimentari. Avere un’idea creativa significa mettere a punto un progetto rivoluzionario ed innovativo che dia dei risultati nel medio lungo termine. Il frutto di tali risultati origina una nuova visione del mondo ed offre gli strumenti necessari per l’emancipazione dell’uomo. Tuttavia esistono dei principi indiscutibili che rendono un’idea davvero fallimentare:

  1. Sopravvalutare le proprie capacità e competenze. La messa a punto di un’idea sovrastimando se stessi e le proprie competenze non la rende certamente di “successo”. Frequentemente abbiamo delle idee e crediamo siano buone e fattibili. A causa della mancanza di oggettività poiché estremamente coinvolti emotivamente, possiamo dare molto peso al nostro Io, alla nostra persona e alle capacità possedute. Siamo influenzati più dal fatto che l’idea possa piacere, che dalla sua effettiva funzionalità e progettualità;
  2. Non riconoscere gli errori che si commettono. Non c’è errore più grande che non riconoscere gli errori di un progetto. Ignorarli o non individuarli è deleterio per se stessi e per coloro i quali ascoltano e accettano il confronto costruttivo in un gruppo lavorativo;
  3. Credere solo ed elusivamente alle proprie capacità escludendo il consenso e la collaborazione degli altri. Per elaborare una buona idea è necessario ottenere la collaborazione di altri individui, vale a dire che “le grandi cose nel business non vengono mai da una sola persona, ma da un team di persone”. La forza del team trasforma l’idea da buona a vincente.
  4. Il lavoro non è frutto solo di fatica e impegno, ma deve essere soprattutto passione. Fare un lavoro che esprima passione, che dia soddisfazione personale è importantissimo, perché il “lavoro riempirà una buona parte delle giornate”. La gestione del tempo dovrà essere, pertanto oculata e affiancata ad una idea convincente, efficace ed espressione di una passione personale;
  5. Abbandonare gli aspetti innovativi del lavoro non può portare ad un risultato rivoluzionario. Qualsiasi progettualità deve essere pensata e sviluppata sulla base di punti innovativi e funzionali, dando origine a soluzioni che contemplano punti di vista differenti ed evolutivi.

Essere creativi, geniali e fautori di un’idea rivoluzionaria di certo non collima con l’essere narcisisti, autocentrati, sicuri delle proprie competenze e possibilità, dal momento che sono tanti altri, gli aspetti da prendere in considerazione quando si intende promuovere una nuova immagine del mondo lavorativo, personale e professionale.

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