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Psicologia cognitiva nuova professione nel settore sanitario – Il Sole 24 Ore

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L’applicazione della psicologia cognitiva nell’healthcare rappresenta un settore strategico e non ancora del tutto sviluppato in Italia, dove la professione dello psicologo è tuttora percepita primariamente nella sua funzione clinica e terapeutica.
Lo svilupparsi della psicologia cognitiva ci ha portato negli ultimi anni a poter contare su una serie di strumenti estremamente accurati ed efficaci: abbiamo affinato la conoscenza dei meccanismi neurobiologici che sono alla base delle emozioni, dei processi mentali e dei comportamenti interpersonali e di come essi siano influenzati dall’interazione con l’ambiente che ci circonda, cioè dagli stimoli che percepiamo.
Questa “scienza del comportamento umano”, la psicologia cognitiva, studia i fondamenti neuropsicologici della nostra percezione della realtà – oggi veicolata in modo massivo attraverso strumenti audio-visivi – e studia di conseguenza i processi attraverso i quali facciamo le nostre scelte, sia che si tratti di una marca di detersivo, sia che si tratti di partecipare a una campagna di prevenzione. Chiarisce quindi come il funzionamento del nostro cervello crei la realtà percepita, rispondendo alle sollecitazioni del web, dei social media, della comunicazione in generale secondo un sistema di modulazione dei dati sensoriali in funzione delle aspettative individuali.
Questa disciplina si sta rivelando una chiave di volta per l’identificazione dei fattori che possono migliorare in modo significativo le azioni e le strategie di comunicazione di un qualsiasi operatore impegnato a promuovere la salute, sia esso un sistema sanitario, un singolo erogatore pubblico o privato di servizi sanitari, un’organizzazione pubblica per la salute, un’azienda farmaceutica o biomedicale.

Queste competenze si mostrano strategiche specialmente nello scenario attuale e del nostro immediato futuro, in cui la sanità si trova a fronteggiare le grandi questioni della prevenzione, del progressivo invecchiamento della popolazione e della crescita esponenziale, anche nei paesi emergenti, delle malattie croniche, come quelle metaboliche e cardiovascolari, e dei loro costi sociali, per i quali la diffusione e l’adesione efficace a uno stile di vita sano sono le uniche armi possibili.

È stata la consapevolezza che lo psicologo cognitivo sia una risorsa cruciale in tutti quei contesti in cui vi sia la necessità di approntare metodi scientificamente fondati per la promozione della salute e per la diffusione della prevenzione che ci ha spinti a iniziare un lungo percorso di collaborazione con l’Università della Svizzera italiana che si è concretizzato nel primo joint degree che offre un titolo di studio con pari dignità di riconoscimento sia in Italia che in Svizzera (oltre che nel resto dell’Europa), formando psicologi professionisti in grado di intervenire in una realtà sanitaria internazionale.
Alle basi biologiche e psicologiche che da sempre hanno caratterizzato la ricerca del nostro ateneo sono stati infatti integrati altri strumenti fondamentali: le tecniche più avanzate di analisi dei dati, di comunicazione, di gestione manageriale delle realtà complesse. La figura professionale che ne emerge riunisce le ricerche più avanzate di entrambe le università, con competenze trasversali in neuroscienze, comunicazione, analisi dei dati, management e strategia aziendale.
Fin da subito in un contesto internazionale – la laurea magistrale è in inglese e conta su un corpo accademico internazionale, con la didattica che si svolge per metà in Italia e per metà in Svizzera – e fin da subito al lavoro sul campo – ogni studente si troverà inserito durante gli studi in una realtà dinamica di internship in cui sarà chiamato a sviluppare e realizzare un progetto all’interno di alcuni enti partner in Svizzera ed in Italia prima della laurea; ci aspettiamo che questi giovani psicologi diventino esperti in organizzazione, management, mediazione e comunicazione strategica all’interno delle imprese private e delle organizzazioni pubbliche operanti nel ramo della salute, delle tecnologie biomedicali, della ricerca scientifica. Che intervengano nella pubblica amministrazione, nei servizi pubblici dedicati all’educazione, alla scuola, all’ordine pubblico, che sviluppino campagne sociali di prevenzione e tutela della salute, forti della conoscenza delle funzioni biologiche-mentali dell’individuo, senza togliere la loro caratterizzazione professionale di psicologi che li vedrà comunque abilitati agli albi di entrambi i Paesi.

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