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Cosa succede quando preferiamo la critica all’autocritica?

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Gli aspetti che rinvigoriscono la personalità insicura

La critica è un modo per esprimere la nostra personalità, è lo strumento meglio utilizzato per evidenziare disappunti, inoltre è una parte fondamentale del contraddittorio, del gossip, della politica, della vita di tutti i giorni. Criticare può diventare un’arte per chi fa della critica stessa una passione, un lavoro, uno strumento a proprio beneficio. Allora criticare è soddisfacente, soprattutto quando la critica fa parte di noi, del nostro modo di fare, di pensare e della gestione delle relazioni. L’autocritica per alcuni aspetti non appare sempre così soddisfacente, perché mettersi in gioco è difficile, ammettere di non essere perfetti e valutare in modo particolare, le proprie scelte e il proprio comportamento, significa effettuare un percorso interiore spesso di complicata risoluzione. Insomma criticare non costa nulla, è meno stressante e soprattutto permette di rimpinguare, fortificare il proprio IO, di sentirsi forti. Questo è l’atteggiamento tipico delle persone insicure che adottano la critica come strumento a proprio vantaggio, evidenziando difetti e situazioni incresciose nei confronti degli altri, valorizzando se stessi. Quali sono allora gli aspetti che rinvigoriscono le personalità insicure, mediante l’uso della critica?

  1. L’attuazione dei meccanismi di difesa. La critica porta ad una disamina della situazione presa in considerazione. Ciò orienta l’individuo ad incrementare i meccanismi di difesa, poiché egli stesso si aspetta un attacco o un confronto volto non necessariamente alla condivisione delle sue opinioni;
  2. Trasferire i propri punti di debolezza sugli altri. Nelle persone insicure il “transfert” dei propri punti di criticità sugli altri, diviene quasi sistematico. Si teme il giudizio delle persone che ci circondano e si demonizza un proprio difetto fisico o caratteriale, puntando il dito sugli individui. È sempre colpa degli altri se si appare e ci si comporta in un certo modo. L’ossessione di non voler apparire per quello che realmente si è con pregi e difetti e dimostrare di essere tutt’altro, rende queste persone petulanti, puntigliose, incontentabili ed eternamente insoddisfatte;
  3. Cercare il consenso per fare di quella critica un dato condivisibile. Solitamente si cerca il consenso per rendere la critica”attendibile”. Il fatto che altre persone condividano la critica, non ci rende un “pesce fuor d’acqua”. In questo modo la critica può essere rafforzata ed esasperata.
  4. Predisporre gli altri ad una visione negativa delle situazioni. La critica naturalmente non costruttiva ed effettuata da individui insicuri, può predisporre ad una visione negativa delle situazioni, questo perché la persona che la effettua esprime nelle sue considerazioni negatività. Non si può trovare qualcosa di positivo in una critica effettuata da individui che vogliono solo schiacciare e contrastare gli altri.
  5. Essere irruenti per apparire più forti. Una delle caratteristiche delle persone insicure è la capacità di cambiare umore ed idea repentinamente. Questo destabilizza chi li ascolta, infatti spesso si ha difficoltà durante una critica ad ottenere un confronto equilibrato. Ciò che traspare è la capacità di essere irruenti e aggressivi nelle risposte ed esposizione dei fatti. Quale modo più facile è questo per scoraggiare l’altro ad una discussione pacifica e positiva, poiché è tipico porsi con fare aggressivo.

Quello su cui spesso non si riflette e la mera capacità che in realtà, tutti possediamo di fare dei propri difetti dei veri punti di forza. Solo attraverso un atto di coraggio e consapevolezza, si può giungere ad un miglioramento, al fine di comprendere come gestire al meglio le relazioni. In tal modo l’autocritica non è più deprimente, ma assume valore e carattere positivo, perché puntare ad un cambiamento interiore significa anche questo.

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Guadagnare on line con il print on demand e il dropshipping

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Costruire una propria attività attraverso il web

La creatività associata a grande tenacia e volontà  può produrre numerosi esiti positivi. In modo particolare nel caso in cui si è alla ricerca di un lavoro autonomo e si intenda guadagnare attraverso il web, una scelta importante potrebbe essere quella di sviluppare la propria creatività svolgendo un lavoro che piaccia, abbattendo notevolmente i costi.

Di cosa si tratta? Il sogno più frequente di poter lavorare da casa, rilassarsi sul proprio divano, può realizzarsi secondo i principi del “print on demand e il dropshipping”. Nel primo caso se si è abbastanza creativi, si può sviluppare un progetto web avviando un negozio on line . Sono le strategie e-commerce che danno la possibilità di guadagnare mediante investimenti enormemente contenuti.

Il principio del “print on demand” nel campo editoriale per l’autopubblicazione comunemente definito stampa su carta; oppure nel campo d’abbigliamento quale la stampa sul tessuto, in entrambi i casi su richiesta, può essere realizzato tramite 4 step principali:

  1. Iscrizione ad un sito web che dia la possibilità  di produrre e vendere;
  2. Creare ed inserire il prodotto ideato;
  3. Effettuare la promozione del prodotto attraverso i canali web;
  4. Poter ottenere i guadagni dal sito espressi in percentuale.

Con questo metodo, si personalizza il prodotto e si crea un articolo unico, corrispondente alle richieste del mercato.

Per quanto riguarda il “dropshipping  o spedizione e consegna” il requisito fondamentale da ricercare non è la creatività, poiché questa è una nuova  strategia che sostituisce la vendita “porta a porta”. Gli attori coinvolti sono semplicemente il venditore (proprietario del sito), il fornitore (dropshipper) a cui si accede indirettamente mediante dei link presenti sulla pagina web e l’utente (potenziale acquirente) che viaggia sul sito. Tale processo di vendita si distingue in 3 fasi precise:

  1. Il cliente può inviare l’ordine al venditore. Questo significa che l’utente viaggiando all’interno della pagina professionale ideata, quale ad esempio un sito e-commerce, ordina ed effettua l’acquisto  del prodotto desiderato, all’interno di in una da una sezione dedicata;
  2. Il venditore invia l’ordine al fornitore accertandosi in anticipo che i pezzi richiesti siano presenti;
  3. Il fornitore si preoccupa di spedirlo e garantire consegna e funzionamento.

Da venditore il guadagno si ricerca nella differenza di prezzo tra il costo della “spedizione e consegna” ed il prezzo di vendita definitivo, imposto online.

Si possono ricercare pertanto, i siti che promuovono tali particolari strategie di vendita, semplicemente googlando “print on demand e dropshipping”.  Verificare i punti di forza e le aree di miglioramento da potenziare in questo commercio on line, è doveroso al fine di decidere in modo consapevole, l’avvio di un lavoro a basso costo che garantisca tranquillità psicofisica con un click da casa.

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La separazione e il divorzio: le reazioni psicologiche simili ad un lutto

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Le 3 reazioni principali legate ad una separazione e divorzio 

Il divorzio e la separazione dal proprio partner sono concepiti come un evento particolarmente stressante e critico, soprattutto se accostato al menage della vita quotidiana costituita dalla gestione della famiglia e lavoro.

Solitamente si è portati a pensare che la persona che lascia l’altro,  possa soffrire di meno. In realtà il dolore e la sofferenza riguarda entrambi, poiché anche da parte di chi prende la decisione di separarsi, vi è una assunzione di responsabilità e senso di colpa che si può protrarre nei mesi successivi. Inoltre, ciò che diviene interessante è constatare la presenza di aggressività, che si può manifestare generalmente nell’uomo lasciato ed abbandonato dalla donna; al contrario in quest’ultima potrebbe manifestarsi depressione e abbassamento di autostima.

Interrompere una relazione d’amore significa evocare emozioni e sentimenti paragonabili all’evento del lutto, quindi la paura, il dolore, la tristezza, lo sbigottimento, disorientamento e depressione sono il concentrato di quello che si può provare e di come si potrebbe reagire.

Quali sono le reazioni psicologiche al divorzio e alla separazione?

  1. In primo luogo si può provare disorientamento, confusione ed in modo particolare negazione. Comprendere cosa stia succedendo è lo step essenziale per far sopraggiungere la consapevolezza dell’evento e della emozione che si prova. Succede che in alcuni casi non vi sia una rassegnazione immediata e che la negazione prenda il sopravvento. Negare l’esistenza di evento grave e triste è la reazione  osservata come “meccanismo di difesa” ad un episodio particolarmente traumatico;
  2.  La consapevolezza della fine della relazione, come comprensione della chiusura della storia o amore vissuto. È importante che le emozioni destinate appunto alla “consapevolezza” siano chiare e concrete. Questo significa che in tale fase non vi sia da parte dell’individuo l’illusione “del ritorno del partner”, ma che sia riconosciuta in  pienezza la ricostruzione di una nuova vita sociale individuale e quindi non legata all’ex partner;
  3. Vivere in pienezza la sofferenza per poi comprendere in che modo ricominciare a costruire un percorso con nuovi bisogni e valori, destinati alla propria salute psicofisica. La sofferenza in alcuni casi è necessaria che venga vissuta per capire quali sono gli aspetti emozionali e psicologici da potenziare al fine di accrescere la qualità della propria vita.

L’elaborazione del lutto da separazione a seconda dei casi specifici, può avere un tempo minimo di 10 mesi. E’ necessario specificare che non tutti riescono a canalizzare nel giusto modo le emozioni e ad avere reazioni psicologiche sane, vale a dire che non sfocino in patologie dirompenti e croniche. Ecco perché nel momento in cui ci si rende conto che la sofferenza ed il dolore non vengono canalizzati adeguatamente a livello psicofisico,  è fondamentale riconoscere l’aiuto di un supporto psicologico, in grado di direzionare il percorso da svolgere a vantaggio della propria salute.

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Non credere a tutto quello che si legge sul web:I pericoli della disinformazione

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Disinformazione sui social media: le notizie bufala che influenzano le opinioni degli utenti

Facebook è reputato l’ambiente più fruttifero riguardo alle notizie false che circolano all’interno dei post degli utenti e di siti che si pubblicizzano attraverso la piattaforma. Questo significa che gli individui che leggono tali bufale e le condividono sulla propria pagina personale, sono veicolate sempre più verso questa tipologia di informazioni in merito alle preferenze dei like effettuati, creando un nuovo fenomeno manipolatorio perché totalmente strutturato da “notizie del complotto e notizie false”.

Tutto ciò succede perché sistematicamente assimiliamo informazioni attraverso i social media. Basti pensare che per le elezioni di Trump, tra le notizie bufala ritroviamo “l’endorsement di Papa Francesco”, ovvero il fatto che il Papa abbia sostenuto Donald Trump per le elezioni. Ancora molti commentatori sostengono che sia stata proprio la fascia della disinformazione a predisporre gli americani all’elezione del tycoon. Diventa allora sempre più difficile filtrare le informazioni vere e coerenti, da quelle false che fanno scalpore. Mark Zuckerberg reputa, nonostante le numerose critiche sulla diffusione della disinformazione su facebook, che il 99% delle informazioni sulla piattaforma siano valide.

Google dal canto proprio ha voluto effettuare un cambio strategia di politica che permetta ai siti promulgatori di notizie bufale, di non usufruire dei servizi pubblicitari di Mountain View, introducendo per giunta il “Fact Check”o etichetta di qualità che accredita e valida i siti in cui si evidenziano notizie vere. Allo stesso modo Facebook in vista di ciò che Google ha annunciato, rivisita la policy evidenziando di non mostrare la pubblicità anche sui siti di notizie non autentiche. Questo strumento può rappresentare una “misura di sicurezza” verso le notizie bufale; ciò però non garantisce il fatto che esse non possano circolare sul web. Trattandosi di informazioni crescenti di difficile verificabilità e attendibilità, un ipotetica soluzione al problema di poter essere influenzati e manipolati sul web, è stata contemplata dal ricercatore Walter Quattrociocchi che si occupa di disinformazione virale. Questi reputa che trattandosi di un dilemma cognitivo, ovvero strutturato su internet anche a  causa delle mancanze relazionali ed affettive degli individui che in circostanze di particolare sensibilità e predisposizione empatica e curiosità, possano essere orientate ad interiorizzare informazioni e condividerle, sia necessario un osservatorio permanente in grado di trattare la questione nella totalità.

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I vantaggi che ne derivano nell’effettuare un lavoro che ti piace

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Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai

Ai tempi d’oggi la frase che più rappresenta lo status lavorativo italiano è quella ridondante del “già tanto che ho un lavoro”. Ciò è significativo, poiché designa la difficoltà della popolazione nel trovare un lavoro. Bisogna emigrare, molte volte abbandonare i propri affetti, la cultura del luogo e tentare la fortuna altrove. In Italia o all’estero, poco importa. Il mercato richiede flessibilità lavorativa, capacità di adattamento, creatività, aggiornamenti costanti, disponibilità nel cambiare mansione facilmente; insomma una serie di elementi che possono solo a quanto pare “migliorare il bagaglio di competenze che si possiedono”. In parole povere, bisogna saper far tutto in questi tempi di crisi, al fine di essere collocati più facilmente. Eppure c’è chi nella fantasmagorica scena della “tuttologia” non vuole rientrare e si impone in questo business, reputando di voler scegliere un lavoro, una passione, perché se “scegli il lavoro che ami, non lavorerai mai”.

Quali sono i vantaggi che ne derivano nel fare un lavoro che piace?

  1. Essere capi di se stessi. Spesso non si è così fortunati da intraprendere una carriera lavorativa da dipendenti, ed effettuare un lavoro che piace. Generalmente colui il quale predilige la strada del “faccio il lavoro che mi piace” è un lavoratore autonomo che ha deciso di investire e rischiare nel mercato. È egli stesso il capo delle proprie attività, le decisioni prese sono a suo rischio e responsabilità. Si può pensare di essere affiancati da una serie di consiglieri e professionisti che supportino il progetto e che orientino verso il mercato del lavoro più adeguato.
  2. Mettere in pratica le proprie idee e creatività. Finalmente possono essere vagliate le idee più incredibili ed ambiziose. La creatività ha spazio e può essere sviluppata in vari modi, attraverso la messa appunto, di progetti fattibili nel mercato lavorativo e funzionali nel tempo.
  3. Essere padroni del proprio tempo. Fare il lavoro che ami, significa essere consapevoli del tempo dedicato al proprio progetto e decidere quanto investire non solo a livello economico ma di ore lavorative. Il tempo è una risorsa importante per chi intende effettuare un lavoro autonomo o un progetto funzionale che abbia dei riscontri positivi, non solo nel presente ma anche nel futuro.
  4. I benefici psicofisici. Non sentire il peso psicologico di un lavoro che si detesta è un vantaggio estremamente importante. Sono molte le persone che sono disposte ad adattarsi in ambito lavorativo, facendo anche più attività, a causa delle numerose problematiche socio-economiche. La frustrazione e lo stress che ne conseguono, impattano direttamente sulla salute psicofisica della persona. Ci si stente affaticati, deconcentrati, annoiati, stanchi, preoccupati. La mente percepisce gli stimoli ambientali negativi, e quello a cui si va incontro è una vera e propria “violenza psicologica”.

Non sentire il peso di un’attività lavorativa contrastante con le proprie idee, progetti, desideri è il vantaggio più importante legato al benessere psicologico della persona. E’ proprio dalla conduzione di lavori stressanti e frustranti che sorgono patologie e avversità nella sfera privata. Spesso non si è preparati a ciò che ne consegue per tanto con il tempo diventa sempre più complicato per l’individuo cambiare la propria condizione di vita lavorativa e imparare a volersi bene.

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Il fenomeno Trump: la vittoria di una comunicazione efficace

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Le caratteristiche comunicative del nuovo presidente degli USA

Donald Trump è il nuovo presidente degli Usa. Pur essendo stato criticato apertamente, in realtà questi risulta essere il vincitore per i cittadini americani, di una campagna di comunicazione efficace e convincente.

Quali sono le caratteristiche di successo nella comunicazione di Trump?

  1. Trump sponsorizza se stesso perché è un brand. Il suo potere mediatico è forte e prorompente; posta se stesso in modo coerente e senza freni inibitori. La sua è la campagna della comunicazione scorretta attuata volontariamente per attirare l’attenzione di fasce di pubblico differente;
  2. Coinvolge emotivamente il pubblico, parlando in modo diretto e semplice. Trump ripudia la complessità. È solito utilizzare una retorica “semplificativa” che evidenzia un gergo molto familiare ed evita i nessi causali a scopo manipolatorio, in quanto non ha necessità di convincere l’elettorato. Questi, ad esempio reputa che il problema dell’immigrazioni di clandestini provenienti dal Messico possa essere affrontato mediante la costruzione di un muro sul confine geografico Messico-USA. Pertanto,  Trump evita volontariamente di spiegare i risvolti politici e territoriali legati a questa scelta,  perché non reputati indispensabili in quel momento.
  3. Ripetizione sistematica di determinate parole. Tale ripetizione non solo favorisce dei meccanismi di familiarità nella comprensione dei concetti, ma è capace di creare un framing, ovvero un accostamento negativo legato in questo caso ad un personaggio pubblico e rivale quale Hillary Clinton definita più volte “Crooked”, o semplicemente “corrotta”. Attraverso questa definizione ripetuta sistematicamente ha creato sui social e nella mente degli elettori una immagine negativa riconoscibile e attribuibile espressamente a Hillary.
  4. Utilizzo strategico di alcune termini. L’accostamento delle parole, soprattutto di sostantivi e aggettivi è prodotto per generare luoghi comuni di percezione negativa. Questo è il modo più diretto per instillare negli elettori un preconcetto o un concetto veicolato. Trump è solito associare la parola “terrorista” a “islamico” creando quindi, una percezione generalista dell’essere islamico e soprattutto negativa.
  5. Emana messaggi unificanti al fine di promuovere la costruzione di una nuova America. Il suo intento è quello di svecchiare le classi politiche che da anni risiedono nei partiti, per dare spazio a delle nuove menti, cacciando cioè estabilishment e riportando i bravi ragazzi al potere.

I cittadini Americani, a quanto pare hanno deciso di votarlo, di dargli credito,  di appoggiarlo poiché a quanto pare rispetto ad Hillary, questi è risultato durante tutta la campagna elettorale “diretto, prorompente e non contraddittorio nelle scelte esposte”.

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Terremoto e distruzione sul territorio italiano

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Il vantaggio di essere un popolo creativo che ha la forza di ricominciare 

Il terremoto continua a devastare vari territori del centro Italia, mentre il popolo assiste sgomento e addolorato alla distruzione di case e alla morte di individui finiti sotto le macerie. Troppe le persone decedute, quelle che non hanno più il sogno di una casa, di un’attività lavorativa. Tale tragedia è l’emblema di una Italia inginocchiata dinanzi alla forza spietata della natura. Tante le richieste di solidarietà e donazioni per i terremotati, ma soprattutto una voce forte e chiara  emerge come in veste di supplica, un aiuto, una preghiera  agli occhi dello Stato: “non abbandonateci”. Il timore che la sofferenza e l’aiuto richiesto cada nel dimenticatoio, come già successo durante il terremoto dell’Aquila, non può passare in secondo piano, ecco perché si chiede alle istituzioni e allo Stato di essere presenti in modo adeguato, soprattutto nel lungo periodo post-terremoto.

Come si può orientare il popolo alla ricostruzione della civiltà, incrementando positività? Naturalmente gli individui in situazioni di alta criticità come quella delle catastrofi e dei terremoti, necessitano di certezze nello sviluppo di progetti futuri e di sostegno psicologico, al fine di canalizzare nel giusto modo le emozioni negative e la sofferenza venutasi a creare.  Questo è il motivo fondamentale per cui empatia e solidarietà sono elementi indispensabili, nell’applicazione della psicologia dell’emergenza e delle catastrofi. La presenza territoriale di  professionisti competenti che  svolgono il proprio lavoro, supportando individui e famiglie in difficoltà, permette di ricercare le risposte in situazioni critiche e organizzare progetti collettivi durante tali eventi.  Nei casi di disastri e catastrofi che coinvolgono numerose aree territoriali e persone, la psicologia considera le conseguenze che gli eventi ambientali possono avere sul comportamento.  Ciò che favorisce la ricostruzione di un pensiero positivo, sicuramente è la possibilità dell’individuo di fronteggiare con occhi diversi situazioni di alta criticità. Questo significa poter sfruttare la capacità di essere un popolo sorprendentemente creativo. Infatti secondo lo

studio psicologico condotto sulla resilienza e creatività (C.Castelli, 2013), i vantaggi di applicare il pensiero creativo in condizioni ambientali catastrofiche sono:

  • La reinterpretazione della situazione in cui ci si ritrova, dando ad essa un nuovo significato. Quest’ultimo non deve essere riconducibile alla rassegnazione, sofferenza, disperazione, ma volto ad attivare le forze residue dell’individuo per trovare soluzioni funzionali nel tempo;
  • La costruzione di strategie e strumenti per cavarsela in situazioni complesse. In modo particolare tale ingegnosità di carattere pratico assume un valore significativo nella sfera sociale e relazionale;
  • La trasformazione di un evento critico e destabilizzante in una vera e propria opportunità personale. La generazione di idee seppur non immediata è finalizzata alle soluzioni di problemi,vale a dire che occorre scovare nella mente per poterle individuare;
  • Riconoscere i limiti della situazione reale e trovare il modo per esprimere le sofferenze che si patiscono, canalizzando nel giusto modo le emozioni negative. È necessario essere inclini e motivati ad attivare tali processi.

Le catastrofi ambientali, quali i terremoti possono essere in parte fronteggiati dal punto di vista psicologico, quindi dal singolo individuo, sviluppando, sfruttando e mettendo in atto le potenzialità creative in cui l’assunzione del rischio, la flessibilità, il pensiero positivo, l’apertura mentale risultano essere  caratteristiche comportamentali fondamentali per il superamento di eventi negativi drammatici.

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4 tipologie di vampiri sociali che possono trasmettere energie negative

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I vampiri sociali come ci influenzano nella quotidianità?

Attraverso le relazioni quotidiane possiamo confrontarci ed avere a che fare con individui diversi. Ogni persona naturalmente può aprirsi emotivamente e condizionarci, influenzarci. I vampiri sociali sono coloro i quali cercano di trarre il meglio dalle persone con cui si rapportano, trasmettendo solo ed esclusivamente energie negative. Sono così definiti perché hanno la capacità di influenzare gli altri con atteggiamenti e comportamenti spesso antisociali; sono inclini al vittimismo e sono fortemente capaci di manipolare chi li circonda. Spesso il loro comportamento è mosso da frustrazione, ansia, angoscia, il cui  l’obiettivo è riversare sull’interlocutore tutto il concentrato di sentimenti negativi, al fine di sentirsi sollevati.  Non cercano conforto, confronto, supporto, ma solo una vittima su cui scagliare tutto ciò che provano e che li rende instabili.  Come riconoscerli e non cadere nella loro trappola?

Possiamo distinguere 4 tipologie di vampiri sociali, che possono attirare la nostra attenzione, trasmettere ansie, paure, negatività al punto tale da far cambiare opinione e atteggiamento, soprattutto nelle  situazioni  importanti da affrontare, rendendoci instabili, insicuri e psicologicamente fragili.

  1. I paranoici e confabulatori. Corrispondono a quella tipologia di vampiri sociali che oltre a vedere il marcio ovunque, sono dell’opinione che il mondo è in combutta contro di loro. Ogni evento e situazione da affrontare durante la giornata, guarda caso può avere un risvolto negativo a causa dell’intromissione di qualcun altro. Tutti possono confabulare ed essere il disegno perfetto di una macchina del potere che si muove a loro discapito, mettendoli in cattiva luce e facendoli apparire agli occhi degli altri  delle vittime;
  2. I saccenti. Questi vampiri sociali sono persone che mostrano una certa sicurezza interiore perché credono di sapere tutto. Spesso non ci sono spazi di confronto con l’interlocutore, infatti annientano e manipolano la conduzione dei discorsi, con monologhi orientati su aspetti auto-celebrativi. Agli occhi degli altri vogliono apparire potenti e sicuri delle teorie che portano avanti e pur affascinando con discorsi complessi ed autorevoli, si muovono con l’obiettivo di gestire “relazioni impari”, facendo sentire l’altro inferiore psicologicamente e totalmente suggestionabile al fine di raggiungere i propri scopi;
  3. I chiacchieroni e logorroici. Sono definiti vampiri sociali perché parlano continuamente di tutto ciò che passa per la mente, portando l’altro allo sfinimento. Questo atteggiamento ritrova numerose reazioni negli altri; le solite  sono l’allontanamento psicologico e il totale disinteresse o perdita di ascolto, in quanto diventa difficile e particolarmente stremante riuscire ad essere concentrati su discorsi ripetuti all’infinito in cui non si ritrova logicità. Tali vampiri psicologici, preferiscono confondere chi li circonda riguardo la natura che li caratterizza, disorientando spesso gli altri su se stessi. Non si espongono mai realmente, in quanto temono di essere giudicati e di far comprendere le strategie che possono mettere in atto per raggiungere gli obiettivi;
  4.  I disprezzanti e pettegoli. Queste persone hanno la caratteristica di essere riluttanti verso gli altri e le situazioni che si presentano, anche quelle in cui sono palesi le opportunità da cogliere. Disprezzare diventa un modus operandi, per dimostrare agli altri che si vive in una situazione sicuramente di superiorità, sminuendo quello che di buono c’è, pur di parlare bene di se stessi. Insomma gli altri sono quello che sono e loro invece sono il meglio. Criticare è una faccenda sistematica, perché si devono sempre e comunque giustificare le proprie azioni lecite ed illecite.

Tutti i comportamenti elencati fanno di questi individui dei vampiri sociali perché intrisi dalle proprie insicurezze non si rapportano agli altri in maniera genuina, spontanea, sincera, evitando di ricercare un rapporto equilibrato, ovvero fatto  di scambio reciproco di opinioni e sensazioni.  Le persone sono solo degli involucri da riempire, manomettere, rompere,  usare e buttar via a loro comodità e piacimento, perché l’empatia e il riconoscimento delle emozioni degli altri, viene sostituito dall’opportunismo e dall’egoismo.

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Il video curriculum: una candidatura originale a cui non rinunciare

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Come sviluppare un video curriculum di successo?

Esportato dagli Stati Uniti, il video curriculum viene accolto positivamente anche dalle aziende italiane. Seppur in auge da un paio d’anni, il video curriculum risulta essere un valore aggiunto alla propria candidatura; inoltre funge da supporto alla stesura del tradizionale curriculum, e permette di suscitare curiosità nei selezionatori che possono prendere in carico la candidatura più velocemente. Chiaramente risulta più entusiasmante ascoltare un candidato che leggere passivamente le sue competenze, interessi e il motivo per il quale vuole ricoprire una determinata mansione. Sviluppare un video curriculum che abbia successo significa seguire delle linee guide fondamentali:

  1. La messa a punto del video non deve assolutamente essere fatta in modo amatoriale. In questo caso, impossibilitati nel rivolgersi un esperto di video si può ricorrere alla tecnologia di nuova generazione, ad esempio all’utilizzo di uno smartphone;
  2. E’ necessario creare un senso del contesto professionale o neutro. E’ indispensabile vestirsi in modo professionale e creare uno sfondo contestualizzato al lavoro che si intende svolgere, come potrebbe essere un ufficio, evitando le riprese in ambienti difformi dalla candidatura.
  3. Essere incisivi guardando l’obiettivo, creando un video di massimo 3 minuti. Il video non deve assolutamente essere la descrizione della propria vita lavorativa, ma semplicemente la sintesi adeguata di quello che avete già effettuato a livello lavorativo e i motivi per cui vi candidate in un nuova mansione.
  4. Iniziare presentandosi in modo adeguato, raccontando una metafora che vi rappresenta lavorativamente parlando. Ciò risulta essere  singolare in quanto attraverso il racconto della metafora o di un episodio lavorativo che vi ha insegnato qualcosa, si comprendono i valori che vi rappresentano come persona e come professionista.
  5. Spiegare le ragioni che dovrebbero indurre l’azienda ad assumervi. Questa fase è cruciale perché attraverso le motivazioni declinate l’azienda può decidere di passare allo step successivo della conoscenza, quale il colloquio di lavoro. I selezionatori, avendo già avuto un imprinting con il video curriculum a supporto del curriculum tradizionale, hanno di sicuro sviluppato un’idea sul candidato, quindi la convocazione al colloquio potrebbe in alcuni casi, solo essere una conferma, una formalità alla prima buona impressione.
  6. Ringraziare. Ringraziare è semplicemente una forma di educazione all’ascolto e all’attenzione data al video da parte dell’azienda.

E’ lecito sapere che il video curriculum può essere utilizzato in due occasioni ben distinte: 

  • la candidatura per un lavoro specifico, ovvero ricoprendo di già una posizione lavorativa, si spiegano le ragioni secondo le quali si è adatti per quel “determinato lavoro”;
  • la candidatura per un lavoro generico, vale a dire che in questo caso non si fa altro che rispondere alle consuete domande da colloquio di lavoro senza che qualcuno le ponga. In tal modo riassumente brevemente la vostra storia lavorativa e le motivazioni che vi spingono alla candidatura.

Dopo aver raggiunto una adeguata messa a punto  del video curriculum,  non rimane altro che allegarlo nei vari portali on line delle aziende che presentano questa particolarità nella candidatura ed in quelli per la ricerca del lavoro;  inserirlo nei profili social dedicati ai “video curricula”; allegarlo nelle mail con il curriculum tradizionale; condividerlo tra la rete di contatti che possedete; infine inserirlo nella vostra pagina on line per sponsorizzarvi.

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Ritrovare la motivazione lavorativa si può?

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La ristrutturazione aziendale: azioni e reazioni positive dei dipendenti

Lavorare in condizioni aziendali critiche in un Paese in cui trovare lavoro è davvero difficile, può risultare essere uno scenario quotidiano. Basti pensare alle situazioni in cui oggi riversano gli operai dell’Ilva di Taranto, famosa acciaieria della Puglia ove sistematicamente vi è un incremento delle morti bianche nonostante, vi siano provvedimenti giudiziari legati non solo alla salute dei dipendenti, ma al catastrofico inquinamento ambientale. Altri casi massivi, si riscontrano nelle aziende che esercitano una pressione psicologica diversa, ovvero la cosiddetta  ristrutturazione organizzativa volta ai “tagli o sizing del capitale umano” il cui vantaggio è prettamente economico. Ciò provoca il licenziamento in larga scala de dipendenti. L’espulsione coercitiva dei lavoratori, affrontata con i vari ammortizzatori sociali, allora sembrerebbe essere l’unica via d’uscita nel caos della crisi economica. In verità il processo di Ristrutturazione Organizzativa può essere osservato con una diversa accezione, ossia come quello strumento preventivo ad un possibile fallimento aziendale, al fine di individuare gli elementi critici e patologici in un sistema organizzativo. In quest’ottica oltre a preservare il bilancio economico, quello che si fa è garantire la messa in sicurezza del potenziale umano. L’esclusione al fallimento pertanto, riguardando soprattutto la gestione del potenziale umano, deve essere fronteggiato con strategie correttive a supporto e a vantaggio dei dipendenti.  Questi ultimi a loro volta, essendo gli attori  della crisi economica e della stessa ristrutturazione organizzativa, possono essere investiti da una crisi di ruolo che li destabilizza; portatrice soprattutto di calo della performance, demotivazione, insoddisfazione lavorativa e nei casi più gravi potrebbe far insorgere la sindrome da lavoro stress correlato e depressione. In che modo allora, l’azienda può nuovamente motivare i dipendenti al lavoro e quindi accrescere reazioni positive durate il processo critico di ristrutturazione aziendale?

1. Promuovere la semplicità nelle dinamiche relazionali e dei processi attraverso la leadership distribuita. E’ necessario che vi sia un  diretto riferimento e coinvolgimento nei progetti lavorativi dei dipendenti anche dal basso livello gerarchico, in quanto attori attivi dello sviluppo lavorativo. I dipendenti, possono essere coinvolti nella responsabilità di un progetto e nei feedback collegati ad esso. Il concetto rivoluzionario sta nel promuovere in ciascun lavoratore individuato ai vari livelli della scala organizzativa, un leader. Questi deve essere capace di guidare un gruppo con cognizione di causa, al fine di promuovere una nuova conoscenza. Lo scopo è sviluppare progetti coerenti per la cultura aziendale. La leadership distribuita, inoltre è intesa non più come utopia soprattutto nelle grandi aziende, i cui top manager devono potersi confrontare direttamente con coloro i quali elaborano il processo e lo mettono in pratica;

2. La chiarezza come elemento innovatore. Spesso i dipendenti sviluppano processi e obiettivi ostici e poco chiari.Nel processo di rivalutazione e ristrutturazione aziendale è fondamentale che siano snellite tutte le procedure che creano complessità, caos, per  focalizzare l’attenzione sui cardini fondamentali dell’azienda, quali la gestione dei processi e delle risorse.Gli obiettivi e i risultati possono essere raggiunti tagliando la complessità delle operazioni che ruotano intorno ad essi;

3. Incremento della valorizzazione delle risorse. Essere valutati in modo corretto significa ottenere un accrescimento della motivazione professionale e innalzamento della performance. Le risorse intese come apporto di capitale umano e di nuova conoscenza, necessitano di una equa valorizzazione delle competenze. La responsabilità dell’elaborazione e messa a punto di un progetto funzionale per l’azienda, da parte dei dipendenti, permette l’emersione di risorse reputate creativi e singolari. Di qui nasce l’esigenza dell’individuazione dei talenti. L’obiettivo è identifipercare un gruppo di creativi che possano trasferire idee ed intuizioni funzionali, in progetti utilizzabili nel presente e che abbiano soprattutto una prefigurazione e valenza futura;

4. Sostituzione dei rapporti formali con i rapporti informali in azienda. L’informalità dei rapporti consiste nella possibilità da parte del top management di stabilire dei rapporti diretti ed immediati con i dipendenti che lavorano nelle varie scale gerarchiche dell’organigramma organizzativo. In questo modo l’aspetto meritocratico emerge in parte con migliore chiarezza. Ad essere sottoposti a valutazione non sono solo i dipendenti, ma anche i responsabili che necessitano di buoni feedback dallo stesso gruppo di lavoro in cui operano. L’obiettivo è validare una corretta gestione delle dinamiche di gruppo e processi lavorativi;

5. Prefigurazione di carriera. La possibilità di ottenere un percorso di carriera è uno dei cardini essenziali che garantisce l’incremento della motivazione. Sapere di effettuare un lavoro per obiettivi, sviluppare un progetto, assumersi la responsabilità di condividere per ruolo e compiti una leadership è motivante soprattutto se a tutto questo si associa  una crescita professionale quale l’avanzamento di carriera.

Tali linee guida dimostrano che la motivazione del personale può essere sostenuta in modi differenti dalle aziende che attraversano un momento di crisi economica; in particolare  affidarsi ad una equa valorizzazione delle risorse umane osservata come portatrice di nuova conoscenza, è la prima  scelta vincente volta ad evitare il fallimento organizzativo.

 

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