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Il terrore di affrontare un colloquio di lavoro: Le 10 regole d’oro per il colloquio lavorativo

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Le 10 regole da seguire per affrontare un colloquio di lavoro

Affrontare un colloquio di lavoro diventa sempre più stressante soprattutto quando si spera di poterlo superare. Avanti allora con i manuali più importanti di psicologia, per comprendere al meglio, come condurre un colloquio, ed evitare di essere scartati dall’azienda in cui si intende lavorare. Sono semplicemente 10 le regole da seguire ed applicare al fine di avere un esito positivo al colloquio:

  1. Essere sicuri del nome del selezionatore, dell’ora e del luogo in cui verrà effettuato il colloquio. Cosa buona e giusta è proprio quella di recarsi nel luogo prefissato in anticipo per non imbattersi in prime dèfaillance.
  2. Presentarsi con un look coerente al tipo di professione richiesta. Questo oltre a dimostrare di essere una persona ordinata, fa comprendere di aver percepito “l’atteggiamento” del luogo in cui si intende lavorare. Naturalmente se si volesse cercar lavoro in un’azienda contabile, diventerebbe complicato mostrare di aver compreso dove ci si trova, nel caso in cui il candidato si presenti in pantaloncini e ciabatte;
  3. Arrivare al colloquio con il massimo di informazioni sull’azienda. Ottenere informazioni relative all’azienda permette di partire con un grande vantaggio: conoscere in anticipo la mission e la vision dell’organizzazione di cui si vuol rientrare a far parte. Questo significa che le risposte durante il colloquio potranno essere contestualizzate al fine di dimostrare il reale interesse a voler essere assunti;
  1. Preparare una scaletta degli argomenti da affrontare nel colloquio, mediante un’analisi specifica delle proprie competenze, esperienze, e caratteristiche personali. L’unico modo per mostrarsi preparati è allenarsi alla conduzione del colloquio, mediante gli argomenti che riguardano la propria persona a livello lavorativo;
  2. Prepararsi a rispondere in anticipo alle eventuali domande poste dal selezionatore. Prevenire le tipiche domande che il selezionatore potrebbe fare durante il colloquio significa allenarsi a risposte efficaci per non passare inosservati ed avere margini di successo;
  3. Concentrarsi sull’interlocutore ponendosi in situazione di ascolto attivo. Il candidato deve essere molto attento alle domande e ai discorsi del selezionatore, perché comprendere il messaggio e il contenuto delle frasi, rappresenta già un traguardo per chi volesse superare il colloquio. Questa regola viene spesso sottovalutata in quanto, si tende ad anticipare le domande del selezionatore, con discorsi spesso lunghi e decentrati rispetto all’obiettivo del colloquio;
  1. Condurre il colloquio attivamente ponendo domande pertinenti per chiarire i propri dubbi. In caso di dubbi è lecito che il candidato possa effettuare le sue domande inerenti l’azienda, evitando contestualizzazioni con la propria vita privata. Ad esempio si può rischiare di essere esclusi dalla candidatura nel caso in cui si specifichi di avere delle precise necessità, ovvero, si vuole effettuare un lavoro part-time, mentre si sta concorrendo per una candidatura full- time;
  2. Controllare l’ansia e i messaggi non verbali cercando di dimostrare interesse e motivazione. L’autocontrollo in questa fase è indispensabile per incrementare l’interesse e l’attenzione verso gli aspetti più cruciali durante il colloquio. La fase emozionale deve poter essere dominata per non cadere in tranelli emotivi, che facciano escludere il candidato a priori;
  3. Recepire l’esaminatore come una persona non come un giudice. Sentirsi in una condizione di supponenza non può facilitare il compito del candidato nel condurre un buon colloquio. Il selezionatore non è un giudice ma una persona con i propri dubbi e incertezze;
  4. L’esaminatore deve essere concepito come un “potenziale” cliente al quale dimostrare lealtà, per ottenere fiducia. Questo cambio di rotta di idee, permette di affrontare il colloquio in modo mirato, perché il candidato è orientato a sponsorizzare se stesso, le proprie competenze e professionalità al fine di ottenere successo.
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Lo stress lavorativo di terzo livello: il Burnout

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Quando il lavoro è un campo minato che innesca ansie, frustrazioni e suicidio

Le risposte mentale e fisica allo stress lavorativo possono essere infinite, ma la situazione diventa incontrollabile quando agli enormi carichi di lavoro e al cattivo clima lavorativo si associa il totale distacco emotivo e la depersonalizzazione e demotivazione verso il compito svolto. Tale approccio negativo al lavoro è in netto incremento soprattutto in situazioni di precarietà, come è stato dimostrato in una studio condotto da Elena Pirati sulla rivista Social Science &Medicine con conseguenze enormi sia a livello psicologico sia fisico. Questo significa che la sindrome da burnout non riguarda solo gli stressors legati ad un lavoro che non piace o ad un rapporto conflittuale con il proprio capo, ma concerne la stanchezza mentale nel non riuscire più a gestire conflitti di natura etica, morale.

Come riconoscere la sindrome da Burnout?

  1. Presenza di apatia. Recarsi al lavoro senza alcuna motivazione personale è uno dei campanelli d’allarme di tale sindrome. Non si è più energici e ottimisti nel lavoro, l’indifferenza al compito e ruolo svolto possono allontanare il dipendente ad un impegno dato al cento per cento. Quello che si svolge ha perso completamente interesse, per cui si tende al raggiungimento degli obiettivi per dovere, pensando solo di dover uscire dal proprio posto di lavoro.
  2. L’incremento dell’ansia e della paura. Spesso lavorare in gruppo e assicurarsi che i carichi di lavoro siano costantemente smaltiti può generare ansia e attacchi di panico. Ciò succede nel momento in cui non vi è un vero incentivo lavorativo e ci si rende conto che il tempo trascorso in azienda è completamente perso. A ciò può aggiungersi la frustrazione di non essere valutati adeguatamente.
  3. L’emersione del cinismo. Si diventa duri e distaccati emotivamente all’interno del gruppo di lavoro al punto da non avere le energie e spazi mentali per gestire i conflitti generati con altri colleghi. La rabbia e l’aggressività emergono in questa fase seppellendo l’empatia e il confronto verbale.
  4. Il manifestarsi del risentimento, introversione ed isolamento. La frustrazione, l’apatia, il cinismo, portano inevitabilmente alla crescita del risentimento verso gli altri e verso l’azienda. Questa è la fase più complessa e delicata in quanto il dipendente se non aiutato, assume atteggiamenti di esclusione dal gruppo e di introversione ed isolamento che possono sfociare in depressione.

Le condizioni di lavoro estreme spesso sono il motore di avvio al burnout, basti pensare alle morti causate da questo fenomeno, sempre più frequenti in Giappone. Molte di queste morti hanno come comune denominatore l’arresto cardiaco, l’ ictus e nella maggior parte delle volte, avvengono per suicidi. In tali casi il burnout è reputato pericoloso e identificato di “terzo livello” perché induce i dipendenti alla morte. Il fenomeno del burnout non riguarda allora, solo l’uscita dal mondo del lavoro di lavoratori che si ammalano, che scelgono di togliersi la vita o di dimettersi per ricominciare una nuova vita. Con questo termine oggi si identifica anche quella grossa fetta di risorse reputate “invisibili” e che vivono giorno per giorno una situazione di rischio lavorativo che colpisce direttamente la salute psicofisica. Pur esistendo una campagna di prevenzione al burnout molte aziende, sottovalutano il fenomeno e le ingerenze ad esso collegate. La motivazione nel cambiare stile lavorativo e vita, deve emergere direttamente dal dipendente. Ricominciare puntando sulle proprie competenze può essere un grande inizio a tutela del proprio benessere.

 

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Guadagnare on line con il print on demand e il dropshipping

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Costruire una propria attività attraverso il web

La creatività associata a grande tenacia e volontà  può produrre numerosi esiti positivi. In modo particolare nel caso in cui si è alla ricerca di un lavoro autonomo e si intenda guadagnare attraverso il web, una scelta importante potrebbe essere quella di sviluppare la propria creatività svolgendo un lavoro che piaccia, abbattendo notevolmente i costi.

Di cosa si tratta? Il sogno più frequente di poter lavorare da casa, rilassarsi sul proprio divano, può realizzarsi secondo i principi del “print on demand e il dropshipping”. Nel primo caso se si è abbastanza creativi, si può sviluppare un progetto web avviando un negozio on line . Sono le strategie e-commerce che danno la possibilità di guadagnare mediante investimenti enormemente contenuti.

Il principio del “print on demand” nel campo editoriale per l’autopubblicazione comunemente definito stampa su carta; oppure nel campo d’abbigliamento quale la stampa sul tessuto, in entrambi i casi su richiesta, può essere realizzato tramite 4 step principali:

  1. Iscrizione ad un sito web che dia la possibilità  di produrre e vendere;
  2. Creare ed inserire il prodotto ideato;
  3. Effettuare la promozione del prodotto attraverso i canali web;
  4. Poter ottenere i guadagni dal sito espressi in percentuale.

Con questo metodo, si personalizza il prodotto e si crea un articolo unico, corrispondente alle richieste del mercato.

Per quanto riguarda il “dropshipping  o spedizione e consegna” il requisito fondamentale da ricercare non è la creatività, poiché questa è una nuova  strategia che sostituisce la vendita “porta a porta”. Gli attori coinvolti sono semplicemente il venditore (proprietario del sito), il fornitore (dropshipper) a cui si accede indirettamente mediante dei link presenti sulla pagina web e l’utente (potenziale acquirente) che viaggia sul sito. Tale processo di vendita si distingue in 3 fasi precise:

  1. Il cliente può inviare l’ordine al venditore. Questo significa che l’utente viaggiando all’interno della pagina professionale ideata, quale ad esempio un sito e-commerce, ordina ed effettua l’acquisto  del prodotto desiderato, all’interno di in una da una sezione dedicata;
  2. Il venditore invia l’ordine al fornitore accertandosi in anticipo che i pezzi richiesti siano presenti;
  3. Il fornitore si preoccupa di spedirlo e garantire consegna e funzionamento.

Da venditore il guadagno si ricerca nella differenza di prezzo tra il costo della “spedizione e consegna” ed il prezzo di vendita definitivo, imposto online.

Si possono ricercare pertanto, i siti che promuovono tali particolari strategie di vendita, semplicemente googlando “print on demand e dropshipping”.  Verificare i punti di forza e le aree di miglioramento da potenziare in questo commercio on line, è doveroso al fine di decidere in modo consapevole, l’avvio di un lavoro a basso costo che garantisca tranquillità psicofisica con un click da casa.

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I vantaggi che ne derivano nell’effettuare un lavoro che ti piace

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Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai

Ai tempi d’oggi la frase che più rappresenta lo status lavorativo italiano è quella ridondante del “già tanto che ho un lavoro”. Ciò è significativo, poiché designa la difficoltà della popolazione nel trovare un lavoro. Bisogna emigrare, molte volte abbandonare i propri affetti, la cultura del luogo e tentare la fortuna altrove. In Italia o all’estero, poco importa. Il mercato richiede flessibilità lavorativa, capacità di adattamento, creatività, aggiornamenti costanti, disponibilità nel cambiare mansione facilmente; insomma una serie di elementi che possono solo a quanto pare “migliorare il bagaglio di competenze che si possiedono”. In parole povere, bisogna saper far tutto in questi tempi di crisi, al fine di essere collocati più facilmente. Eppure c’è chi nella fantasmagorica scena della “tuttologia” non vuole rientrare e si impone in questo business, reputando di voler scegliere un lavoro, una passione, perché se “scegli il lavoro che ami, non lavorerai mai”.

Quali sono i vantaggi che ne derivano nel fare un lavoro che piace?

  1. Essere capi di se stessi. Spesso non si è così fortunati da intraprendere una carriera lavorativa da dipendenti, ed effettuare un lavoro che piace. Generalmente colui il quale predilige la strada del “faccio il lavoro che mi piace” è un lavoratore autonomo che ha deciso di investire e rischiare nel mercato. È egli stesso il capo delle proprie attività, le decisioni prese sono a suo rischio e responsabilità. Si può pensare di essere affiancati da una serie di consiglieri e professionisti che supportino il progetto e che orientino verso il mercato del lavoro più adeguato.
  2. Mettere in pratica le proprie idee e creatività. Finalmente possono essere vagliate le idee più incredibili ed ambiziose. La creatività ha spazio e può essere sviluppata in vari modi, attraverso la messa appunto, di progetti fattibili nel mercato lavorativo e funzionali nel tempo.
  3. Essere padroni del proprio tempo. Fare il lavoro che ami, significa essere consapevoli del tempo dedicato al proprio progetto e decidere quanto investire non solo a livello economico ma di ore lavorative. Il tempo è una risorsa importante per chi intende effettuare un lavoro autonomo o un progetto funzionale che abbia dei riscontri positivi, non solo nel presente ma anche nel futuro.
  4. I benefici psicofisici. Non sentire il peso psicologico di un lavoro che si detesta è un vantaggio estremamente importante. Sono molte le persone che sono disposte ad adattarsi in ambito lavorativo, facendo anche più attività, a causa delle numerose problematiche socio-economiche. La frustrazione e lo stress che ne conseguono, impattano direttamente sulla salute psicofisica della persona. Ci si stente affaticati, deconcentrati, annoiati, stanchi, preoccupati. La mente percepisce gli stimoli ambientali negativi, e quello a cui si va incontro è una vera e propria “violenza psicologica”.

Non sentire il peso di un’attività lavorativa contrastante con le proprie idee, progetti, desideri è il vantaggio più importante legato al benessere psicologico della persona. E’ proprio dalla conduzione di lavori stressanti e frustranti che sorgono patologie e avversità nella sfera privata. Spesso non si è preparati a ciò che ne consegue per tanto con il tempo diventa sempre più complicato per l’individuo cambiare la propria condizione di vita lavorativa e imparare a volersi bene.

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Il colloquio di lavoro: come prepararsi per superarlo?

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Le domande frequenti degli esaminatori a cui saper rispondere

Il colloquio di lavoro è l’incubo peggiore di tutti coloro i quali sperano in una assunzione. L’ansia e il non controllo emozionale possono influire negativamente nella conduzione di un colloquio.  Prima di inviare una candidatura o rispondere ad un annuncio, è necessario effettuare una ricerca sul web, che permetta di ottenere delle informazioni specifiche sull’azienda in questione, in particolare:

  • Di cosa si occupa l’azienda e quindi effettivamente cosa fa.  È importante capire come funziona tale organizzazione, quali obiettivi intende raggiungere in veste di mission e a quale clientela si rivolge;
  • In che mercato socio economico si espande. Tale approfondimento chiarisce eventuali crisi aziendali, tagli aziendali, come i licenziamenti e la cassa integrazione. Nel caso in cui l’azienda vivesse uno scenario di ambiguità economica si può riflettere sull’invio della candidatura;
  • In che modo la struttura si organizza a livello territoriale. Si può trattare di una struttura in espansione in tutta Italia o soltanto con ramificazione regionale, motivo per cui nel primo caso si deve essere disposi ad eventuali trasferimenti.

Tali informazioni permetteranno nella seconda fase dell’incontro di poter avanzare delle domande congruenti da parte del candidato, che facciano capire di essere motivati all’assunzione.

Le domande più frequenti degli esaminatori, mirano a comprendere il reale interesse del candidato nel voler lavorare in quella azienda specifica, scartando la possibilità che si possa trattare di una candidatura generica.

Tra le domande più importanti, ricordiamo:

  1. Cosa l’ha portata a candidarsi o cosa l’ha colpita della nostra azienda? Con questa domanda si intende carpire qual è la motivazione del candidato e che tipo di potenziale quest’ultimo è in grado di esprimere nell’organizzazione. La risposta deve riguardare i punti di forza del candidato, quindi in che modo e con quali competenze si può contribuire in azienda, in un lasso di tempo determinato.
  2. Perché ha risposto proprio a nostro annuncio? La domanda viene effettuata per sondare la capacità del candidato di aver effettuato uno studio sull’azienda, ecco perché è fondamentale in questo caso spiegare cosa piace di quella organizzazione e quale ruolo si vorrebbe ricoprire, in merito alle competenze possedute.
  3. Tra 5 anni dove si immagina? La domanda espressa, evidenzia quello che in azienda viene comunemente denominato “percorso di carriera”. È importante per l’esaminatore investigare sulla capacità del candidato di poter prefigurarsi un carriera futura e soprattutto constatare l’attaccamento all’organizzazione. Rispondere sostenendo di vedersi ancora in azienda e con un ruolo di responsabilità denota crescita professionale e arricchimento e scambio di conoscenze.
  4. Quale lavoro ha effettuato precedentemente e come mai ha interrotto? Questa domanda serve ad approfondire gli aspetti legati al licenziamento, dimissioni. Semplicemente può essere finalizzata alla presa in carico di una serie di variabili che spingono ad una nuova candidatura da parte dell’individuo. Al fine di mostrare affidabilità, si consiglia al candidato di poter evidenziare alla nuova organizzazione, quali sono stati i precedenti datori di lavoro per ottenere delle referenze, oppure di evidenziarle attraverso forma scritta, unitamente al curriculum.
  5. Perché dovremmo assumere proprio lei?

La domanda intende spronare l’interlocutore nel mettere in luce il contributo effettivo che         si può dare in azienda e quindi il reale valore aggiunto in termini professionali, che si                 ottiene, rispetto a tutte le altre candidature.

A tale proposito può succedere che lo stesso candidato possa essere invitato nell’effettuare delle domande all’esaminatore, per conoscere meglio il core dell’azienda, nonostante le informazioni raccolte dalla rete. Tra queste:

  1. Qual è il profilo che cercate?

L’esaminatore esporrà il profilo lavorativo che intende ricercare per procedere all’assunzione. Attraverso tale risposta si può già dedurre se si tratti di un profilo complementare con il vostro.

  1. Avete numerosi competitor principali, ve ne sono altri a cui effettivamente vi inspirate?

Oltre a citare i competitor rinomati, il fatto di chiederne la presenza di nuovi, mostra curiosità ed interesse ad approfondire l’argomento.

Quello che si consiglia è di non domandare in prima istanza la retribuzione economica e l’inquadramento contrattuale a cui si andrà incontro, poiché in questa fase del colloquio risulta essere sconveniente e prematuro. Mediante la conoscenza di tali domande esposte sempre più  frequentemente dagli esaminatori, il candidato si può allenare, preparare ad un buon colloquio di lavoro solo se consapevole delle aree professionali da potenziare e delle reali competenze possedute.

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Il video curriculum: una candidatura originale a cui non rinunciare

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Come sviluppare un video curriculum di successo?

Esportato dagli Stati Uniti, il video curriculum viene accolto positivamente anche dalle aziende italiane. Seppur in auge da un paio d’anni, il video curriculum risulta essere un valore aggiunto alla propria candidatura; inoltre funge da supporto alla stesura del tradizionale curriculum, e permette di suscitare curiosità nei selezionatori che possono prendere in carico la candidatura più velocemente. Chiaramente risulta più entusiasmante ascoltare un candidato che leggere passivamente le sue competenze, interessi e il motivo per il quale vuole ricoprire una determinata mansione. Sviluppare un video curriculum che abbia successo significa seguire delle linee guide fondamentali:

  1. La messa a punto del video non deve assolutamente essere fatta in modo amatoriale. In questo caso, impossibilitati nel rivolgersi un esperto di video si può ricorrere alla tecnologia di nuova generazione, ad esempio all’utilizzo di uno smartphone;
  2. E’ necessario creare un senso del contesto professionale o neutro. E’ indispensabile vestirsi in modo professionale e creare uno sfondo contestualizzato al lavoro che si intende svolgere, come potrebbe essere un ufficio, evitando le riprese in ambienti difformi dalla candidatura.
  3. Essere incisivi guardando l’obiettivo, creando un video di massimo 3 minuti. Il video non deve assolutamente essere la descrizione della propria vita lavorativa, ma semplicemente la sintesi adeguata di quello che avete già effettuato a livello lavorativo e i motivi per cui vi candidate in un nuova mansione.
  4. Iniziare presentandosi in modo adeguato, raccontando una metafora che vi rappresenta lavorativamente parlando. Ciò risulta essere  singolare in quanto attraverso il racconto della metafora o di un episodio lavorativo che vi ha insegnato qualcosa, si comprendono i valori che vi rappresentano come persona e come professionista.
  5. Spiegare le ragioni che dovrebbero indurre l’azienda ad assumervi. Questa fase è cruciale perché attraverso le motivazioni declinate l’azienda può decidere di passare allo step successivo della conoscenza, quale il colloquio di lavoro. I selezionatori, avendo già avuto un imprinting con il video curriculum a supporto del curriculum tradizionale, hanno di sicuro sviluppato un’idea sul candidato, quindi la convocazione al colloquio potrebbe in alcuni casi, solo essere una conferma, una formalità alla prima buona impressione.
  6. Ringraziare. Ringraziare è semplicemente una forma di educazione all’ascolto e all’attenzione data al video da parte dell’azienda.

E’ lecito sapere che il video curriculum può essere utilizzato in due occasioni ben distinte: 

  • la candidatura per un lavoro specifico, ovvero ricoprendo di già una posizione lavorativa, si spiegano le ragioni secondo le quali si è adatti per quel “determinato lavoro”;
  • la candidatura per un lavoro generico, vale a dire che in questo caso non si fa altro che rispondere alle consuete domande da colloquio di lavoro senza che qualcuno le ponga. In tal modo riassumente brevemente la vostra storia lavorativa e le motivazioni che vi spingono alla candidatura.

Dopo aver raggiunto una adeguata messa a punto  del video curriculum,  non rimane altro che allegarlo nei vari portali on line delle aziende che presentano questa particolarità nella candidatura ed in quelli per la ricerca del lavoro;  inserirlo nei profili social dedicati ai “video curricula”; allegarlo nelle mail con il curriculum tradizionale; condividerlo tra la rete di contatti che possedete; infine inserirlo nella vostra pagina on line per sponsorizzarvi.

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Ritrovare la motivazione lavorativa si può?

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La ristrutturazione aziendale: azioni e reazioni positive dei dipendenti

Lavorare in condizioni aziendali critiche in un Paese in cui trovare lavoro è davvero difficile, può risultare essere uno scenario quotidiano. Basti pensare alle situazioni in cui oggi riversano gli operai dell’Ilva di Taranto, famosa acciaieria della Puglia ove sistematicamente vi è un incremento delle morti bianche nonostante, vi siano provvedimenti giudiziari legati non solo alla salute dei dipendenti, ma al catastrofico inquinamento ambientale. Altri casi massivi, si riscontrano nelle aziende che esercitano una pressione psicologica diversa, ovvero la cosiddetta  ristrutturazione organizzativa volta ai “tagli o sizing del capitale umano” il cui vantaggio è prettamente economico. Ciò provoca il licenziamento in larga scala de dipendenti. L’espulsione coercitiva dei lavoratori, affrontata con i vari ammortizzatori sociali, allora sembrerebbe essere l’unica via d’uscita nel caos della crisi economica. In verità il processo di Ristrutturazione Organizzativa può essere osservato con una diversa accezione, ossia come quello strumento preventivo ad un possibile fallimento aziendale, al fine di individuare gli elementi critici e patologici in un sistema organizzativo. In quest’ottica oltre a preservare il bilancio economico, quello che si fa è garantire la messa in sicurezza del potenziale umano. L’esclusione al fallimento pertanto, riguardando soprattutto la gestione del potenziale umano, deve essere fronteggiato con strategie correttive a supporto e a vantaggio dei dipendenti.  Questi ultimi a loro volta, essendo gli attori  della crisi economica e della stessa ristrutturazione organizzativa, possono essere investiti da una crisi di ruolo che li destabilizza; portatrice soprattutto di calo della performance, demotivazione, insoddisfazione lavorativa e nei casi più gravi potrebbe far insorgere la sindrome da lavoro stress correlato e depressione. In che modo allora, l’azienda può nuovamente motivare i dipendenti al lavoro e quindi accrescere reazioni positive durate il processo critico di ristrutturazione aziendale?

1. Promuovere la semplicità nelle dinamiche relazionali e dei processi attraverso la leadership distribuita. E’ necessario che vi sia un  diretto riferimento e coinvolgimento nei progetti lavorativi dei dipendenti anche dal basso livello gerarchico, in quanto attori attivi dello sviluppo lavorativo. I dipendenti, possono essere coinvolti nella responsabilità di un progetto e nei feedback collegati ad esso. Il concetto rivoluzionario sta nel promuovere in ciascun lavoratore individuato ai vari livelli della scala organizzativa, un leader. Questi deve essere capace di guidare un gruppo con cognizione di causa, al fine di promuovere una nuova conoscenza. Lo scopo è sviluppare progetti coerenti per la cultura aziendale. La leadership distribuita, inoltre è intesa non più come utopia soprattutto nelle grandi aziende, i cui top manager devono potersi confrontare direttamente con coloro i quali elaborano il processo e lo mettono in pratica;

2. La chiarezza come elemento innovatore. Spesso i dipendenti sviluppano processi e obiettivi ostici e poco chiari.Nel processo di rivalutazione e ristrutturazione aziendale è fondamentale che siano snellite tutte le procedure che creano complessità, caos, per  focalizzare l’attenzione sui cardini fondamentali dell’azienda, quali la gestione dei processi e delle risorse.Gli obiettivi e i risultati possono essere raggiunti tagliando la complessità delle operazioni che ruotano intorno ad essi;

3. Incremento della valorizzazione delle risorse. Essere valutati in modo corretto significa ottenere un accrescimento della motivazione professionale e innalzamento della performance. Le risorse intese come apporto di capitale umano e di nuova conoscenza, necessitano di una equa valorizzazione delle competenze. La responsabilità dell’elaborazione e messa a punto di un progetto funzionale per l’azienda, da parte dei dipendenti, permette l’emersione di risorse reputate creativi e singolari. Di qui nasce l’esigenza dell’individuazione dei talenti. L’obiettivo è identifipercare un gruppo di creativi che possano trasferire idee ed intuizioni funzionali, in progetti utilizzabili nel presente e che abbiano soprattutto una prefigurazione e valenza futura;

4. Sostituzione dei rapporti formali con i rapporti informali in azienda. L’informalità dei rapporti consiste nella possibilità da parte del top management di stabilire dei rapporti diretti ed immediati con i dipendenti che lavorano nelle varie scale gerarchiche dell’organigramma organizzativo. In questo modo l’aspetto meritocratico emerge in parte con migliore chiarezza. Ad essere sottoposti a valutazione non sono solo i dipendenti, ma anche i responsabili che necessitano di buoni feedback dallo stesso gruppo di lavoro in cui operano. L’obiettivo è validare una corretta gestione delle dinamiche di gruppo e processi lavorativi;

5. Prefigurazione di carriera. La possibilità di ottenere un percorso di carriera è uno dei cardini essenziali che garantisce l’incremento della motivazione. Sapere di effettuare un lavoro per obiettivi, sviluppare un progetto, assumersi la responsabilità di condividere per ruolo e compiti una leadership è motivante soprattutto se a tutto questo si associa  una crescita professionale quale l’avanzamento di carriera.

Tali linee guida dimostrano che la motivazione del personale può essere sostenuta in modi differenti dalle aziende che attraversano un momento di crisi economica; in particolare  affidarsi ad una equa valorizzazione delle risorse umane osservata come portatrice di nuova conoscenza, è la prima  scelta vincente volta ad evitare il fallimento organizzativo.

 

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Il porno: un lavoro come un altro?

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Le caratteristiche psicofisiche dei porno attori

Per alcuni potrebbe essere un tabù, ma il porno è un lavoro scelto e praticato da numerosi individui. L’industria del porno vanta un giro d’affari immenso che si aggira intorno ai 100 miliardi di dollari, sostenendo le economie più importanti del mondo. In modo particolare a differenza del passato in cui vi era un’altra fruizione di VHS e DvD, oggi il porno si avvale della tecnologia più avanzata, caratterizzata da esperienze immersive, siti studiati ad hoc comprensivi di visualizzazione video chat, abbonamenti “premium”, video-on-demand, per non parlare dei sex toys altamente griffati. Un esempio ci viene fornito dal potente sito Pornhub che ha lanciato i video di realtà virtuale ottimizzati per Android e iOS. I guadagni fattivamente da dove provengono? Semplicemente dalle pubblicità specializzate e siti a pagamento, visitati da circa 300 milioni di utenti creando un fatturato mensile elevato. D’altro canto il recruiting degli attori destinati alla carriera del porno è selettivo e singolare, infatti le caratteristiche psicofisiche necessarie a creare l’identikit perfetto per essere assunti in questo settore sono le seguenti:

  1. Misure fisiche specifiche. Indubbiamente è importante avere delle misure standard per essere un attore in questo settore, ad esempio nel genere femminile è indispensabile un’altezza di 1,65 cm, peso circa 55 kg, tatuaggi in vista e seno corrispondente alla 3°B. Invece nel genere maschile si richiede, altezza almeno 1,78 cm, peso 76 kg, muscoloso.
  2. Aspetti psicologici congruenti alla flessibilità lavorativa. Oltre ad avere una prestanza fisica di medio-alto livello, si richiede una adeguata predisposizione mentale nell’affrontare questo lavoro. Gli attori devono essere delle persone narcisiste, egocentriche, con elevati livelli di concentrazione per garantire il risultato della performance. Tanto più alta è la concentrazione e quiete mentale, quanto più sarà garantito un lavoro performante. Questa caratteristica è richiesta soprattutto negli uomini. Ad alcuni di essi è suggerito di praticare delle tecniche meditative, poiché non sono contemplati attacchi di ansia, paure e perplessità. Alti livelli di stress, possono generare fallimenti sul set, difficili da gestire in un lasso di tempo breve. Gli aiuti dal punto di vista clinico sono numerosi, tra questi l’uso spropositato di ansiolitici per le donne e di viagra per gli uomini.

Dal momento che l’industria del porno è legata principalmente alla realtà virtuale, le stime degli attori che guadagnano più di 100 mila dollari in realtà appartengono ad una cerchia molto ristretta, a causa dell’alta competizione del settore. Solitamente una neo attrice porno, può arrivare a guadagnare anche 50 mila dollari annui, mentre un attore poco meno. In un sistema oligopolistico che predilige dai 4 ai 5 siti web porno gratis, il cachet attribuito agli attori potrebbe diminuire,tranne se si diventa una star nel settore. Nei tempi moderni intraprendere una carriera del genere diventa sempre più ostico ed anche pericoloso per la propria salute, in quanto a tutto ciò, bisogna associare anche i numerosi test di controllo a cui gli attori devono sottoporsi sistematicamente, riferiti all’HIV e alle malattie veneree. L’altra faccia dell’industria del porno intramontabile ed estremamente ricca è rappresentata dagli incassi derivanti dall’incremento della fruizione di sesso virtuale. Gestire un sito porno che rispetti tutti i criteri della rete e le necessità dei clienti ha i suoi vantaggi economici. Attualmente diventa sempre più facile connettersi on line e proprio per questa ragione è altrettanto semplice che il porno abbondi facilmente nelle case degli individui, al punto da creare generazioni che spesso prediligono la condivisione di sesso in rete al sesso reale.

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Qual’è l’arma vincente degli uomini più ricchi del mondo: laurea o creatività?

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Raggiungere il successo si può!

Nel percorso lavorativo la laurea può essere d’aiuto, ma la storia insegna che non è un elemento cardine per raggiungere il successo. Sono molti gli uomini che hanno abbandonato l’università per dedicarsi ad una causa, un progetto, un sogno. A partire da Bill Gates che domina il mondo con un impero da 86 miliardi di dollari, sino a Lally Ellison, Steve Jobs , Ralph Lauren e Mark Zuckerberg con un patrimonio da 32, 5 miliardi di dollari, si è certi che per essi, il comune denominatore del successo, di certo non è identificabile nel possesso della laurea. La lista degli individui con ricchezze stratosferiche è lunga, tuttavia, la chiave di svolta, si ritrova semplicemente nell’interpretazione del mondo con occhi differenti, ovvero, quelli della creatività. La creatività permette di andare oltre gli schemi, di trovare soluzioni inimmaginabili, di costruire un progetto ideale e fattibile non solo per se stessi, ma soprattutto di utilità per gli altri. Le persone creative lo sono indipendentemente dagli studi che hanno condotto. Gli individui creativi sono inclini a sviluppare determinati aspetti psicosociali che possono influire positivamente sulla propria personalità.

Quali sono i vantaggi psicologici della creatività?

Apertura mentale. Non avere pregiudizi, schemi mentali ed applicare la flessibilità nei comportamenti e nelle scelte, fa in modo che l’individuo riesca a concentrarsi sugli aspetti di reale utilità, sviluppando oggettività e ottenendo soluzioni efficaci ed efficienti;

Intelligenza emotiva. Immergersi nelle situazioni e gestire in modo adeguato le proprie emozioni e quelle degli altri. I creativi tendono a non dare molto peso alla propria intelligenza emotiva, che invece risulta essere indispensabile soprattutto quando la creatività si esprime attraverso un progetto sostenibile nel tempo. Si ha bisogno di capire cosa pensano gli altri e gestire nel miglior modo le proprie ed altrui emozioni;

Intelligenza sociale. La capacità di gestire un confronto costruttivo attraverso la relazione con altri individui è indispensabile per i creativi che raggiungono il successo. La mancanza dell’intelligenza sociale e quindi di tale capacità relazionale può portare a situazioni fallimentari nel percorso di crescita che si sta intraprendendo. Da tale punto di vista numerosi creativi anche con l’esperienza, affinano tale capacità traendone molti benefici.

Progettualità futura. La capacità progettuale per tutti coloro che si applicano in campo creativo è fondamentale al fine di sviluppare un lavoro sostenibile e funzionale nel tempo. La creatività porta spesso al barlume del caos. I creativi riescono in questo ad organizzare un progetto che contempli soluzioni efficienti a medio-lungo termine, divincolandosi dalla superficialità degli aspetti reputati inutili.

Tra gli esempi per antonomasia dei creativi con maggior successo nel mondo, ricordiamo Richard Branson fondatore della multinazionale britannica Virgin, il quale insegna ai propri dipendenti, ad essere creativi nel miglior modo possibile.

Con il mantra “se sei una persona felice lavori meglio”, vuole promuovere l’equilibro emozionale tra la sfera personale e quella lavorativa, il cui obiettivo è ottenere il massimo risultato dai membri del proprio team. Basti pensare che oltre alle ferie illimitate ed un anno di riposo retribuito per i neo genitori, nel 2016, circa 200 dipendenti hanno il “dovere” di disconnettersi da tutti gli apparecchi digitali per 2 ore a settimana, a favore dell’aumento della creatività. Il messaggio che si vuole dare è avere delle risorse lavorative capaci di lavorare in un clima positivo, che sostenga i bisogni e le necessità del dipendente, in quanto, essere felici e soddisfatti è la prima regola uguale per tutti, volta a garantire il benessere psicofisico delle persone in azienda.

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Il potere della mente: la meditazione a supporto dell’individuo

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Possiamo migliorare il nostro stato psicofisico attraverso la meditazione?

La meditazione è il viaggio interiore che ogni individuo può intraprendere. Rilassa la mente e il corpo, ma soprattutto conduce ad uno stato di quiete se attuata in condizioni di stress ed in presenza di dolore cronico. Sono notevoli i benefici ottenuti attraverso le tecniche di meditazione nei casi di depressione, cancro, attacchi di panico, sclerosi multipla, disturbi dell’umore e di ansia. Ciò che diventa interessante è che attraverso la pratica meditativa si dimostra quanto potere può avere la nostra mente nel riuscire a controllare ed alleviare i sintomi psicofisici derivanti da determinate condizioni di stress, al punto da creare benefici, sollievo eliminando le tensioni spinose che provocano disturbo. Attraverso congruenti tecniche meditative si può:

  1. Migliorare lo stato psicologico e fisico dell’individuo. Tali tecniche se adeguatamente apprese possono essere condotte autonomamente dagli individui in qualsiasi momento si senta la necessità;
  2. Ottenere il vantaggio di giungere al rilassamento mentale e corporeo. La meditazione effettuata nel corretto modo è una terapia psicologica dal basso costo e dai numerosi vantaggi. È necessario che il paziente si senta a proprio agio, sia capace di mettersi in gioco ed abbia fiducia del proprio terapeuta o psicologo al fine di intraprendere il viaggio interiore;
  3. Eliminare le tensioni accumulate durante il giorno. Lo stato di trance che si crea durante il rilassamento permette di rimuovere naturalmente le tensioni del corpo e quelle mentali, incrementando l’ormone della serotonina, capace di influenzare il nostro umore. L’abbassamento di tale ormone infatti, porta ad un incremento di vari disturbi alimentari,  d’ansia e sonno.

La meditazione deve essere condotta con coscienziosità, inoltre, deve essere fortemente voluta dall’individuo che la praticherà. Sono numerosi i riscontri e studi condotti con esito positivo su individui che praticando la meditazione hanno tratto beneficio, in modo particolare dopo un evento grave e traumatico. Esempio di ciò è l’attenuazione del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) da parte dei veterani di guerra degli Stati Uniti. Basti pensare che dopo soli due mesi, c’è stata una notevole diminuzione dei sintomi della depressione e del PTSD, quasi pari al 50%. La meditazione pertanto, se condotta nel giusto modo e sistematicamente, dona enormi benefici, sradicando i sintomi del disturbo, conducendo l’individuo ad una piena gestione delle proprie emozioni ed al controllo dei propri sintomi. È necessario specificare che la meditazione può migliorare il benessere psicologico e corporeo dell’individuo, ma non sostituisce le cure mediche necessarie ad affrontare e curare determinate malattie. Le tecniche di meditazione allenano la mente nel fronteggiare situazioni di elevata difficoltà attraverso il rilassamento e la concentrazione psicofisica, evitando che l’accumulo di stress e il dolore cronico possano alimentare sempre più specifici disturbi. D’altronte è rinomato che la battaglia più grande in presenza di una malattia oppure in condizioni di difficoltà comprovata, risiede nel creare equilibrio e pace interiore.

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