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Addio al nubilato: i 3 aspetti che fanno di una festa un disastro

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Addio al nubilato con divertimento senza stress e incomprensioni

La festa dell’addio al nubilato è uno degli eventi molto attesi e ricco di emozioni prima del matrimonio. Eppure nella consuetudine organizzativa può succedere di trovarsi intrappolati in gruppi whatsapp, pagine di facebook  create ad hoc o semplicemente vedersi catapultati con stupore, nella lettura di articoli che evidenzino idee, location e regali scelti per rendere più frizzante il clima della  festa. Immaginate tante donne messe insieme, che cercano di creare nel miglior modo possibile un  “addio al nubilato” stupefacente e divertente. Il frutto di queste argute conversazioni può evidenziare creatività, spazi di condivisione, conoscenza reciproca, oppure semplicemente può essere un modo per far emergere la propria personalità, il proprio ego, monopolizzando le scelte del gruppo e creare stress nei partecipanti. Le incomprensioni trapelano, insomma la competizione femminile può nascere anche in tali casi  e può tramutarsi in una situazione spiacevole e stressante, soprattutto quando si perde di vista il vero scopo della festa. L’aspetto interessante si ritrova quando, si “sottovalutano” e si “dimenticano ” le esigenze, le necessità e le volontà della futura sposa. Naturalmente tutto ciò, di rado viene palesato nel gruppo di amici, perché ognuno sostiene di conoscere a sufficienza la “protagonista della festa”  e quindi di poter dare un contributo.

A tale proposito sono stati individuati 3 aspetti che rendono un addio al nubilato un vero e proprio disastro:

  1. Creare ambienti aggregativi disfunzionali all’evento. Solitamente si tende a creare dei gruppi conoscitivi o “aggregativi” a sostegno dell’evento. Tali gruppi nella maggior parte dei casi sono costituiti da persone che si conoscono solo in parte, quindi si stabilisce una “convivenza forzata” seppur virtuale sino alla data dell’evento. In questo ambiente virtuale o reale le persone leggono, condividono o disapprovano le scelte; in modo particolare la disfunzionalità del gruppo si osserva tendenzialmente in presenza di membri, che in veste di leader pensano di “organizzare tutto nel minimo dettaglio”. Tale atteggiamento può lasciar poco spazio agli altri nella pronuncia delle scelte, oppure pone gli altri in una condizione “forzata di accettazione” poiché il leader è quella persona che si suppone conosca bene la sposa, per cui si ripone automaticamente fiducia;
  2. La presenza di un leader creativo. Durante questi eventi, emerge sempre con maggiore chiarezza l’amica o l’amico creativo che mette alla luce le idee più disparate, su come divertirsi e fare in modo che la festa sia un vero successo. La creatività se utilizzata e canalizzata nel giusto modo può essere accettata e condivisa, ma a volte la leader creativa deve fare i conti con la realtà e capire, soprattutto in questi eventi, se l’idea presentata più che essere considerata” creativa”,  in verità non sia solo ed unicamente “bizzarra” o “imbarazzante”. È il caso dei giochi di ruolo sottoposti alla futura sposa, oppure dei regali “hot” che quest’ultima dovrà indossare, mostrando una spettacolarizzazione femminile della quale non sempre la protagonista concorda;
  3. Credere di conoscere bene la sposa. Questo è uno degli errori che più facilmente emerge nel gruppo di amici. Essere convinti di conoscere bene o abbastanza la protagonista della festa, significa dare per scontato che episodi, situazioni e sorprese possano piacere, quali ad esempio spogliarelli creati ad hoc e danza del ventre in un momento morto. In realtà pur in presenza di feedback dati dalla migliore amica o dalla leader del gruppo, cosa buona e giusta è comprendere ciò che piace alla futura sposa, in modo indiretto e con degli indizi. Ciò è fondamentale al fine di non progettare un evento fallimentare, che possa soddisfare le esigenze solo di alcuni del gruppo e non della sposa.

Tale aspetto è spesso sottovalutato perché “convinti di conoscere le preferenze della persona interessata”, al punto da decidere al suo posto l’andamento dell’addio al nubilato. Questo comportamento dimostra a volte come e quanto si è accecati da se stessi, dalla propria voglia di primeggiare, di evidenziare quello che si reputa più opportuno fare, non considerando variabili importanti quali, l’umore, i bisogni, le necessità e i desideri semplicemente reali della protagonista dell’evento, seppur in un ambiente goliardico e di festa. In questi casi allora può accadere che la festa si riveli un “flop” o non un vero successo, solo perché è venuta meno l’attenzione verso una comunicazione efficace a vantaggio di tutti, ma principalmente della futura sposa.

Dott.ssa Rossana De Crescenzo Psicologa del Lavoro, Formatrice Professionale, Orientatrice Scolastica e Professionale, esperta in Psicopatologia Forense, amministratrice del sito di consulenza on line www.tooup.com; www.eating.bio; www.psychojob.com

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Gli ecosessuali: fare l’amore con la natura

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I 4 aspetti che caratterizzano gli ecosessuali

Non è solo un trend emergente l’ecosessualità è un mood praticato da centomila persone nel 2016. La terra è intesa non più come una madre che ci accoglie, bensì come un’amante a tutti gli effetti da coinvolgere nei rapporti. Tale pratica nasce con lo scopo di proteggere la terra, di rispettarla, salvarla, al punto tale da essere parte integrante del proprio circolo amoroso.  L’idea rivoluzionaria di concepire il sesso rispettoso della e nella natura, nasce nel 2010 mediante la promozione dell’evento Ecosex Symposium a San Francisco.

Il messaggio evidenziato è quello di difendere la terra nella sua interezza, osservandola in un ottica più affascinante come quella del sesso.

Quali sono gli aspetti che caratterizzano gli ecosessuali?

  1. La terra è concepita come erotismo ed eccitazione. Di qui l’identificazione di una spiaggia ove si educano gli uomini e le donne all’ecosessualità. È fondamentale la fusione del sesso e dell’ecologia, ma soprattutto vige  l’abolizione di qualsiasi barriera architettonica e strumenti che possano vincolare l’interazione con la natura, quali ad esempio i letti;
  2. Utilizzo di prodotti solo ecosostenibili. Sex toys in legno, condom green e materiale riciclabile possono essere utilizzati a supporto del piacere e a difesa dell’ambiente;
  3. Intrattenere rapporti sessuali con la terra. E’ un atteggiamento sessuale volto al raggiungimento del piacere, praticato per sentirsi parte integrante con la natura.
  4. Dissolvere le barriere tra le specie. L’intento formulato per consolidare quest’ultimo principio è stato effettuato mediante l’esperienza dell’Ecosexual Bathhouse in Australia.  Dopo tale evento c’è stato un amplio incremento di individui ecosessuali.

L’ecosessualità oltre ad essere una pratica in difesa della natura è molto spesso discussa, criticata, contestata, contrastata, ma soprattutto è reputata da coloro i quali ne sono i sostenitori, l’unico punto di contatto genuino e spontaneo da parte dell’uomo,  di immergersi in essa attraverso l’amore.

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Qual’è l’arma vincente degli uomini più ricchi del mondo: laurea o creatività?

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Raggiungere il successo si può!

Nel percorso lavorativo la laurea può essere d’aiuto, ma la storia insegna che non è un elemento cardine per raggiungere il successo. Sono molti gli uomini che hanno abbandonato l’università per dedicarsi ad una causa, un progetto, un sogno. A partire da Bill Gates che domina il mondo con un impero da 86 miliardi di dollari, sino a Lally Ellison, Steve Jobs , Ralph Lauren e Mark Zuckerberg con un patrimonio da 32, 5 miliardi di dollari, si è certi che per essi, il comune denominatore del successo, di certo non è identificabile nel possesso della laurea. La lista degli individui con ricchezze stratosferiche è lunga, tuttavia, la chiave di svolta, si ritrova semplicemente nell’interpretazione del mondo con occhi differenti, ovvero, quelli della creatività. La creatività permette di andare oltre gli schemi, di trovare soluzioni inimmaginabili, di costruire un progetto ideale e fattibile non solo per se stessi, ma soprattutto di utilità per gli altri. Le persone creative lo sono indipendentemente dagli studi che hanno condotto. Gli individui creativi sono inclini a sviluppare determinati aspetti psicosociali che possono influire positivamente sulla propria personalità.

Quali sono i vantaggi psicologici della creatività?

Apertura mentale. Non avere pregiudizi, schemi mentali ed applicare la flessibilità nei comportamenti e nelle scelte, fa in modo che l’individuo riesca a concentrarsi sugli aspetti di reale utilità, sviluppando oggettività e ottenendo soluzioni efficaci ed efficienti;

Intelligenza emotiva. Immergersi nelle situazioni e gestire in modo adeguato le proprie emozioni e quelle degli altri. I creativi tendono a non dare molto peso alla propria intelligenza emotiva, che invece risulta essere indispensabile soprattutto quando la creatività si esprime attraverso un progetto sostenibile nel tempo. Si ha bisogno di capire cosa pensano gli altri e gestire nel miglior modo le proprie ed altrui emozioni;

Intelligenza sociale. La capacità di gestire un confronto costruttivo attraverso la relazione con altri individui è indispensabile per i creativi che raggiungono il successo. La mancanza dell’intelligenza sociale e quindi di tale capacità relazionale può portare a situazioni fallimentari nel percorso di crescita che si sta intraprendendo. Da tale punto di vista numerosi creativi anche con l’esperienza, affinano tale capacità traendone molti benefici.

Progettualità futura. La capacità progettuale per tutti coloro che si applicano in campo creativo è fondamentale al fine di sviluppare un lavoro sostenibile e funzionale nel tempo. La creatività porta spesso al barlume del caos. I creativi riescono in questo ad organizzare un progetto che contempli soluzioni efficienti a medio-lungo termine, divincolandosi dalla superficialità degli aspetti reputati inutili.

Tra gli esempi per antonomasia dei creativi con maggior successo nel mondo, ricordiamo Richard Branson fondatore della multinazionale britannica Virgin, il quale insegna ai propri dipendenti, ad essere creativi nel miglior modo possibile.

Con il mantra “se sei una persona felice lavori meglio”, vuole promuovere l’equilibro emozionale tra la sfera personale e quella lavorativa, il cui obiettivo è ottenere il massimo risultato dai membri del proprio team. Basti pensare che oltre alle ferie illimitate ed un anno di riposo retribuito per i neo genitori, nel 2016, circa 200 dipendenti hanno il “dovere” di disconnettersi da tutti gli apparecchi digitali per 2 ore a settimana, a favore dell’aumento della creatività. Il messaggio che si vuole dare è avere delle risorse lavorative capaci di lavorare in un clima positivo, che sostenga i bisogni e le necessità del dipendente, in quanto, essere felici e soddisfatti è la prima regola uguale per tutti, volta a garantire il benessere psicofisico delle persone in azienda.

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Youtuber: le generazioni da milioni di euro

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Le star più gettonate del web sono trascinatori sociali

I Fun di tutto il mondo, in visibilio per ragazzi che mostrano la propria creatività attraverso sketch videoludici. La moda del web impazza grandiosamente mediante performance divertenti di bambini e teenager che mostrano la propria creatività. Queste “icone” sono diventate degli esempi da seguire, dei motivatori o semplicemente dei trascinatori sociali. Che cosa hanno in comune dal punto di vista psicologico, i ragazzi che intraprendono la carriera da youtuber?

  • La capacità di fare di un propria esperienza negativa o critica un punto di forza. Molti di loro hanno avuto la capacità di raccontare gli episodi negativi e difficili della propria vita in modo positivo. Basti pensare agli episodi di bullismo che attanagliano molti adolescenti e che hanno smosso le coscienze di ragazzi e ragazze attraverso campagne formulate ad hoc, contro gli atti di bullismo. È il caso di Alberico De Giglio famoso youtuber italiano, che pur essendo stato schernito dai suoi pari, ha avuto il coraggio di aprire la porta verso una nuova strada, nella quale ha riversato la sua ironia e fantasia;
  • Tutto può essere osservato con creatività e riprodotto attraverso un messaggio positivo. Ciò che questi ragazzi fanno è insegnare a vedere la quotidianità con altri occhi. Essere propositivi anche in situazioni assurde che si vivono e che si esplicano, dall’approccio con la ragazza più carina della scuola, al ménage familiare, rappresentato ad esempio, dalle lezioni di inglese insegnate alla propria nonna;
  • Trasmettere un messaggio semplice e lineare anche in circostanze complicate. Rendere chiaro un aspetto complesso del vivere in adolescenza è l’impresa più ardua. Le problematiche dei bambini e dei teenager, sono per una buona fetta di questi ragazzi insormontabili. Ideare, progettare e produrre un video capace di raccontare con semplicità e nel pieno divertimento le situazioni che attanagliano le relazioni in un gruppo, è il modo più genuino per guardare avanti e far riflettere su alcune circostanze.

Le argomentazioni trattate possono variare, dall’utilizzo dei videogame alle imitazioni pittoresche di ragazze in “fase pre-incontro” con i ragazzi più carini della scuola. Sta di fatto che questi video prodotti, hanno un aspetto genuino, vale a dire, quello della spensieratezza, del divertimento tipico dell’essere bambini e adolescenti, spesso interpretato come “catalizzatore sociale”. Ogni ragazzo e ragazza può rispecchiarsi in tale mondo racchiuso in un video e fatto di quotidianità e umorismo, traendone beneficio proprio grazie al messaggio ludico e positivo che emerge.

 

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Facciamo un Selfie?Essere pronti agli scatti 2.0 è uno dei modi per esprimere se stessi

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 La selfie mania è un fenomeno tecno-sociale preoccupante?

Narcisisti, megalomani, egocentrici, autocentrati, bellissimi e bruttissimi, uomini donne e bambini, anziani e acciaccati, tutti almeno una volta nella vita si sono sottoposti ad un autoscatto che ritraesse la propria espressione  in un  determinato luogo e momento. Il selfie ossia l’autoscatto amatoriale è una pratica antica che oggi è stata modernizzata attraverso i social network. L’aspetto ludico sta nel fatto di fotografarsi per poi postare l’immagine che cattura l’espressione del volto e postarla sui social.

Teorie pseudo-scientifiche agli inizi di questa pratica, hanno dato per scontato si trattasse di una  patologia che colpisse a random alcuni individui, i quali in preda della propria immagine e della popolarità riscontrata sulla rete, continuassero a autocelebrarsi attraverso i selfie.  Tale opinione  si è rivelata alla fine una bufala ed è stata sostituita velocemente da altre teorie psicosociali che hanno voluto spiegare i motivi secondo cui la gente effettua sistematicamente dei selfie.

Tra le ricerche psicologiche più accreditate in Italia vi è quella del 2014, condotta dallo psicologo italiano Giuseppe Riva, il quale verifica che gli scopi del selfie, in uomini e donne di età adulta, sono essenzialmente 3: far ridere e divertire gli altri; emergere con vanità; evidenziare un momento della propria vita. Le ragioni che inducono all’autoscatto, riguardano gli aspetti esteriori ed interiori della persona. I primi sono maggiormente elaborati dagli uomini i quali, “vogliono raccontare con chi sono, dove sono e cosa stanno facendo”; mentre i secondi sono espressi dalle donne per evidenziare “come sono e come si sentono”.

 La “selfite” così  facendo, non è una malattia, ma è fenomeno tecno-sociale che racconta se stessi  attraverso una fotografia in rete.

Tale fenomeno risulta essere preoccupante e pericoloso, nel momento in cui viene strumentalizzato, al  fine di denigrare, dequalificare, demolire ed etichettare l’individuo. Sono molti i fenomeni devianti che nascono dall’utilizzo distruttivo dei selfie contro i pari o altri individui; basti pensare all’istigazione al suicidio e ai vari casi conclamati di cyberbullying. Ciò che risulta essere destabilizzante e che, il tratto della dipendenza dal selfie, fondamentalmente è pronunciato e distorto nei soggetti  particolarmente angosciati dalla possibilità di ricevere commenti negativi agli autoscatti postati, frutto quindi,  di una instabilità emotiva emergente che può consolidarsi.

L’eventualità di ricevere un commento negativo su un selfie, non deve cambiare il nostro modo di vedere ed affrontare la giornata o l’istante che stiamo vivendo, in quanto, l’insicurezza che emerge può diventare compromettente per la nostra persona e soprattutto, può ostacolare il modo di fronteggiare le situazioni più o meno complesse. Durante l’arco della nostra vita, i pareri contrastanti, le critiche e i disappunti  ci saranno sempre, l’importante è dare il giusto peso a ciascuno di essi, cogliendo  il lato costruttivo della situazione creatasi, per crescere e maturare interiormente. Rafforzare la propria personalità, significa trarre insegnamento da ogni esperienza , comprendere  e leggere la realtà da più prospettive, perché la mente umana necessita non solo di conferme, ma di stimoli che portano a guardare oltre le apparenze, vale a dire, essere orientati ad una apertura mentale necessaria per sopravvivere ed adeguarsi ai cambiamenti.

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Foodporn: il fenomeno psicosociale che celebra il cibo alla stregua del porno

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Cosa si nasconde dietro la seduzione del cibo?

Ritrovarsi dinanzi a piatti esteticamente perfetti dal gusto eccelso è il sogno e la realtà che spesso prediligiamo, per il piacere di assaporare un qualcosa di inconfondibilmente emozionante. Il cibo diventa lussurioso, attraente, affascinante come un corpo nudo intriso di sensualità, capace di risvegliare tutti i sensi, al punto tale da essere investiti da sensazioni positive di appagamento. Celebrare dei piatti invitanti alla stregua del porno è ormai un nuovo fenomeno psicosociale, il cui binomio “cibo e sesso” viaggiano di pari passo. Il cibo costruito e posizionato ad arte permette di suscitare un desiderio simile a quello sessuale: di qui la parola foodporn. Non si vuole evocare solo un gusto, una sensazione ma si vuole creare una “impronta” nella nostra mente, che ci guidi verso il piacere ritrovato alla vista di quel piatto. Tale ricordo pertanto, viene catturato come un quadro incantevole esposto nel più prestigioso museo, con la differenza che lo strumento utilizzato ptrend er farlo è la fotografia. In molti seguono e credono in questo trend gioioso e goliardico, caratterizzato dalla mania di fotografare cibi bellissimi e golosi, il cui scopo è creare ad hoc situazioni sociali che lo supportino. Certo perché dietro una fotografia ritroviamo una storia legata al cibo immortalato. Si tratta di una storia vissuta o che sta per presentarci nuovi orizzonti, intrecci d’amore, di amicizie, in cui il cibo funge da collante. Dal punto di vista psicologico il cibo allora, diventa lo strumento che riaccende i sentimenti, i sensi ed è contemporaneamente portavoce culturale di retaggi storici, paesaggi pittoreschi, all’interno dei quali, la condivisione di una passione e di un piacere provato, collimano con il desiderio di assaporare qualcosa di buono. La scoperta perciò di scenari fotografici, esprime un nuovo andamento artistico e psicosociale denominato food star o “stella del cibo” all’interno dei vari socialQuesto è un atteggiamento tipico degli “amanti del cibo” i quali, una volta fuori casa possono sbizzarrirsi alla ricerca di locali, prediligendo pasti sinuosi e alla moda. E’ incredibile così notare, come le persone portino alla memoria la miriade di posti, sensazioni, viaggi ed emozioni mediante la condivisione di una fotografia, frutto dei piatti più cool del momento, quasi a dimostrazione del fatto che, abbiamo spesso bisogno di ricordare una determinata sensazione vissuta, per godere ancora di uno sprazzo di felicità.

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Lo psicologo: il medico dei pazzi?

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Sfatiamo i luoghi comuni

Nell’immaginario collettivo lo psicologo è spesso considerato “il medico dei pazzi”. L’idea comune è che ci sia qualcosa che non vada dentro di noi, che non si stia veramente bene con se stessi, che si è sull’orlo del precipizio o semplicemente non si veda più la realtà con obiettiva lucidità, poiché, il timore alla fine è sentire conclamata o accreditata una pazzia, una patologia, una non normalità. Che cos’è allora la normalità? è difficile attribuire un significato alla normalità in questo contesto ricco di mutamenti; tuttavia esistono i comportamenti normati pubblicamente condivisi dalla società, costruita a sua volta da leggi e regole che indirizzano l’uomo alla comune e civile convivenza. Per cui ci si chiede se sia sufficiente non rientrare in questi canoni per essere etichettati con manie, fobie, pensieri ossessivi o comportamenti non normati, spesso trascinati da qualche sprazzo di pazzia. L’uomo tende a utilizzare queste etichette per difendersi da una realtà troppo diversa dalla propria, orientando i meccanismi di difesa verso l’esterno, ovvero verso quegli individui che non considera uguali a se stesso a al gruppo dei pari a cui appartiene. Nei contesti in cui siamo abituati a relazionarci, la funzione dello psicologo è quella di comprendere la “diversità presente in ogni persona” di portarla alla luce e di fare in modo che si possa lavorare su di essa, perché mostrare le proprie fragilità e debolezze diventa un atto di coraggio e di cambiamento. Lo psicologo per tanto è il medico dei temerari, degli audaci, degli irrisoluti, di tutti coloro i quali vogliono lavorare sulle proprie debolezze e sono pronti ad intraprendere un percorso di evoluzione interiore, il cui fine è l’arricchimento e la stabilità psicofisica dell’uomo.

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