Privacy Policy
close

Dicembre 2016

Flash NewsLove & FriendshipNewsWork & Training

Cosa succede quando preferiamo la critica all’autocritica?

critica_e _autocritica

Gli aspetti che rinvigoriscono la personalità insicura

La critica è un modo per esprimere la nostra personalità, è lo strumento meglio utilizzato per evidenziare disappunti, inoltre è una parte fondamentale del contraddittorio, del gossip, della politica, della vita di tutti i giorni. Criticare può diventare un’arte per chi fa della critica stessa una passione, un lavoro, uno strumento a proprio beneficio. Allora criticare è soddisfacente, soprattutto quando la critica fa parte di noi, del nostro modo di fare, di pensare e della gestione delle relazioni. L’autocritica per alcuni aspetti non appare sempre così soddisfacente, perché mettersi in gioco è difficile, ammettere di non essere perfetti e valutare in modo particolare, le proprie scelte e il proprio comportamento, significa effettuare un percorso interiore spesso di complicata risoluzione. Insomma criticare non costa nulla, è meno stressante e soprattutto permette di rimpinguare, fortificare il proprio IO, di sentirsi forti. Questo è l’atteggiamento tipico delle persone insicure che adottano la critica come strumento a proprio vantaggio, evidenziando difetti e situazioni incresciose nei confronti degli altri, valorizzando se stessi. Quali sono allora gli aspetti che rinvigoriscono le personalità insicure, mediante l’uso della critica?

  1. L’attuazione dei meccanismi di difesa. La critica porta ad una disamina della situazione presa in considerazione. Ciò orienta l’individuo ad incrementare i meccanismi di difesa, poiché egli stesso si aspetta un attacco o un confronto volto non necessariamente alla condivisione delle sue opinioni;
  2. Trasferire i propri punti di debolezza sugli altri. Nelle persone insicure il “transfert” dei propri punti di criticità sugli altri, diviene quasi sistematico. Si teme il giudizio delle persone che ci circondano e si demonizza un proprio difetto fisico o caratteriale, puntando il dito sugli individui. È sempre colpa degli altri se si appare e ci si comporta in un certo modo. L’ossessione di non voler apparire per quello che realmente si è con pregi e difetti e dimostrare di essere tutt’altro, rende queste persone petulanti, puntigliose, incontentabili ed eternamente insoddisfatte;
  3. Cercare il consenso per fare di quella critica un dato condivisibile. Solitamente si cerca il consenso per rendere la critica”attendibile”. Il fatto che altre persone condividano la critica, non ci rende un “pesce fuor d’acqua”. In questo modo la critica può essere rafforzata ed esasperata.
  4. Predisporre gli altri ad una visione negativa delle situazioni. La critica naturalmente non costruttiva ed effettuata da individui insicuri, può predisporre ad una visione negativa delle situazioni, questo perché la persona che la effettua esprime nelle sue considerazioni negatività. Non si può trovare qualcosa di positivo in una critica effettuata da individui che vogliono solo schiacciare e contrastare gli altri.
  5. Essere irruenti per apparire più forti. Una delle caratteristiche delle persone insicure è la capacità di cambiare umore ed idea repentinamente. Questo destabilizza chi li ascolta, infatti spesso si ha difficoltà durante una critica ad ottenere un confronto equilibrato. Ciò che traspare è la capacità di essere irruenti e aggressivi nelle risposte ed esposizione dei fatti. Quale modo più facile è questo per scoraggiare l’altro ad una discussione pacifica e positiva, poiché è tipico porsi con fare aggressivo.

Quello su cui spesso non si riflette e la mera capacità che in realtà, tutti possediamo di fare dei propri difetti dei veri punti di forza. Solo attraverso un atto di coraggio e consapevolezza, si può giungere ad un miglioramento, al fine di comprendere come gestire al meglio le relazioni. In tal modo l’autocritica non è più deprimente, ma assume valore e carattere positivo, perché puntare ad un cambiamento interiore significa anche questo.

Continua...
Flash NewsLove & FriendshipNews

#1fingerselfiechallenge: il selfie con il dito per coprirsi le parti intime

#fingerselfiechallenge

La mania del selfie non ha fine. Sul web impatta una nuova moda che ha origini dal Giappone: si tratta del trend che trae vocazione dai famosi cartoni animati ”anime”. E’ il “selfie challenge” attraverso cui si utilizza il dito per coprire le parti intime. Insomma un autoscatto stravagante e discutibile a causa del quale le nudità non compaiono chiaramente, ma vengono nascoste con giochi di prospettive e soprattutto dal proprio dito. I giovanissimi sono pronti a sfidarsi pur di raggiungere popolarità sui social. Chi sono coloro che seguono costantemente e con accanimento le mode virtuali del momento?

  • Gli esibizionisti cronici. Questi giovani e giovanissimi farebbero di tutto pur di apparire sul web. Raccolgono le critiche della gente e i giudizi perché anche attraverso questo canale non sempre positivo, possono godere di una “momentanea visibilità”. Spesso chi diventa proagonista dei trend socio virtuali, perde il senso della realtà e concentra le proprie energie ed attenzioni sul mondo web, sviluppando vite parallele di compensazione interiore;
  • Il narcisista contemplativo. Questo è il caso dei giovani che fanno del proprio corpo una promozione sociale, ovvero ostentano la bellezza ed il fisico per trarre stima e riconoscimento dai pari. Con la selfie mania possono mettere in mostra le proprie peculiarità corporee pur non facendo trasparire le parti intime. Sono meticolosi e precisi nell’evidenziare ciò che vogliono, quindi il consenso degli altri è fondamentale per la propria autostima;
  • Il burlone di turno. Solitamente chi si affaccia per la prima volta  al selfie mood lo fa a scopo goliardico, per gioco, sperimentando l’emozione di una situazione nuova da gestire.

Inconsapevoli del potere dei social media e quindi del web, questi possono decidere di continuare l’avventura soprattutto nel momento in cui, si rendono conto che oltre al divertimento possono riscuotere successo. La popolarità tra gli adolescenti è fondamentale perché supporta l’Io ed incrementa l’Ego. Farsi accettare dal gruppo dei pari è indispensabile, anche se ciò comporta delle scelte e delle azioni incoscienti.

In rete tutto ciò, oltre a dare origine ad un primo accoglimento supportato principalmente da curiosità, si nota sbigottimento, disorientamento e perplessità nell’osservare la diffusione dilagante di tali trend senza che vi sia una presa cosciente dell’atto compiuto. Una domanda è lecito porsi:

Il 1fingerselfiechallenge è allora solo un’altra moda distruggente che rende i giovani completamente disorientati nella società?

Continua...
Flash NewsNewsPsicologia del LavoroWork & Training

Guadagnare on line con il print on demand e il dropshipping

guadagnare_on_line

Costruire una propria attività attraverso il web

La creatività associata a grande tenacia e volontà  può produrre numerosi esiti positivi. In modo particolare nel caso in cui si è alla ricerca di un lavoro autonomo e si intenda guadagnare attraverso il web, una scelta importante potrebbe essere quella di sviluppare la propria creatività svolgendo un lavoro che piaccia, abbattendo notevolmente i costi.

Di cosa si tratta? Il sogno più frequente di poter lavorare da casa, rilassarsi sul proprio divano, può realizzarsi secondo i principi del “print on demand e il dropshipping”. Nel primo caso se si è abbastanza creativi, si può sviluppare un progetto web avviando un negozio on line . Sono le strategie e-commerce che danno la possibilità di guadagnare mediante investimenti enormemente contenuti.

Il principio del “print on demand” nel campo editoriale per l’autopubblicazione comunemente definito stampa su carta; oppure nel campo d’abbigliamento quale la stampa sul tessuto, in entrambi i casi su richiesta, può essere realizzato tramite 4 step principali:

  1. Iscrizione ad un sito web che dia la possibilità  di produrre e vendere;
  2. Creare ed inserire il prodotto ideato;
  3. Effettuare la promozione del prodotto attraverso i canali web;
  4. Poter ottenere i guadagni dal sito espressi in percentuale.

Con questo metodo, si personalizza il prodotto e si crea un articolo unico, corrispondente alle richieste del mercato.

Per quanto riguarda il “dropshipping  o spedizione e consegna” il requisito fondamentale da ricercare non è la creatività, poiché questa è una nuova  strategia che sostituisce la vendita “porta a porta”. Gli attori coinvolti sono semplicemente il venditore (proprietario del sito), il fornitore (dropshipper) a cui si accede indirettamente mediante dei link presenti sulla pagina web e l’utente (potenziale acquirente) che viaggia sul sito. Tale processo di vendita si distingue in 3 fasi precise:

  1. Il cliente può inviare l’ordine al venditore. Questo significa che l’utente viaggiando all’interno della pagina professionale ideata, quale ad esempio un sito e-commerce, ordina ed effettua l’acquisto  del prodotto desiderato, all’interno di in una da una sezione dedicata;
  2. Il venditore invia l’ordine al fornitore accertandosi in anticipo che i pezzi richiesti siano presenti;
  3. Il fornitore si preoccupa di spedirlo e garantire consegna e funzionamento.

Da venditore il guadagno si ricerca nella differenza di prezzo tra il costo della “spedizione e consegna” ed il prezzo di vendita definitivo, imposto online.

Si possono ricercare pertanto, i siti che promuovono tali particolari strategie di vendita, semplicemente googlando “print on demand e dropshipping”.  Verificare i punti di forza e le aree di miglioramento da potenziare in questo commercio on line, è doveroso al fine di decidere in modo consapevole, l’avvio di un lavoro a basso costo che garantisca tranquillità psicofisica con un click da casa.

Continua...
Flash NewsLove & FriendshipNewsWork & Training

La separazione e il divorzio: le reazioni psicologiche simili ad un lutto

separazione_e_divorzio

Le 3 reazioni principali legate ad una separazione e divorzio 

Il divorzio e la separazione dal proprio partner sono concepiti come un evento particolarmente stressante e critico, soprattutto se accostato al menage della vita quotidiana costituita dalla gestione della famiglia e lavoro.

Solitamente si è portati a pensare che la persona che lascia l’altro,  possa soffrire di meno. In realtà il dolore e la sofferenza riguarda entrambi, poiché anche da parte di chi prende la decisione di separarsi, vi è una assunzione di responsabilità e senso di colpa che si può protrarre nei mesi successivi. Inoltre, ciò che diviene interessante è constatare la presenza di aggressività, che si può manifestare generalmente nell’uomo lasciato ed abbandonato dalla donna; al contrario in quest’ultima potrebbe manifestarsi depressione e abbassamento di autostima.

Interrompere una relazione d’amore significa evocare emozioni e sentimenti paragonabili all’evento del lutto, quindi la paura, il dolore, la tristezza, lo sbigottimento, disorientamento e depressione sono il concentrato di quello che si può provare e di come si potrebbe reagire.

Quali sono le reazioni psicologiche al divorzio e alla separazione?

  1. In primo luogo si può provare disorientamento, confusione ed in modo particolare negazione. Comprendere cosa stia succedendo è lo step essenziale per far sopraggiungere la consapevolezza dell’evento e della emozione che si prova. Succede che in alcuni casi non vi sia una rassegnazione immediata e che la negazione prenda il sopravvento. Negare l’esistenza di evento grave e triste è la reazione  osservata come “meccanismo di difesa” ad un episodio particolarmente traumatico;
  2.  La consapevolezza della fine della relazione, come comprensione della chiusura della storia o amore vissuto. È importante che le emozioni destinate appunto alla “consapevolezza” siano chiare e concrete. Questo significa che in tale fase non vi sia da parte dell’individuo l’illusione “del ritorno del partner”, ma che sia riconosciuta in  pienezza la ricostruzione di una nuova vita sociale individuale e quindi non legata all’ex partner;
  3. Vivere in pienezza la sofferenza per poi comprendere in che modo ricominciare a costruire un percorso con nuovi bisogni e valori, destinati alla propria salute psicofisica. La sofferenza in alcuni casi è necessaria che venga vissuta per capire quali sono gli aspetti emozionali e psicologici da potenziare al fine di accrescere la qualità della propria vita.

L’elaborazione del lutto da separazione a seconda dei casi specifici, può avere un tempo minimo di 10 mesi. E’ necessario specificare che non tutti riescono a canalizzare nel giusto modo le emozioni e ad avere reazioni psicologiche sane, vale a dire che non sfocino in patologie dirompenti e croniche. Ecco perché nel momento in cui ci si rende conto che la sofferenza ed il dolore non vengono canalizzati adeguatamente a livello psicofisico,  è fondamentale riconoscere l’aiuto di un supporto psicologico, in grado di direzionare il percorso da svolgere a vantaggio della propria salute.

Continua...
News

Le 3 reazioni psicologiche ad un violento scontro verbale con il migliore amico

litigio_con_migliore_amico

Litigare con il migliore amico: rabbia e paura

L’amico è identificato come la persona sulla quale si ripone molta fiducia, per questo è reputato non solo affidabile ma paragonabile spesso ad una persona di famiglia con la quale confrontarsi, sorridere, piangere e condividere una buona parte delle esperienze della propria vita. Con il detto “chi trova un amico trova un tesoro” si vuole in breve sintetizzare il valore davvero importante a livello affettivo, che si può riporre nei confronti di una persona.  Allo stesso modo può succedere che, quando ci si scontra ardentemente con un amico “fidato” al punto da sentire interiormente di poterlo perdere, entrano in causa una serie di fattori emotivi  e psicologici che diventano difficili da controllare e gestire.  In modo particolare, quali sono le reazioni psicologiche ad un violento scontro verbale con il migliore amico?

  1. Sbigottimento e disorientamento. All’inizio dello scontro può succedere che ci si senta disorientati e non si capiscano le ragioni secondo le quali, stia succedendo tutto ciò. In questa prima fase è indispensabile “pesare” bene le parole che si dicono e quelle che si ascoltano, per non cadere nell’interpretazione errata dei discorsi;
  2. Rabbia e paura. La rabbia e la paura sono le emozioni con demarcazione    negativa che entrano in gioco quando inconsciamente o consciamente per meccanismo di difesa, la situazione è fuori controllo. A causa della rabbia, il confronto può venire meno e si può trasformare in un vero scontro verbale, in cui l’offesa e la critica padroneggiano. La paura può mobilizzare o semplicemente far scappare dalla situazione, per cui non si affronta o si evita il confronto. In entrambi i casi la razionalizzazione è sopraffatta dall’istinto, per cui alcune reazioni psicologiche  possono essere inconsulte ed affrettate;
  3.  Sfiducia e tristezza. In quest’ultima fase la reazione psicologica, a causa della mancanza di un chiarimento costruttivo può portare a reazioni legate all’allontanamento verso la persona sulla quale  si erano riposte tutte le sensazioni ed emozioni positive; ovvero quelle componenti che in precedenza hanno portato ad etichettarlo come “ migliore amico”.  Naturalmente a ciò si associa  l’emozione della tristezza, in quanto consapevoli probabilmente di aver perso il rapporto straordinario creato con quella “persona”, ed in modo particolare, di averlo perso proprio come “amico”.

Fondamentalmente quando ci relazioniamo con le persone, quello che facciamo è creare immediatamente delle percezioni che guidano nella realtà  e che pertanto,  ci portano a pensare che determinati individui possano essere più lontani o vicini a noi, a seconda delle esperienze vissute. Questo significa che tale percezione con il tempo, potrebbe essere confermata o meno a seconda di come quella stessa persona sia disposta a farsi conoscere. Acquisire la fiducia di qualcuno e dare fiducia, sono due processi complicati ed importanti da decifrare soprattutto quando essi sono sorretti da  componenti di valore  come affetto, sincerità e rispetto reciproco. Tanto più è difficile dare fiducia a qualcuno, quanto più è facile provare per la stessa persona immediata sfiducia, principalmente nel caso in cui  si tratti di un rapporto di amicizia sul quale c’è stato un notevole investimento emotivo.

Continua...
Flash NewsLove & FriendshipNewsWork & Training

Non credere a tutto quello che si legge sul web:I pericoli della disinformazione

disinformazione_sul_web

Disinformazione sui social media: le notizie bufala che influenzano le opinioni degli utenti

Facebook è reputato l’ambiente più fruttifero riguardo alle notizie false che circolano all’interno dei post degli utenti e di siti che si pubblicizzano attraverso la piattaforma. Questo significa che gli individui che leggono tali bufale e le condividono sulla propria pagina personale, sono veicolate sempre più verso questa tipologia di informazioni in merito alle preferenze dei like effettuati, creando un nuovo fenomeno manipolatorio perché totalmente strutturato da “notizie del complotto e notizie false”.

Tutto ciò succede perché sistematicamente assimiliamo informazioni attraverso i social media. Basti pensare che per le elezioni di Trump, tra le notizie bufala ritroviamo “l’endorsement di Papa Francesco”, ovvero il fatto che il Papa abbia sostenuto Donald Trump per le elezioni. Ancora molti commentatori sostengono che sia stata proprio la fascia della disinformazione a predisporre gli americani all’elezione del tycoon. Diventa allora sempre più difficile filtrare le informazioni vere e coerenti, da quelle false che fanno scalpore. Mark Zuckerberg reputa, nonostante le numerose critiche sulla diffusione della disinformazione su facebook, che il 99% delle informazioni sulla piattaforma siano valide.

Google dal canto proprio ha voluto effettuare un cambio strategia di politica che permetta ai siti promulgatori di notizie bufale, di non usufruire dei servizi pubblicitari di Mountain View, introducendo per giunta il “Fact Check”o etichetta di qualità che accredita e valida i siti in cui si evidenziano notizie vere. Allo stesso modo Facebook in vista di ciò che Google ha annunciato, rivisita la policy evidenziando di non mostrare la pubblicità anche sui siti di notizie non autentiche. Questo strumento può rappresentare una “misura di sicurezza” verso le notizie bufale; ciò però non garantisce il fatto che esse non possano circolare sul web. Trattandosi di informazioni crescenti di difficile verificabilità e attendibilità, un ipotetica soluzione al problema di poter essere influenzati e manipolati sul web, è stata contemplata dal ricercatore Walter Quattrociocchi che si occupa di disinformazione virale. Questi reputa che trattandosi di un dilemma cognitivo, ovvero strutturato su internet anche a  causa delle mancanze relazionali ed affettive degli individui che in circostanze di particolare sensibilità e predisposizione empatica e curiosità, possano essere orientate ad interiorizzare informazioni e condividerle, sia necessario un osservatorio permanente in grado di trattare la questione nella totalità.

Continua...
Flash NewsLove & FriendshipNews

Essere sapiosexual può aiutare nelle relazioni?

sapiosexual_può_aiutare_nelle_relazioni

L’intelligenza erotica è la capacità che permette di fare l’amore con il cervello di un’altra persona.

L’attrazione fisica sappiamo che in una relazione non basta. Il coinvolgimento emotivo, psicologico ed intellettuale è ciò che permette di mantenere una relazione viva. Oltre a queste componenti vi è un aspetto della nostra intelligenza che garantisce il coinvolgimento della persona nella totalità. Si tratta dell’intelligenza erotica attraverso la quale amiamo, seduciamo l’altra persona creando un rapporto esclusivo ed unico, mediante determinate stimolazioni verbali e fantasie sessuali. Nell’intervista rilasciata a D Repubblica la sessuologa e psicoterapeuta Nicoletta Suppa, sostiene che il “sapiens sexualis, indica quel tipo di persone che hanno una forte attrazione sessuale per l’intelligenza”. Si tratta di una attrazione che si alimenta di parole, fatti, situazioni che danno origine ad una nuova visione del mondo. Gli intrighi mentali, scambi culturali spronano curiosità e strutturano nuovi interessi creando la vicinanza e l’attrazione verso gli altri. Utilizzando le proprie fantasie sessuali e gli stimoli verbali si può aumentare il desiderio che ne deriva.

L’intelligenza erotica può aiutare nelle relazioni ed essere utile in casi quali:

  1. La conquista di un nuovo partner. Si può sperimentare la nuova relazione testando l’intesa con il partner. L’intesa naturalmente non deve essere solo fisica, ma anche mentale. Il corteggiamento e l’intrigo psicologico sono importanti per la conquista di un partner;
  2. L’accrescimento dell’intesa emotiva e sessuale. Indipendentemente dal fatto che si possa trattare di una relazione matura o meno, mediante intelligenza erotica si incrementa la complicità di coppia, creando l’esclusività nel rapporto;
  3. La comprensione dell’altro. L’intelligenza emotiva permette di scoprire l’altro e capire quando alcune fantasie sessuali possono essere realizzate e quanto la coppia deve mettersi in gioco stabilendo sensualità ed ironia contemporaneamente;
  4. Il rinvigorimento del desiderio sessuale. In una relazione matura diventa difficile riuscire a sorprendersi giorno dopo giorno. È necessario in questi casi aprirsi alle idee creative, immaginando situazioni inusuali, confrontandosi e ironizzando, valutando che cosa può essere uno stimolo intellettuale a beneficio del rapporto di coppia.

L’attrazione erotica verso l’intelligenza nasce in quanto si è stanchi di provare attrazione solo ed esclusivamente fisica, estetica. Le relazioni si consolidano quando si va oltre la semplice fisicità. Sono le parole a nutrire l’eros. Attraverso le parole si trasporta l’altra persona nel proprio mondo, si coltivano emozioni, attese. Essere empatici ed umoristici con il proprio partner anche durante i preliminari amorosi, è una componente cruciale nella costruzione di un rapporto di coppia. È un modo diverso di prendersi per mano, di costruire complicità e di rendere la relazione unica.

Continua...
Flash NewsLove & FriendshipNewsPsicologia del LavoroWork & Training

I vantaggi che ne derivano nell’effettuare un lavoro che ti piace

fai_il_lavoro_che_ti_piace_e_non _lavorerai_mai

Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai

Ai tempi d’oggi la frase che più rappresenta lo status lavorativo italiano è quella ridondante del “già tanto che ho un lavoro”. Ciò è significativo, poiché designa la difficoltà della popolazione nel trovare un lavoro. Bisogna emigrare, molte volte abbandonare i propri affetti, la cultura del luogo e tentare la fortuna altrove. In Italia o all’estero, poco importa. Il mercato richiede flessibilità lavorativa, capacità di adattamento, creatività, aggiornamenti costanti, disponibilità nel cambiare mansione facilmente; insomma una serie di elementi che possono solo a quanto pare “migliorare il bagaglio di competenze che si possiedono”. In parole povere, bisogna saper far tutto in questi tempi di crisi, al fine di essere collocati più facilmente. Eppure c’è chi nella fantasmagorica scena della “tuttologia” non vuole rientrare e si impone in questo business, reputando di voler scegliere un lavoro, una passione, perché se “scegli il lavoro che ami, non lavorerai mai”.

Quali sono i vantaggi che ne derivano nel fare un lavoro che piace?

  1. Essere capi di se stessi. Spesso non si è così fortunati da intraprendere una carriera lavorativa da dipendenti, ed effettuare un lavoro che piace. Generalmente colui il quale predilige la strada del “faccio il lavoro che mi piace” è un lavoratore autonomo che ha deciso di investire e rischiare nel mercato. È egli stesso il capo delle proprie attività, le decisioni prese sono a suo rischio e responsabilità. Si può pensare di essere affiancati da una serie di consiglieri e professionisti che supportino il progetto e che orientino verso il mercato del lavoro più adeguato.
  2. Mettere in pratica le proprie idee e creatività. Finalmente possono essere vagliate le idee più incredibili ed ambiziose. La creatività ha spazio e può essere sviluppata in vari modi, attraverso la messa appunto, di progetti fattibili nel mercato lavorativo e funzionali nel tempo.
  3. Essere padroni del proprio tempo. Fare il lavoro che ami, significa essere consapevoli del tempo dedicato al proprio progetto e decidere quanto investire non solo a livello economico ma di ore lavorative. Il tempo è una risorsa importante per chi intende effettuare un lavoro autonomo o un progetto funzionale che abbia dei riscontri positivi, non solo nel presente ma anche nel futuro.
  4. I benefici psicofisici. Non sentire il peso psicologico di un lavoro che si detesta è un vantaggio estremamente importante. Sono molte le persone che sono disposte ad adattarsi in ambito lavorativo, facendo anche più attività, a causa delle numerose problematiche socio-economiche. La frustrazione e lo stress che ne conseguono, impattano direttamente sulla salute psicofisica della persona. Ci si stente affaticati, deconcentrati, annoiati, stanchi, preoccupati. La mente percepisce gli stimoli ambientali negativi, e quello a cui si va incontro è una vera e propria “violenza psicologica”.

Non sentire il peso di un’attività lavorativa contrastante con le proprie idee, progetti, desideri è il vantaggio più importante legato al benessere psicologico della persona. E’ proprio dalla conduzione di lavori stressanti e frustranti che sorgono patologie e avversità nella sfera privata. Spesso non si è preparati a ciò che ne consegue per tanto con il tempo diventa sempre più complicato per l’individuo cambiare la propria condizione di vita lavorativa e imparare a volersi bene.

Continua...
Flash NewsLove & FriendshipNewsUncategorized

Post che incoraggiano al suicidio ed omicidio

Post_che_incoraggiano_al_suicidio_ed_omicidio_2

Il potere delle parole sui social: individuazione delle reazioni negative

Il web diventa uno strumento molto pericoloso, principalmente quando i protagonisti sono coloro che incitando alla violenza. Numerosi, troppi, i casi di suicidi ed omicidi avvenuti a causa del potere delle parole sui social network e a danno degli individui. Giovanissimi che scelgono la morte alla vita, in quanto prede del bullismo, con la conseguenza di essere beffeggiati ed etichettati sul web. L’apice dello sgomento si raggiunge nel momento in cui, vi è la presa di posizione dei social, nel voler oscurare le pagine di alcune persone. Si tratta di individui che fanno dei propri gesti di violenza uno slogan, una pubblicità: sono capaci di picchiare a sangue, uccidere e darne notizia, quasi in contemporanea sui profili social. Essere nel posto sbagliato con la persona sbagliata è l’unico errore di chi subisce l’efferato gesto.

Quali sono le reazioni ai messaggi e post che incoraggiano al suicidio ed omicidio?

  1. Tristezza per la vittima ed eccitamento per il carnefice. In veste di vittima che subisce sporadicamente o sistematicamente, offese ed ingiurie sul web, la reazione iniziale è di svilimento e profonda tristezza. Non si comprendono i motivi per i quali non si venga accettati dal gruppo dei pari. Questi ultimi possono sviluppare una serie di fissazioni sulla vittima, bersagliandola su tutto. Generalmente il cyberbullying viene indotto su persone particolarmente magre, obese, in carne, o su persone introverse, sensibili. I motivi di scherno sono numerosi e si incrementano con l’ampliamento del gruppo, in quanto i carnefici si supportano l’un l’altro. Come carnefice invece, quello che si prova è una sorta di “delirio di onnipotenza”. Si comprende che le parole sono armi e possono ferire amaramente le persone;
  2. Panico ed ansia per la vittima, manie di protagonismo e cinismo per il carnefice. In questa seconda fase, la vittima in preda alla paura di essere ormai diventata oggetto pubblico sul web è completamente attonita e le sue reazioni psicologiche passano dagli attacchi di panico all’ansia continua. Quello che turba è l’incapacità di saper gestire tale situazione. Diventa difficile comprendere come uscirne. Si cade in un turbinio di emozioni negative costanti, l’autostima è a pezzi. Il carnefice a sua volta fiuta la debolezza emotiva della vittima ed incalza con il gruppo dei pari, utilizzando messaggi sempre più scabrosi e mirati alla distruzione psicologica. Oltre ad essere coalizzarsi, i persecutori seriali, si sostengono vicendevolmente e cercano di scambiarsi il ruolo di leader, spingendosi sempre più negli atti di cyberbullying. E’ una sfida che non ha limiti. I messaggi possono anche essere chiari o subliminali ed evidenziano spesso l’ inutilità della vittima come essere vivente, orientando direttamente o indirettamente al suicidio;
  3. Terrore, depressione e la scelta della morte nella vittima, mentre nel carnefice emerge il cinismo. Dinanzi ad una situazione negativa e completamente ingestibile per la vittima, quest’ultima appare depressa e disorientata; inoltre, ciò che diviene importantissimo comprendere è che, se non aiutata, vede come unica alternativa alla propria condizione, la morte. La scelta di togliersi la vita è legata a quelle che si definiscono le “profezie che si auto adempiono”. Ovvero, tutto ciò che riguarda le ingiurie, le offese, le moleste e i ricatti dei carnefici, possono essere interiorizzati dalla vittima, la quale alla fine, semplicemente comincia a credere alla forza mediatica di quei messaggi. Il bullizzato sentendosi rifiutato nei modi più estremi dal gruppo dei pari, non riesce più a reagire in modo oggettivo. Il carnefice dinanzi a situazioni estreme di scherno che egli stesso ha provocato con l’intento di distruggere psicologicamente l’altro, non può che mostrarsi cinico e impassibile. L’assenza di empatia diventa un elemento cruciale in quei soggetti che si mostrano apatici, annoiati agli stimoli della vita, tanto da ricercare nuove sensazioni con la strumentalizzazione dei social. Non c’è pentimento, sensi di colpa nell’annientare chi li circonda. Si prova eccitamento, felicità o indifferenza nel vedere soffrire l’altro.

Marco suicida a 14 anni perché gay, Carolina Picchio, Tiziana Cantone, Brandy Vela e molti altri, non sono solo dei semplici nomi, ma sono dei ragazzi che attualmente rientrano a far parte delle morti provocate volontariamente dal “bullismo e cyberbullying ”  in Italia e nel mondo. Nonostante i vari appelli e le leggi vigenti, in realtà vi è una tale radicalizzazione di questi atti, che si crede sia necessaria una rieducazione nei contesti culturali di appartenenza, volta a dare origine non solo a pene più severe, ma a nuovi principi di prevenzione al “suicidio in età giovanile” e ai fenomeni ad esso collegati.

Continua...
Flash NewsLove & FriendshipNews

I 5 aspetti per i quali potresti essere ipocondriaco

ipocondriaco_2

L’ipocondria: una paura da sconfiggere

L’errata percezione, sensazione, ed interpretazione di alcuni sintomi psicofisici possono procurare una vera e propria “paura delle malattie”, pur essendo queste ultime assenti sull’organismo. Il solo racconto da parte di un amico, inerente un’esperienza legata ad una malattia, può generare nel soggetto la paura che ciò possa persistere anche su se stessi. La caratteristica di tale fobia è riconducibile nel fatto che, nonostante le rassicurazioni mediche dell’inesistenza di una patologia o malattia, le paure e le preoccupazioni non cessano di esistere.

Nello specifico, quali sono gli aspetti che possono far comprendere di essere un potenziale ipocondriaco?

  1. La presenza di preoccupazione sistematica nei riguardi della singola malattia o di alcune zone corporee specifiche. È il caso in cui si teme di avere una malattia o patologia che possa attanagliare l’organismo nella sua totalità o solo un apparato, constatando che la paura è sempre più sistematica nel tempo;
  2. Sentir parlare o leggere di una malattia può generare ansia, stress e sintomi psico-fisici. La paura che può scatenarsi ad esempio, dalla sola lettura di un articolo informativo in grado di declinare i sintomi di una malattia, può provocare timori, disorientamento e suscitare dei sintomi fisici o reazioni psicologiche legate a tale timore;
  3. Il deterioramento della relazione medico-paziente. Si reputa di non ricevere cure e attenzioni adeguate da parte dei medici, al punto tale da sviluppare una sfiducia nel parere clinico. Quest’ultima reazione è causata dal fatto che non si riesce ad ottenere una diagnosi specifica, poiché essa è legata a lamentele e sintomi generici di varia natura;
  4. La paura di poter avere una “malattia” è un argomento abituale nella conversazione. Tale paura viene fronteggiata spesso parlando con l’interlocutore di ciò che si prova e cosa preoccupa. L’argomento diviene abituale, in quanto permette di scaricare lo stress e l’ansia generata, ma allo stesso tempo i timori sono talmente interiorizzati, da rientrare a far parte integralmente dell’immagine di Sé;
  5. La vita familiare e lavorativa, sono disturbate perché dipendono ampliamente dal benessere psico-fisico del soggetto. Tutto può essere svolto solo in funzione di tale benessere. La persistenza delle paure e sintomi possono rendere la quotidianità complicata.

Le presenza in famiglia di accertate malattie o l’esperienza personale durante l’infanzia di alcune di esse, possono generare nel soggetto adulto l’ipocondria. Le motivazioni riguardanti la sussistenza di tale fobia sono varie, ed in parte sono riconducibili anche a tratti caratteriali.

L’ipocondria per certi versi se cronicizzata, può risultare essere invalidante. Al fine di sconfiggerla è necessario mettersi in discussione ed affidarsi ad uno specialista che indirizzi verso il supporto psicologico più adeguato.

 

Continua...

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. More Information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi