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Ottobre 2016

Flash NewsNewsPsicologia del Lavoro

Il colloquio di lavoro: come prepararsi per superarlo?

colloquio di lavoro

Le domande frequenti degli esaminatori a cui saper rispondere

Il colloquio di lavoro è l’incubo peggiore di tutti coloro i quali sperano in una assunzione. L’ansia e il non controllo emozionale possono influire negativamente nella conduzione di un colloquio.  Prima di inviare una candidatura o rispondere ad un annuncio, è necessario effettuare una ricerca sul web, che permetta di ottenere delle informazioni specifiche sull’azienda in questione, in particolare:

  • Di cosa si occupa l’azienda e quindi effettivamente cosa fa.  È importante capire come funziona tale organizzazione, quali obiettivi intende raggiungere in veste di mission e a quale clientela si rivolge;
  • In che mercato socio economico si espande. Tale approfondimento chiarisce eventuali crisi aziendali, tagli aziendali, come i licenziamenti e la cassa integrazione. Nel caso in cui l’azienda vivesse uno scenario di ambiguità economica si può riflettere sull’invio della candidatura;
  • In che modo la struttura si organizza a livello territoriale. Si può trattare di una struttura in espansione in tutta Italia o soltanto con ramificazione regionale, motivo per cui nel primo caso si deve essere disposi ad eventuali trasferimenti.

Tali informazioni permetteranno nella seconda fase dell’incontro di poter avanzare delle domande congruenti da parte del candidato, che facciano capire di essere motivati all’assunzione.

Le domande più frequenti degli esaminatori, mirano a comprendere il reale interesse del candidato nel voler lavorare in quella azienda specifica, scartando la possibilità che si possa trattare di una candidatura generica.

Tra le domande più importanti, ricordiamo:

  1. Cosa l’ha portata a candidarsi o cosa l’ha colpita della nostra azienda? Con questa domanda si intende carpire qual è la motivazione del candidato e che tipo di potenziale quest’ultimo è in grado di esprimere nell’organizzazione. La risposta deve riguardare i punti di forza del candidato, quindi in che modo e con quali competenze si può contribuire in azienda, in un lasso di tempo determinato.
  2. Perché ha risposto proprio a nostro annuncio? La domanda viene effettuata per sondare la capacità del candidato di aver effettuato uno studio sull’azienda, ecco perché è fondamentale in questo caso spiegare cosa piace di quella organizzazione e quale ruolo si vorrebbe ricoprire, in merito alle competenze possedute.
  3. Tra 5 anni dove si immagina? La domanda espressa, evidenzia quello che in azienda viene comunemente denominato “percorso di carriera”. È importante per l’esaminatore investigare sulla capacità del candidato di poter prefigurarsi un carriera futura e soprattutto constatare l’attaccamento all’organizzazione. Rispondere sostenendo di vedersi ancora in azienda e con un ruolo di responsabilità denota crescita professionale e arricchimento e scambio di conoscenze.
  4. Quale lavoro ha effettuato precedentemente e come mai ha interrotto? Questa domanda serve ad approfondire gli aspetti legati al licenziamento, dimissioni. Semplicemente può essere finalizzata alla presa in carico di una serie di variabili che spingono ad una nuova candidatura da parte dell’individuo. Al fine di mostrare affidabilità, si consiglia al candidato di poter evidenziare alla nuova organizzazione, quali sono stati i precedenti datori di lavoro per ottenere delle referenze, oppure di evidenziarle attraverso forma scritta, unitamente al curriculum.
  5. Perché dovremmo assumere proprio lei?

La domanda intende spronare l’interlocutore nel mettere in luce il contributo effettivo che         si può dare in azienda e quindi il reale valore aggiunto in termini professionali, che si                 ottiene, rispetto a tutte le altre candidature.

A tale proposito può succedere che lo stesso candidato possa essere invitato nell’effettuare delle domande all’esaminatore, per conoscere meglio il core dell’azienda, nonostante le informazioni raccolte dalla rete. Tra queste:

  1. Qual è il profilo che cercate?

L’esaminatore esporrà il profilo lavorativo che intende ricercare per procedere all’assunzione. Attraverso tale risposta si può già dedurre se si tratti di un profilo complementare con il vostro.

  1. Avete numerosi competitor principali, ve ne sono altri a cui effettivamente vi inspirate?

Oltre a citare i competitor rinomati, il fatto di chiederne la presenza di nuovi, mostra curiosità ed interesse ad approfondire l’argomento.

Quello che si consiglia è di non domandare in prima istanza la retribuzione economica e l’inquadramento contrattuale a cui si andrà incontro, poiché in questa fase del colloquio risulta essere sconveniente e prematuro. Mediante la conoscenza di tali domande esposte sempre più  frequentemente dagli esaminatori, il candidato si può allenare, preparare ad un buon colloquio di lavoro solo se consapevole delle aree professionali da potenziare e delle reali competenze possedute.

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Il video curriculum: una candidatura originale a cui non rinunciare

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Come sviluppare un video curriculum di successo?

Esportato dagli Stati Uniti, il video curriculum viene accolto positivamente anche dalle aziende italiane. Seppur in auge da un paio d’anni, il video curriculum risulta essere un valore aggiunto alla propria candidatura; inoltre funge da supporto alla stesura del tradizionale curriculum, e permette di suscitare curiosità nei selezionatori che possono prendere in carico la candidatura più velocemente. Chiaramente risulta più entusiasmante ascoltare un candidato che leggere passivamente le sue competenze, interessi e il motivo per il quale vuole ricoprire una determinata mansione. Sviluppare un video curriculum che abbia successo significa seguire delle linee guide fondamentali:

  1. La messa a punto del video non deve assolutamente essere fatta in modo amatoriale. In questo caso, impossibilitati nel rivolgersi un esperto di video si può ricorrere alla tecnologia di nuova generazione, ad esempio all’utilizzo di uno smartphone;
  2. E’ necessario creare un senso del contesto professionale o neutro. E’ indispensabile vestirsi in modo professionale e creare uno sfondo contestualizzato al lavoro che si intende svolgere, come potrebbe essere un ufficio, evitando le riprese in ambienti difformi dalla candidatura.
  3. Essere incisivi guardando l’obiettivo, creando un video di massimo 3 minuti. Il video non deve assolutamente essere la descrizione della propria vita lavorativa, ma semplicemente la sintesi adeguata di quello che avete già effettuato a livello lavorativo e i motivi per cui vi candidate in un nuova mansione.
  4. Iniziare presentandosi in modo adeguato, raccontando una metafora che vi rappresenta lavorativamente parlando. Ciò risulta essere  singolare in quanto attraverso il racconto della metafora o di un episodio lavorativo che vi ha insegnato qualcosa, si comprendono i valori che vi rappresentano come persona e come professionista.
  5. Spiegare le ragioni che dovrebbero indurre l’azienda ad assumervi. Questa fase è cruciale perché attraverso le motivazioni declinate l’azienda può decidere di passare allo step successivo della conoscenza, quale il colloquio di lavoro. I selezionatori, avendo già avuto un imprinting con il video curriculum a supporto del curriculum tradizionale, hanno di sicuro sviluppato un’idea sul candidato, quindi la convocazione al colloquio potrebbe in alcuni casi, solo essere una conferma, una formalità alla prima buona impressione.
  6. Ringraziare. Ringraziare è semplicemente una forma di educazione all’ascolto e all’attenzione data al video da parte dell’azienda.

E’ lecito sapere che il video curriculum può essere utilizzato in due occasioni ben distinte: 

  • la candidatura per un lavoro specifico, ovvero ricoprendo di già una posizione lavorativa, si spiegano le ragioni secondo le quali si è adatti per quel “determinato lavoro”;
  • la candidatura per un lavoro generico, vale a dire che in questo caso non si fa altro che rispondere alle consuete domande da colloquio di lavoro senza che qualcuno le ponga. In tal modo riassumente brevemente la vostra storia lavorativa e le motivazioni che vi spingono alla candidatura.

Dopo aver raggiunto una adeguata messa a punto  del video curriculum,  non rimane altro che allegarlo nei vari portali on line delle aziende che presentano questa particolarità nella candidatura ed in quelli per la ricerca del lavoro;  inserirlo nei profili social dedicati ai “video curricula”; allegarlo nelle mail con il curriculum tradizionale; condividerlo tra la rete di contatti che possedete; infine inserirlo nella vostra pagina on line per sponsorizzarvi.

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Ritrovare la motivazione lavorativa si può?

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La ristrutturazione aziendale: azioni e reazioni positive dei dipendenti

Lavorare in condizioni aziendali critiche in un Paese in cui trovare lavoro è davvero difficile, può risultare essere uno scenario quotidiano. Basti pensare alle situazioni in cui oggi riversano gli operai dell’Ilva di Taranto, famosa acciaieria della Puglia ove sistematicamente vi è un incremento delle morti bianche nonostante, vi siano provvedimenti giudiziari legati non solo alla salute dei dipendenti, ma al catastrofico inquinamento ambientale. Altri casi massivi, si riscontrano nelle aziende che esercitano una pressione psicologica diversa, ovvero la cosiddetta  ristrutturazione organizzativa volta ai “tagli o sizing del capitale umano” il cui vantaggio è prettamente economico. Ciò provoca il licenziamento in larga scala de dipendenti. L’espulsione coercitiva dei lavoratori, affrontata con i vari ammortizzatori sociali, allora sembrerebbe essere l’unica via d’uscita nel caos della crisi economica. In verità il processo di Ristrutturazione Organizzativa può essere osservato con una diversa accezione, ossia come quello strumento preventivo ad un possibile fallimento aziendale, al fine di individuare gli elementi critici e patologici in un sistema organizzativo. In quest’ottica oltre a preservare il bilancio economico, quello che si fa è garantire la messa in sicurezza del potenziale umano. L’esclusione al fallimento pertanto, riguardando soprattutto la gestione del potenziale umano, deve essere fronteggiato con strategie correttive a supporto e a vantaggio dei dipendenti.  Questi ultimi a loro volta, essendo gli attori  della crisi economica e della stessa ristrutturazione organizzativa, possono essere investiti da una crisi di ruolo che li destabilizza; portatrice soprattutto di calo della performance, demotivazione, insoddisfazione lavorativa e nei casi più gravi potrebbe far insorgere la sindrome da lavoro stress correlato e depressione. In che modo allora, l’azienda può nuovamente motivare i dipendenti al lavoro e quindi accrescere reazioni positive durate il processo critico di ristrutturazione aziendale?

1. Promuovere la semplicità nelle dinamiche relazionali e dei processi attraverso la leadership distribuita. E’ necessario che vi sia un  diretto riferimento e coinvolgimento nei progetti lavorativi dei dipendenti anche dal basso livello gerarchico, in quanto attori attivi dello sviluppo lavorativo. I dipendenti, possono essere coinvolti nella responsabilità di un progetto e nei feedback collegati ad esso. Il concetto rivoluzionario sta nel promuovere in ciascun lavoratore individuato ai vari livelli della scala organizzativa, un leader. Questi deve essere capace di guidare un gruppo con cognizione di causa, al fine di promuovere una nuova conoscenza. Lo scopo è sviluppare progetti coerenti per la cultura aziendale. La leadership distribuita, inoltre è intesa non più come utopia soprattutto nelle grandi aziende, i cui top manager devono potersi confrontare direttamente con coloro i quali elaborano il processo e lo mettono in pratica;

2. La chiarezza come elemento innovatore. Spesso i dipendenti sviluppano processi e obiettivi ostici e poco chiari.Nel processo di rivalutazione e ristrutturazione aziendale è fondamentale che siano snellite tutte le procedure che creano complessità, caos, per  focalizzare l’attenzione sui cardini fondamentali dell’azienda, quali la gestione dei processi e delle risorse.Gli obiettivi e i risultati possono essere raggiunti tagliando la complessità delle operazioni che ruotano intorno ad essi;

3. Incremento della valorizzazione delle risorse. Essere valutati in modo corretto significa ottenere un accrescimento della motivazione professionale e innalzamento della performance. Le risorse intese come apporto di capitale umano e di nuova conoscenza, necessitano di una equa valorizzazione delle competenze. La responsabilità dell’elaborazione e messa a punto di un progetto funzionale per l’azienda, da parte dei dipendenti, permette l’emersione di risorse reputate creativi e singolari. Di qui nasce l’esigenza dell’individuazione dei talenti. L’obiettivo è identifipercare un gruppo di creativi che possano trasferire idee ed intuizioni funzionali, in progetti utilizzabili nel presente e che abbiano soprattutto una prefigurazione e valenza futura;

4. Sostituzione dei rapporti formali con i rapporti informali in azienda. L’informalità dei rapporti consiste nella possibilità da parte del top management di stabilire dei rapporti diretti ed immediati con i dipendenti che lavorano nelle varie scale gerarchiche dell’organigramma organizzativo. In questo modo l’aspetto meritocratico emerge in parte con migliore chiarezza. Ad essere sottoposti a valutazione non sono solo i dipendenti, ma anche i responsabili che necessitano di buoni feedback dallo stesso gruppo di lavoro in cui operano. L’obiettivo è validare una corretta gestione delle dinamiche di gruppo e processi lavorativi;

5. Prefigurazione di carriera. La possibilità di ottenere un percorso di carriera è uno dei cardini essenziali che garantisce l’incremento della motivazione. Sapere di effettuare un lavoro per obiettivi, sviluppare un progetto, assumersi la responsabilità di condividere per ruolo e compiti una leadership è motivante soprattutto se a tutto questo si associa  una crescita professionale quale l’avanzamento di carriera.

Tali linee guida dimostrano che la motivazione del personale può essere sostenuta in modi differenti dalle aziende che attraversano un momento di crisi economica; in particolare  affidarsi ad una equa valorizzazione delle risorse umane osservata come portatrice di nuova conoscenza, è la prima  scelta vincente volta ad evitare il fallimento organizzativo.

 

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Real bodies: corpi umani che suggestionano la mente

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Consapevolezza e verità nei meandri del corpo umano

Mai avremmo potuto pensare che sarebbe stato possibile addentrarsi nei misteri del nostro corpo, attraverso una semplice visita al museo. Dopo New York anche in Italia e con precisione a Milano, finalmente giunge la mostra Real bodies, che tratta in modo cruente tutte le verità del corpo umano. Questi sono corpi umani reali, donati alla scienza e conservati mediante la “plastinazione”,  tecnica che trasmette per l’appunto la sensazione che siano stati plastificati. Tra gli aapetti principali di questo processo ricordiamo che, i corpi vengono messi sottovuoto per garantire lo svuotamento dei liquidi, per poi essere trattati con l’aceto ed altre sostanze specifiche, con l’obiettivo di evitare il processo di decomposizione. L’aspetto singolare sta nel fatto che varie parti del corpo possano essere sezionate, mostrate nella loro natura sana e non, come nel caso di tumori. Alcuni di essi, essendo stati nella loro vita degli sportivi, vengono adagiati nelle posture più naturali dell’attività fisica.  Mamme con in grembo il proprio bambino, feti, fumatori incalliti, bodybuilder fanno tutti parte di questa mostra, che evidenzia in che modo il corpo possa essere una macchina perfetta. Gli occhi, le orecchie e la bocca sono le parti “lasciate invariate” tali da far sembrare quei volti espressivi e vivi. Tale illusione, potrebbe portare alla sopraffazione delle emozioni negative, infatti, si consiglia a coloro i quali siano facilmente influenzabili, di valutare la visita per questo evento. L’impatto visivo per molti potrebbe essere violento e sconcertante; ad esempio, il padiglione destinato alla riproduzione e sviluppo fetale, rimane tra i più stupefacenti e condizionanti allo stesso tempo. Ciò che si ammira nella globalità, non è semplicemente la fisicità nella sua interezza e bellezza, ma le singole parti che la costituiscono, che vanno dal sistema linfatico a quello nervoso. La muscolatura e le ossa emergono vividamente in alcune posture, al fine di evidenziare l’importanza imprescindibile e indiscutibile che hanno. Inoltre, a essi si aggiungono corpi con protesi, esposti appunto per dimostrare i risultati della scienza medica. Nell’esposizione del cervello, fegato, milza, e intestino, si vuole mostrare quanto un singolo organo possa, in presenza di una malattia influenzare tutti gli altri. Ciò che più suggestiona è la consapevolezza che dietro ogni corpo, c’è stata un’anima, una vita, un sorriso, una sofferenza e che indipendentemente da tutto, terminato il percorso sulla terra, queste persone abbiano voluto di donarsi alla scienza. Una scelta encomiabile che permette giorno dopo giorno, di portare alla luce dubbi, perplessità e approfondire gli studi volti a fronteggiare e combattere numerose malattie. Giunti al dunque, il messaggio chiaro e severo riguarda la capacità di ognuno di noi, in merito ad una maggiore consapevolezza della macchina perfetta che siamo, di trattarci bene attraverso un’attenta alimentazione, l’allenamento fisico e mentale, al fine di ottenere una vita lunga e salutare .

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Il porno: un lavoro come un altro?

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Le caratteristiche psicofisiche dei porno attori

Per alcuni potrebbe essere un tabù, ma il porno è un lavoro scelto e praticato da numerosi individui. L’industria del porno vanta un giro d’affari immenso che si aggira intorno ai 100 miliardi di dollari, sostenendo le economie più importanti del mondo. In modo particolare a differenza del passato in cui vi era un’altra fruizione di VHS e DvD, oggi il porno si avvale della tecnologia più avanzata, caratterizzata da esperienze immersive, siti studiati ad hoc comprensivi di visualizzazione video chat, abbonamenti “premium”, video-on-demand, per non parlare dei sex toys altamente griffati. Un esempio ci viene fornito dal potente sito Pornhub che ha lanciato i video di realtà virtuale ottimizzati per Android e iOS. I guadagni fattivamente da dove provengono? Semplicemente dalle pubblicità specializzate e siti a pagamento, visitati da circa 300 milioni di utenti creando un fatturato mensile elevato. D’altro canto il recruiting degli attori destinati alla carriera del porno è selettivo e singolare, infatti le caratteristiche psicofisiche necessarie a creare l’identikit perfetto per essere assunti in questo settore sono le seguenti:

  1. Misure fisiche specifiche. Indubbiamente è importante avere delle misure standard per essere un attore in questo settore, ad esempio nel genere femminile è indispensabile un’altezza di 1,65 cm, peso circa 55 kg, tatuaggi in vista e seno corrispondente alla 3°B. Invece nel genere maschile si richiede, altezza almeno 1,78 cm, peso 76 kg, muscoloso.
  2. Aspetti psicologici congruenti alla flessibilità lavorativa. Oltre ad avere una prestanza fisica di medio-alto livello, si richiede una adeguata predisposizione mentale nell’affrontare questo lavoro. Gli attori devono essere delle persone narcisiste, egocentriche, con elevati livelli di concentrazione per garantire il risultato della performance. Tanto più alta è la concentrazione e quiete mentale, quanto più sarà garantito un lavoro performante. Questa caratteristica è richiesta soprattutto negli uomini. Ad alcuni di essi è suggerito di praticare delle tecniche meditative, poiché non sono contemplati attacchi di ansia, paure e perplessità. Alti livelli di stress, possono generare fallimenti sul set, difficili da gestire in un lasso di tempo breve. Gli aiuti dal punto di vista clinico sono numerosi, tra questi l’uso spropositato di ansiolitici per le donne e di viagra per gli uomini.

Dal momento che l’industria del porno è legata principalmente alla realtà virtuale, le stime degli attori che guadagnano più di 100 mila dollari in realtà appartengono ad una cerchia molto ristretta, a causa dell’alta competizione del settore. Solitamente una neo attrice porno, può arrivare a guadagnare anche 50 mila dollari annui, mentre un attore poco meno. In un sistema oligopolistico che predilige dai 4 ai 5 siti web porno gratis, il cachet attribuito agli attori potrebbe diminuire,tranne se si diventa una star nel settore. Nei tempi moderni intraprendere una carriera del genere diventa sempre più ostico ed anche pericoloso per la propria salute, in quanto a tutto ciò, bisogna associare anche i numerosi test di controllo a cui gli attori devono sottoporsi sistematicamente, riferiti all’HIV e alle malattie veneree. L’altra faccia dell’industria del porno intramontabile ed estremamente ricca è rappresentata dagli incassi derivanti dall’incremento della fruizione di sesso virtuale. Gestire un sito porno che rispetti tutti i criteri della rete e le necessità dei clienti ha i suoi vantaggi economici. Attualmente diventa sempre più facile connettersi on line e proprio per questa ragione è altrettanto semplice che il porno abbondi facilmente nelle case degli individui, al punto da creare generazioni che spesso prediligono la condivisione di sesso in rete al sesso reale.

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Soffrire della sindrome da Steve Jobs e scoprire di non essere geniali

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I principi fondamentali che rendono un’idea fallimentare

Il mito di Steve Jobs viene sempre più spesso emulato. I suoi pensieri, le frasi celebri diventano un mantra costante per individui ed organizzazioni. La sua motivazione ed incitazione al lavoro creativo promuovono la fermezza nel dover realizzare i propri sogni. Le certezze allora permangono nelle menti di tutti coloro i quali, sono affascinati dal suo genio. Di qui nasce la mania spropositata di sentirsi dei creatori, dei fautori di un pensiero arguto, al punto tale da alimentare la “sindrome da Steve Jobs”. La caratteristica di questa sindrome è strettamente legata all’Ego spropositato, perché manifestare del narcisismo non basta, infatti considerarsi semplicemente “geniale” è fondamentale. In realtà la definizione di “genio” è labile tanto quanto le idee che ne possono derivare. Questo significa che non tutte le idee partorite sono di successo; anzi la maggior parte di esse risultano essere fallimentari. Avere un’idea creativa significa mettere a punto un progetto rivoluzionario ed innovativo che dia dei risultati nel medio lungo termine. Il frutto di tali risultati origina una nuova visione del mondo ed offre gli strumenti necessari per l’emancipazione dell’uomo. Tuttavia esistono dei principi indiscutibili che rendono un’idea davvero fallimentare:

  1. Sopravvalutare le proprie capacità e competenze. La messa a punto di un’idea sovrastimando se stessi e le proprie competenze non la rende certamente di “successo”. Frequentemente abbiamo delle idee e crediamo siano buone e fattibili. A causa della mancanza di oggettività poiché estremamente coinvolti emotivamente, possiamo dare molto peso al nostro Io, alla nostra persona e alle capacità possedute. Siamo influenzati più dal fatto che l’idea possa piacere, che dalla sua effettiva funzionalità e progettualità;
  2. Non riconoscere gli errori che si commettono. Non c’è errore più grande che non riconoscere gli errori di un progetto. Ignorarli o non individuarli è deleterio per se stessi e per coloro i quali ascoltano e accettano il confronto costruttivo in un gruppo lavorativo;
  3. Credere solo ed elusivamente alle proprie capacità escludendo il consenso e la collaborazione degli altri. Per elaborare una buona idea è necessario ottenere la collaborazione di altri individui, vale a dire che “le grandi cose nel business non vengono mai da una sola persona, ma da un team di persone”. La forza del team trasforma l’idea da buona a vincente.
  4. Il lavoro non è frutto solo di fatica e impegno, ma deve essere soprattutto passione. Fare un lavoro che esprima passione, che dia soddisfazione personale è importantissimo, perché il “lavoro riempirà una buona parte delle giornate”. La gestione del tempo dovrà essere, pertanto oculata e affiancata ad una idea convincente, efficace ed espressione di una passione personale;
  5. Abbandonare gli aspetti innovativi del lavoro non può portare ad un risultato rivoluzionario. Qualsiasi progettualità deve essere pensata e sviluppata sulla base di punti innovativi e funzionali, dando origine a soluzioni che contemplano punti di vista differenti ed evolutivi.

Essere creativi, geniali e fautori di un’idea rivoluzionaria di certo non collima con l’essere narcisisti, autocentrati, sicuri delle proprie competenze e possibilità, dal momento che sono tanti altri, gli aspetti da prendere in considerazione quando si intende promuovere una nuova immagine del mondo lavorativo, personale e professionale.

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Cattiva comunicazione e divorzio: il binomio perfetto!

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I cinque aspetti della comunicazione che portano alla rottura della coppia

La comunicazione è essenziale nei rapporti umani. A causa di una cattiva gestione della stessa molte coppie si allontanano, sino a prendere decisioni importanti quali l’allontanamento e la rottura del rapporto stesso. La crisi nei rapporti consolidati, può essere considerata motivo di crescita personale e cambiamento, solo nel caso in cui entrambi i partner stabiliscono una comunicazione efficace, volta alla comprensione dei punti di criticità che inficiano sulla relazione.

Quali sono gli aspetti della comunicazione che portano allo sgretolamento del rapporto?

  1. La comunicazione unidirezionale. Parlare e rendersi conto di non raggiungere nessun cambiamento, confronto o chiarimento è stressante per la gestione della coppia. In modo particolare, quando ci si accorge che la comunicazione è unidirezionale ovvero, viene esercitata solo da uno dei due partner, si comprende che evidentemente gli sforzi effettuati e le energie investite non sono sufficienti, poiché, dall’altra parte non c’è interesse a sufficienza per stabilire un confronto;
  2. Comunicazione inefficace e poco chiara. Nella coppia è fondamentale stabilire intesa, complicità e ciò può avvenire in presenza di un requisito fondamentale, quale, la messa in gioco dei partner. Nei momenti di criticità quello che conta è stabilire un contatto efficace, ovvero fatto di parole che promuovano sintonia, empatia, ascolto attivo, al fine di ottenere un beneficio e un cambiamento costruttivo;
  3. Il non rispetto della turnazione del parlante. Nella coppia i ruoli che si ricoprono sono incredibilmente essenziali per stabilire chi tra i partner è particolarmente dominante o assertivo rispetto all’altro. Solitamente tali ruoli, vengono trasposti soprattutto durante la comunicazione, al punto tale che si tende a calpestare o non rispettare la gestioni di argomentazioni che potrebbero chiarire alcune situazioni. Il partner quindi, che assume un ruolo dominante nella coppia sarà predisposto a dare poco spazio all’interlocutore durante le varie argomentazioni e discussioni in corso. Il risultato è frustrazione e nervosismo sistematico;
  4. L’assenza di ascolto attivo. La conseguenza di tutti i punti precedentemente delineati è la totale chiusura all’ascolto. Il frutto di una relazione poco comunicativa è l’incapacità di ascoltare ed elaborare sensazioni, parole e messaggi reputati importanti per l’interlocutore o il partner. Ascoltare attivamente le parole di chi cerca la nostra attenzione e confronto, significa vedere la situazioni con occhi differenti, calandosi nella parte dell’atro. L’attivazione dei sentimenti positivi può emergere solo in presenza si una totale attenzione verso il partner;
  5. L’esplosione della comunicazione in comportamenti aggressivi e di distacco. I continui litigi, la rabbia esercitata e lo stress accumulato, portano all’emersione di comportamenti aggressivi o di distacco l’uno dall’altra. La frustrazione dettata dall’incapacità di comprendersi, associata alle prese di posizione incentrate solo ed esclusivamente sulle proprie idee ed opinioni, esclude automaticamente il partner dalla propria vita. L’aggressività manifestata è fautrice di inflessibilità, rigidità comportamentale nel rapporto.

Lavorare sugli aspetti delineati consente di aprire una strada, volta ad un iniziale cambiamento costruttivo nella vita di coppia, in cui la comunicazione è uno dei cardini principali per la salvaguardia del rapporto.

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Qual’è l’arma vincente degli uomini più ricchi del mondo: laurea o creatività?

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Raggiungere il successo si può!

Nel percorso lavorativo la laurea può essere d’aiuto, ma la storia insegna che non è un elemento cardine per raggiungere il successo. Sono molti gli uomini che hanno abbandonato l’università per dedicarsi ad una causa, un progetto, un sogno. A partire da Bill Gates che domina il mondo con un impero da 86 miliardi di dollari, sino a Lally Ellison, Steve Jobs , Ralph Lauren e Mark Zuckerberg con un patrimonio da 32, 5 miliardi di dollari, si è certi che per essi, il comune denominatore del successo, di certo non è identificabile nel possesso della laurea. La lista degli individui con ricchezze stratosferiche è lunga, tuttavia, la chiave di svolta, si ritrova semplicemente nell’interpretazione del mondo con occhi differenti, ovvero, quelli della creatività. La creatività permette di andare oltre gli schemi, di trovare soluzioni inimmaginabili, di costruire un progetto ideale e fattibile non solo per se stessi, ma soprattutto di utilità per gli altri. Le persone creative lo sono indipendentemente dagli studi che hanno condotto. Gli individui creativi sono inclini a sviluppare determinati aspetti psicosociali che possono influire positivamente sulla propria personalità.

Quali sono i vantaggi psicologici della creatività?

Apertura mentale. Non avere pregiudizi, schemi mentali ed applicare la flessibilità nei comportamenti e nelle scelte, fa in modo che l’individuo riesca a concentrarsi sugli aspetti di reale utilità, sviluppando oggettività e ottenendo soluzioni efficaci ed efficienti;

Intelligenza emotiva. Immergersi nelle situazioni e gestire in modo adeguato le proprie emozioni e quelle degli altri. I creativi tendono a non dare molto peso alla propria intelligenza emotiva, che invece risulta essere indispensabile soprattutto quando la creatività si esprime attraverso un progetto sostenibile nel tempo. Si ha bisogno di capire cosa pensano gli altri e gestire nel miglior modo le proprie ed altrui emozioni;

Intelligenza sociale. La capacità di gestire un confronto costruttivo attraverso la relazione con altri individui è indispensabile per i creativi che raggiungono il successo. La mancanza dell’intelligenza sociale e quindi di tale capacità relazionale può portare a situazioni fallimentari nel percorso di crescita che si sta intraprendendo. Da tale punto di vista numerosi creativi anche con l’esperienza, affinano tale capacità traendone molti benefici.

Progettualità futura. La capacità progettuale per tutti coloro che si applicano in campo creativo è fondamentale al fine di sviluppare un lavoro sostenibile e funzionale nel tempo. La creatività porta spesso al barlume del caos. I creativi riescono in questo ad organizzare un progetto che contempli soluzioni efficienti a medio-lungo termine, divincolandosi dalla superficialità degli aspetti reputati inutili.

Tra gli esempi per antonomasia dei creativi con maggior successo nel mondo, ricordiamo Richard Branson fondatore della multinazionale britannica Virgin, il quale insegna ai propri dipendenti, ad essere creativi nel miglior modo possibile.

Con il mantra “se sei una persona felice lavori meglio”, vuole promuovere l’equilibro emozionale tra la sfera personale e quella lavorativa, il cui obiettivo è ottenere il massimo risultato dai membri del proprio team. Basti pensare che oltre alle ferie illimitate ed un anno di riposo retribuito per i neo genitori, nel 2016, circa 200 dipendenti hanno il “dovere” di disconnettersi da tutti gli apparecchi digitali per 2 ore a settimana, a favore dell’aumento della creatività. Il messaggio che si vuole dare è avere delle risorse lavorative capaci di lavorare in un clima positivo, che sostenga i bisogni e le necessità del dipendente, in quanto, essere felici e soddisfatti è la prima regola uguale per tutti, volta a garantire il benessere psicofisico delle persone in azienda.

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