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Settembre 2016

Art & FashionFlash NewsLove & FriendshipNews

Youtuber: le generazioni da milioni di euro

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Le star più gettonate del web sono trascinatori sociali

I Fun di tutto il mondo, in visibilio per ragazzi che mostrano la propria creatività attraverso sketch videoludici. La moda del web impazza grandiosamente mediante performance divertenti di bambini e teenager che mostrano la propria creatività. Queste “icone” sono diventate degli esempi da seguire, dei motivatori o semplicemente dei trascinatori sociali. Che cosa hanno in comune dal punto di vista psicologico, i ragazzi che intraprendono la carriera da youtuber?

  • La capacità di fare di un propria esperienza negativa o critica un punto di forza. Molti di loro hanno avuto la capacità di raccontare gli episodi negativi e difficili della propria vita in modo positivo. Basti pensare agli episodi di bullismo che attanagliano molti adolescenti e che hanno smosso le coscienze di ragazzi e ragazze attraverso campagne formulate ad hoc, contro gli atti di bullismo. È il caso di Alberico De Giglio famoso youtuber italiano, che pur essendo stato schernito dai suoi pari, ha avuto il coraggio di aprire la porta verso una nuova strada, nella quale ha riversato la sua ironia e fantasia;
  • Tutto può essere osservato con creatività e riprodotto attraverso un messaggio positivo. Ciò che questi ragazzi fanno è insegnare a vedere la quotidianità con altri occhi. Essere propositivi anche in situazioni assurde che si vivono e che si esplicano, dall’approccio con la ragazza più carina della scuola, al ménage familiare, rappresentato ad esempio, dalle lezioni di inglese insegnate alla propria nonna;
  • Trasmettere un messaggio semplice e lineare anche in circostanze complicate. Rendere chiaro un aspetto complesso del vivere in adolescenza è l’impresa più ardua. Le problematiche dei bambini e dei teenager, sono per una buona fetta di questi ragazzi insormontabili. Ideare, progettare e produrre un video capace di raccontare con semplicità e nel pieno divertimento le situazioni che attanagliano le relazioni in un gruppo, è il modo più genuino per guardare avanti e far riflettere su alcune circostanze.

Le argomentazioni trattate possono variare, dall’utilizzo dei videogame alle imitazioni pittoresche di ragazze in “fase pre-incontro” con i ragazzi più carini della scuola. Sta di fatto che questi video prodotti, hanno un aspetto genuino, vale a dire, quello della spensieratezza, del divertimento tipico dell’essere bambini e adolescenti, spesso interpretato come “catalizzatore sociale”. Ogni ragazzo e ragazza può rispecchiarsi in tale mondo racchiuso in un video e fatto di quotidianità e umorismo, traendone beneficio proprio grazie al messaggio ludico e positivo che emerge.

 

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Hikikomori: gli adolescenti italiani rinchiusi in una stanza

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Il fenomeno psicosociale che dilaga come un virus

Le trappole della mente sono infinite, i pensieri sono labirinti isolati, non c’è una via d’uscita. Molti adolescenti trascorrono le proprie giornate fuori dal resto del mondo, semplicemente rinchiusi nelle mura di casa. Tutto ciò, non è solo un modus operandi in netta crescita sul territorio italiano, ma un vero e proprio fenomeno psicosociale deputato “comportamento a rischio per gli adolescenti”. Pur essendosi propagato nella cultura giapponese, in Europa, il fenomeno definito “ Hikikomori” colpisce all’incirca 30 mila casi in Italia. Le caratteristiche che accomunano gli Hikikomori risultano essere:

  • Rifiuto dal mondo e dalla società. Questi adolescenti non vogliono relazionarsi fisicamente con il mondo esterno, quindi, non sono intenzionati a socializzare. Fattivamente, abbandonano la scuola e non coltivano interessi orientati all’esterno quali sport e attività culturali;
  • Autoreclusione in un piccolo universo. Sono soliti rinchiudersi in camera per lunghi periodi, a volte anche anni, al fine di prendere le distanze dal gruppo dei pari e dalla società;
  • L’utilizzo di Internet come possibile via d’uscita per la propria identità. Alcuni di essi trascorrono dalle 3 alle 5 ore su internet al fine di costruirsi una nuova identità, volta ad una pseudo socializzazione in rete, attraverso l’utilizzo di giochi dalle realtà immersive e social network.

Tale comportamento è causato dal senso di paura e di vergogna nel voler affrontare una realtà che effettivamente non corrisponde al mondo in cui questi adolescenti avrebbero voluto vivere. Ciò significa che esiste una grande dissonanza tra il mondo che essi immaginano e quello che realmente è, al punto tale da non sentirsi pronti nel voler fronteggiare situazioni quotidiane che si esplicano dalla fase scolare, alla comune socializzazione con i compagni. Gli Hikikomori non solo rifiutano il mondo, la socializzazione e le regole imposte, ma solitamente si sentono persi e disorientati, dinanzi ad una società che reputano non appartenergli, ne tantomeno compensare le proprie necessità. Non sentirsi all’altezza o sufficientemente preparati per una società che ostenta la forma, l’estetica, il lusso e soprattutto che non è tutelante di contenuti, principi, valori a favore dell’identità delle persone, di certo predispone, alcuni adolescenti in situazioni critiche e di fragilità, ad una chiusura sociale rischiosa. Il rischio adolescenziale è osservato in questo caso, in quei comportamenti che rigettano la socializzazione a favore dell’isolamento e chiusura mentale, e che in futuro, se non orientati ad un corretto contatto con la realtà, possono esplodere in disturbi di personalità e relazionali legati anche alla pericolosità sociale. Tale fenomeno rientra a far parte delle cosiddette “nuove dipendenze”, il cui effetto psicologico è una vera e propria ipertrofia del Sé. A causa delle nuove tecnologie e degli strumenti ad essi associati, si costruisce un mondo parallelo in cui più facilmente si tende a trasferire tutte quelle aree e bisogni del Sé, che nella realtà è difficile mettere in pratica. Per cui il nuovo Io più forte e tutelato dagli attacchi esterni in rete, riesce ad esplicarsi in totale libertà. L’approccio tecnologico diventa lo strumento-dipendente a favore di tale chiusura sociale e nel caso degli Hikikomori è la nuova realtà su cui poter finalmente essere se stessi. Gli adolescenti invece, che rifiutano anche il contatto con la rete, vivono la chiusura in modo più radicale, rifiutando di scoprire anche realtà parallele nelle quali poter costruire piccole dimensioni interattive. La tristezza e la depressione sono una reazione a tutto ciò che li circonda e che fondamentalmente non li appartiene. L’impresa più ardua è entrare in contatto empatico con chi rifiuta la società, rifiuta l’aiuto e ripudia fondamentalmente, anche quella parte di se incline alle relazioni. Siamo esseri sociali e come tali non possiamo evolvere e accrescere la nostra natura di essere umani, se non riceviamo amore ed empatia, perché è solo attraverso il “riconoscimento” degli atri che comprendiamo realmente chi siamo.

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Nemiche amiche? Solo mamma e figlia

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Come affrontare in modo costruttivo la competizione tra mamma e figlia

L’archetipo della mamma inteso come “una parte del proprio cuore” è semplicemente un ricordo molto lontano. Oggi si parla della “mamma amica”, la migliore confidente tra tutte le amiche, l’unica affidabile che non giudica mai, pronta a qualsiasi consiglio, capace di orientare verso il giusto percorso. Cosa succede quando la mamma diventa anche la peggior nemica? Bellissima, attraente, intelligente al punto tale da catturare l’attenzione di tutti. Come una serpe in seno allora cresce la gelosia, subentra la competizione perché si vuole essere come lei; la mamma diventa un idolo da imitare. In alcuni casi il rapporto può incrinarsi proprio a causa di tale emulazione. La gelosia e la competizione diventano il perno del rapporto mamma-figlia in quanto, la seconda consapevole delle proprie differenze prova insicurezza quando in situazioni di riconoscimento da parte degli altri, non si sente apprezzata quanto il proprio genitore. Come può questa forma di competizione, non essere deleteria tra mamma e figlia?

  • E’ necessario in tali rapporti di complicità definire e chiarire nella totalità il ruolo genitoriale. I figli devono potersi fidare dei genitori e viceversa, ma ciò che risulta indispensabile in questo rapporto, è la definizione dei ruolo del genitore osservato come punto di riferimento e sostegno che non implica necessariamente la nascita di un “rapporto amichevole”. Ci si può confrontare con la propria madre pensando di non condividere le esperienze con un gruppo di amici. Ciò che spesso succede in situazioni in cui c’è poca differenza di età, è la presenza di un processo involutivo da parte della madre per andare in contro alle esigenze della propria figlia ed in quest’ultima, invece si assiste, ad una fase di compensazione iniziale e di successiva frustrazione quando il parere di chi le circonda diventa differente, vale a dire a favore sopratutto del genitore;
  • Impegnarsi ad esercitare l’autorevolezza sui figli. Solitamente in un rapporto molto confidenziale tra mamma e figlia è difficile che il genitore riesca ad esercitare autorevolezza o a fare in modo che essa venga percepita, proprio perché non si temono giudizi e non si hanno timori da parte dei figli di deludere i genitori; inoltre, le regole imposte, possono essere reputate meno rilevanti. Nella mente di un adolescente il consolidamento di tale relazione porta ad infrangere alcuni schemi ed a considerare le attività quotidiane svolte con la madre, un gioco un divertimento, proprio come quando ci si rapporta con i propri amici, in modo paritario,
  • Fare in modo che i momenti condivisi, non vengano strumentalizzati dai figli. Si può incorrere in situazioni tipiche per cui un’azione concessa con la propria mamma, ad esempio fumare una sigaretta dinanzi a lei o con lei, implica successivamente una autorizzazione esplicita a poter fumare in qualsiasi momento, anche in sua assenza. Qui l’impronta educativa deve essere marcata nel far comprendere l’esistenza di regole e la necessità di rispettarle nella società indipendentemente dalla presenza o assenza del genitore, soprattutto nel periodo adolescenziale fondamentale per la strutturazione della personalità;
  • Ascoltare le esigenze, i sogni e le aspettative della propri figli mostrando sostegno e comprensione in un ottica di scelte condivise. In un rapporto amichevole tra mamma e figlia è necessario che la prima orienti ad una comprensione di percorsi, di progetti indispensabili per il futuro della stessa. Uscire insieme, divertirsi, può essere un momento ludico e creativo per rafforzare il rapporto, ma la realtà è fatta anche di scelte importanti, ad esempio quello che si vuole fare ed essere da “grandi”. Insegnare ad avere un progetto futuro o per lo meno a mettere le basi per poterlo realizzare, permette di responsabilizzare i ragazzi ad una maggiore cura di se stessi e crescita interiore.Lasciare al caso la consecuzione di alcuni eventi,può risultare deleterio soprattutto negli adolescenti, quando dimostrano di essere disorientati e di volere un sostegno anche implicitamente.

Essere genitori stabilendo un rapporto di alta complicità e confidenzialità con i propri figli può risultare funzionale quando il ruolo della mamma non viene ovattato da quello dell’amica che permette tutto e che sostiene le scelte sempre e comunque indipendentemente dalle circostanze, perché i figli hanno bisogno di una guida tenace e forte. Tale guida spesso non si ritrova in un amico ma in un genitore autorevole e comprensivo capace anche di opporsi, motivando le scelte e orientando verso percorsi di crescita.

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Io, tu, i miei figli e i tuoi figli

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Una famiglia allargata è quello che voglio!

Famiglie patriarcali, matriarcali, coppie, single, sono solo retaggi culturali che identificano individui all’interno della società. Solitamente siamo propensi ad attribuire etichette; inoltre, non sappiamo resistere alla tentazione di formulare preconcetti quando a primo impatto, ci troviamo dinanzi ad una situazione indefinita e poco chiara. Il “mood” dei tempi moderni non è fatto di pregiudizi, ma solo di situazioni pratiche, di soluzione immediata. È così che il futuro di una coppia si presenta: si tratta della nascita della famiglia allargata. Ci si unisce tutti sotto un unico tetto in situazioni di criticità, spesso rappresentate dalla gestione di figli acquisiti dall’unione con un nuovo partner. Non esistono discriminazioni, esclusioni, ma solo il coraggio di amare in modo incondizionato e condividere sempre più momenti preziosi con tutti i membri familiari. Tali famiglie allargate in questi tempi moderni, possono risultare essere funzionali in presenza di:

  • Accoglienza reciproca nel voler accettare i figli di ciascun partner. Entrambi infatti, devono essere predisposti ad accogliere i figli l’uno dell’altra e a prendersene cura come se fossero propri. La responsabilità a tale proposito della figura genitoriale attribuita, predispone positivamente i membri della famiglia ad un accordo esplicito, in cui c’è chi si “prende cura” e chi “riceve le cure”. Allo stesso modo tutti i figli della coppia, per convivere adeguatamente, devono abbattere quei meccanismi di difesa che sono promotori di sfiducia, insicurezza ,paura ed “imparare a fidarsi dell’altro”, per stabilire un rapporto di complicità;
  • Messa in gioco delle parti. Mettersi in gioco significa avere la capacità di comprendere anche sbagliando, quali sono gli aspetti da migliorare o potenziare durante le relazioni genitori-figli e viceversa e quali sono invece, i principi  su cui far leva per creare un clima positivo. A tale proposito sono fondamentali le attività ludiche condotte con tutta la famiglia, ad esempio gite al mare o in montagna che permettano di cogliere, in presenza di un’attività di relax o d’avventura, le preferenze di ciascun membro .Tali attività hanno lo scopo di approfondire la conoscenza tra i membri della famiglia nel quotidiano e fuori dal quotidiano.
  • Apertura al cambiamento. La funzionalità della famiglia allargata dipende soprattutto dall’accettazione al cambiamento. Non è semplice tra figli di ciascun partner, che non si conoscono sufficientemente, pensare di condividere i propri spazi, il tempo e i bisogni. Allo stesso modo è difficile per i genitori, compensare le proprie necessità e comprendere quelle di tutti, in un rapporto di coppia che passo dopo passo si struttura con il tempo,grazie anche al vissuto con i figli.  Nonostante le avversità iniziali, si può prestare attenzione nell’essere inclini all’ascolto, al confronto, alla conoscenza rivolta a ciascun membro della famiglia, al fine di stabilire un contatto, condividere delle passioni e sviluppare delle dinamiche familiari favorevoli alla crescita di tutti.

La scelta di rientrare a far parte di una famiglia allargata può mettere in discussione e in disaccordo molti membri della famiglie.  Condotta con l’auspicio di costruire con il tempo e nei giusti modi, un ambiente favorevole e positivo per tutti, risulta essere funzionale e vincente, per le neo coppie che vogliono crescere accanto ai propri figli e godere del tempo con tutti loro.

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Luxury time: non è mai abbastanza quello che ho!

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Il disagio delle generazioni moderne: desiderare e volere sempre di più

Non riusciamo a reggere il confronto con una generazione come quella moderna che chiede sempre più. Bambini e adolescenti in preda a crisi di panico perché non hanno il cellulare o l’Ipad di ultimo modello. Richieste su richieste ai genitori affinché anche gli indumenti siano esclusivamente griffati. È importante poi come step successivo all’età di soli sedici anni, ricevere una macchina elettrica e garantire il trasporto di se stessi e di qualche amico. Da non dire che sentirsi grandi, è sinonimo di popolarità, attraverso qualche ripresa video che ritragga un gruppo di adolescenti immaturi fumare una sigaretta e bere dei cocktail. Intrisi e bombardati da una società tecnologicamente avanzata, educhiamo e formiamo i nostri figli a ricevere e desiderare tutto quello che la televisione, i media e le più ardite pubblicità vogliono propinarci. Far parte del gruppo dei pari, d’altronde significa anche questo. Essere accettati diventa difficile nel caso in cui non si rispettano delle regole precise oppure, se non sei un “tipo all’avanguardia”, se non mostri di avere tutto ciò che ti passa per la testa. Questo è uno dei tempi più devastanti per le famiglie italiane ed europee, perché il consumismo pervade le nostre case e influenza psicologicamente le personalità di ogni individuo. Anche quando una famiglia medio borghese può permettersi di riconoscere e accontentare i desideri del proprio figlio, in realtà segna un percorso pericoloso. Alla prima richiesta probabilmente, farà seguito un’altra, il cui valore aggiunto non è di certo una necessità, ma semplicemente diventa un modo per connotarsi nella società e confrontarsi con i simili. Insomma tutto quello che si desidera e viene immediatamente acquistato corrispondono alla compensazione di un vuoto profondo, che la società in cui viviamo ci insegna a colmare. La società naturalmente è fatta di persone, mira all’individualismo, alla de-individuazione, alla correzione di una strada che non porti alla compensazione di bisogni reali, ma di bisogni cosìddetti secondari o di lusso. Siamo dinanzi al “Luxury time”, ovvero all’epoca che elogia il lusso e tutto ciò che lo celebra. I comportamenti degli individui pervasi ed immersi nel luxury time sono specifici e determinati:

  • Cercare e volere incondizionatamente tutto quello che può soddisfare il proprio Ego. Indipendentemente dalla disponibilità economica, si cerca disperatamente di soddisfare i propri desideri più strani e lussuosi, in un modo ossessivo e ardito. In condizioni economiche agiate si è soliti dilapidare il patrimonio attraverso l’acquisto e la sostituzione immediata dell’oggetto desiderato con un altro. In mancanza di denaro invece, si è disposti a racimolare denaro facendo di tutto. I comportamenti assunti infatti, possono essere anche pericolosi, in quanto, in alcuni casi, pur di ottenere quello che si desidera, si può fare del male agli altri e a se stessi;
  • Volere e possedere sempre di più è un atteggiamento che identifica in un gruppo, in grado di accettare l’altro non per quello che è o per la personalità che si ha, bensì in merito a quello che si possiede e si è capaci di avere;
  • Trovare sostegno e pubblicizzarsi attraverso i social network. I social diventano una vera e propria campagna pubblicitaria che mostra il tenore di vita condotto, piuttosto quello che in breve tempo si è stato in grado di ottenere attraverso ad esempio dei regali. La condivisione web di questi momenti “lussuosi” diventa il mood di una generazione che basa i propri concetti, su valori sostanzialmente materiali e rafforza l’identità e la personalità attraverso il consenso o meno dei propri follower sui social.

Ciò che risulta essere estremamente pericoloso è la bassa percezione del rischio che gli individui hanno, nel momento in cui vivono il “luxury time”. Il rischio non è inteso solo ed esclusivamente nella dipendenza materiale dovuta all’acquisto dell’oggetto, ma soprattutto a quei comportamenti e a quelle dinamiche che si sviluppano per ottenerlo. Si profila un vero e proprio disagio psicologico nel rincorrere ossessivamente un qualcosa che non si ha, e si è disposti a mettere in atto spesso strategie e atteggiamenti pericolosi destinati a schiacciare tutto e tutti, pur di godere egoisticamente di un “momento lussuoso”.

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Ti cerco, ti aspetto ma poi non ti voglio più!

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Vademecum di un amore immaturo! 

Cercare una persona che non potrà mai darci quello che vogliamo è un modo sottile ed infimo prediletto da molti, per continuare ad avere le conferme di una vita. Vogliamo stupirci, pensiamo e speriamo che qualcosa possa cambiare. Intrisi da progetti per il futuro, fantastichiamo su come “potrebbe essere bello” condividere momenti felici e spensierati con la persona che desideriamo. Eppure sono molti gli aspetti che carpiamo dall’esterno, messaggi subliminali, fondamentali per far riflettere e comprendere, che probabilmente non si tratti della persona giusta. Puntualmente questi aspetti sono ignorati, per cui ostinati nel voler mettere alla prova qualcuno che non da amore come noi vorremmo, preferiamo allo stesso modo andare avanti. Tante volte sarebbe bastato fermarsi prima e non soffrire. Per evitare, così facendo di addentrarsi in situazioni complicate dai risvolti negativi, si può delineare un vademecum che permetta di individuare “ un amore immaturo” da abbandonare. Ricordiamo alcuni principi fondamentali importanti per comprendere che caratteristiche ha l’amore immaturo, tra questi:

  1. Voler costantemente controllare tutto e tutti, in particolare il proprio partner. Non si tratta solo di persone definite “maniache” del controllo, ma di individui profondamente insicuri di se stessi, al punto da trasferire le proprie paure ed ansie sull’altro. Questa tipologia di comportamento inclina il rapporto di fiducia nella coppia e rende gli umori instabili, in quanto, il confronto diventa sempre più difficile;
  2. La manipolazione mentale diventa un arte. Nell’amore immaturo uno dei due partner è solito gestire le situazioni influenzando l’altro in modo da non dare la possibilità di esprimere idee ed opinioni. Il partner diventa l’oggetto di frustrazione, non la persona amata; l’obiettivo con il tempo è annientare la sua personalità e creare una relazione di dipendenza che cagiona annichilimento;
  3. Avere la presunzione di cambiare il partner. All’interno della coppia uno dei due partner assume il ruolo dominante e tende non solo a prendere le decisioni al posto dell’altro, ma a plasmare l’altro individuo, volendogli donare una nuova personalità. Nella coppia si instillano a macchia d’olio insicurezze e paure inficianti sull’autostima del partner sofferente. Tutto quello che l’altra persona fa, viene percepito come errato ed il messaggio che viene trasmesso è che si “sbaglia di continuo”. Sdradicare la personalità del partner evidenziando giorno per giorno situazioni con totale disappunto, crea all’interno della coppia sentimenti di rabbia e aggressività. Il verbo “cambiare” non viene mai sostituito con il verbo “migliorare”, al fine di valutare percorsi e situazioni nuove e favorevoli per entrambi;
  4. La gelosia permane costantemente. La gelosia diventa la reazione a tutti i piccoli o grandi dubbi rivolti al partner. Si tratta di una gelosia morbosa, ossessiva, che rende la coppia nevrotica e poco spontanea. La gelosia diventa un modo per castigare l’altro e riversare i propri malesseri.
  5. L’amore non è mai libero. Si perde la libertà di azione e di pensiero perché l’amore non è più spontaneità, ma vincolo restrittivo all’interno della coppia.

I principi elencati sono tutti concatenati tra loro e l’uno innesca il turbinio patologico di varie reazioni inconsulte, che non rendono l’amore equilibrato e sano ma asfissiante e angosciante, soprattutto se agito da individui con personalità immature, insicure e frustate.

 

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Il potere della mente: la meditazione a supporto dell’individuo

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Possiamo migliorare il nostro stato psicofisico attraverso la meditazione?

La meditazione è il viaggio interiore che ogni individuo può intraprendere. Rilassa la mente e il corpo, ma soprattutto conduce ad uno stato di quiete se attuata in condizioni di stress ed in presenza di dolore cronico. Sono notevoli i benefici ottenuti attraverso le tecniche di meditazione nei casi di depressione, cancro, attacchi di panico, sclerosi multipla, disturbi dell’umore e di ansia. Ciò che diventa interessante è che attraverso la pratica meditativa si dimostra quanto potere può avere la nostra mente nel riuscire a controllare ed alleviare i sintomi psicofisici derivanti da determinate condizioni di stress, al punto da creare benefici, sollievo eliminando le tensioni spinose che provocano disturbo. Attraverso congruenti tecniche meditative si può:

  1. Migliorare lo stato psicologico e fisico dell’individuo. Tali tecniche se adeguatamente apprese possono essere condotte autonomamente dagli individui in qualsiasi momento si senta la necessità;
  2. Ottenere il vantaggio di giungere al rilassamento mentale e corporeo. La meditazione effettuata nel corretto modo è una terapia psicologica dal basso costo e dai numerosi vantaggi. È necessario che il paziente si senta a proprio agio, sia capace di mettersi in gioco ed abbia fiducia del proprio terapeuta o psicologo al fine di intraprendere il viaggio interiore;
  3. Eliminare le tensioni accumulate durante il giorno. Lo stato di trance che si crea durante il rilassamento permette di rimuovere naturalmente le tensioni del corpo e quelle mentali, incrementando l’ormone della serotonina, capace di influenzare il nostro umore. L’abbassamento di tale ormone infatti, porta ad un incremento di vari disturbi alimentari,  d’ansia e sonno.

La meditazione deve essere condotta con coscienziosità, inoltre, deve essere fortemente voluta dall’individuo che la praticherà. Sono numerosi i riscontri e studi condotti con esito positivo su individui che praticando la meditazione hanno tratto beneficio, in modo particolare dopo un evento grave e traumatico. Esempio di ciò è l’attenuazione del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) da parte dei veterani di guerra degli Stati Uniti. Basti pensare che dopo soli due mesi, c’è stata una notevole diminuzione dei sintomi della depressione e del PTSD, quasi pari al 50%. La meditazione pertanto, se condotta nel giusto modo e sistematicamente, dona enormi benefici, sradicando i sintomi del disturbo, conducendo l’individuo ad una piena gestione delle proprie emozioni ed al controllo dei propri sintomi. È necessario specificare che la meditazione può migliorare il benessere psicologico e corporeo dell’individuo, ma non sostituisce le cure mediche necessarie ad affrontare e curare determinate malattie. Le tecniche di meditazione allenano la mente nel fronteggiare situazioni di elevata difficoltà attraverso il rilassamento e la concentrazione psicofisica, evitando che l’accumulo di stress e il dolore cronico possano alimentare sempre più specifici disturbi. D’altronte è rinomato che la battaglia più grande in presenza di una malattia oppure in condizioni di difficoltà comprovata, risiede nel creare equilibrio e pace interiore.

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La bomba atomica della comunicazione: quando una critica costruttiva diventa distruttiva?

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I 5 principi che mutano la comunicazione da costruttiva a distruttiva

Parlare, ridere, urlare, piangere, osservare sono le mille sfaccettature della comunicazione. Ci relazioniamo in tanti modi, ci confrontiamo, ci isoliamo, vogliamo essere compresi, speriamo spesso di esserci espressi nel giusto modo, temiamo di essere giudicati in merito a quello che diciamo e facciamo. La comunicazione è così importante che addirittura il silenzio può essere interpretato in tanti modi. La bomba atomica della comunicazione è la capacità dell’uomo di trasformare una critica costruttiva in distruttiva. Effettuare una critica significa sviluppare il proprio punto di vista al fine di suscitare nell’altro una riflessione. La critica costruttiva è un’ abilità comunicativa che permette di esporre le proprie idee rispettando i pensieri e i sentimenti dell’altro. Quest’ultimo aspetto spesso è di difficile attuazione, poiché in preda a sentimenti di rabbia, rancore, tristezza si tende ad alimentare un confronto negativo e distruttivo. Ci sono 5 principi che mutano una conversazione costruttiva in distruttiva. Tra questi ricordiamo:

  1. La capacità di allontanarsi dall’ascolto attivo tanto da chiudersi mentalmente su pensieri autocentrati. Ascoltare attivamente, significa elaborare il messaggio dell’interlocutore al punto da calarsi nella sua situazione per una maggiore comprensione di ciò che prova. Spesso si abbandona tale capacità in quanto, troppo presi dalle proprie opinioni e punti di vista. In questo momento della comunicazione verbale si smette di ascoltare l’altro e si ritiene che le proprie idee sono più importanti di qualsiasi altra cosa e persona, assoggettando la conversazione.
  2. L’essere assertivi con gli altri muta in un atteggiamento offensivo ed aggressivo. Nel momento in cui ci si sente colpiti in un confronto verbale, può succedere di abbandonare la possibilità di essere chiari ed efficaci nell’esprimere una opinione. La reazione comune è sostituire tale comportamento con un altro meno funzionale, ovvero offensivo ed aggressivo alzando i meccanismi di difesa;
  3. Qualsiasi esempio e situazione venga espressa dall’interlocutore, anziché condurre ad una riflessione funzionale, porta ad un abbattimento dell’autostima. Ci si sente messi in discussione e colpiti costantemente al punto da sviluppare pensieri paranoici. La conversazione assume una conduzione difensiva;
  4. Dinanzi ai dati di fatto in cui l’interlocutore orienta ad una presa di coscienza della critica, l’atteggiamento comune non è l’assunzione di responsabilità, ma colpevolizzare gli altri. Si tratta di individui che sviluppano il locus of control esterno, all’interno del quale la causa degli eventi è da attribuire non a se stessi ma all’esterno o agli altri. Nel caso specifico di una critica costruttiva, il senso che essa può dare non conduce di certo ad una riflessione da effettuare sulla propria persona, ma è diretta semplicemente verso gli altri, poiché l’atteggiamento attuato si reputa giusto e non discutibile;
  5. Respingere l’empatia a favore del distacco, freddezza emozionale e cinismo. Non immedesimarsi nella situazione che l’interlocutore descrive, porta a sviluppare la vasta gamma si sentimenti negativi a discapito di se stessi e degli altri all’interno della comunicazione.

Nei ruoli che ricopriamo come genitori, figli, dipendenti, manager dobbiamo essere in grado di rapportarci agli altri, in modo da essere compresi; lo sforzo più grande è essere chiari, non sfociare in conversazioni aggressive, pensieri impulsivi, non colpevolizzarsi, colpevolizzare e quindi sperare di essere assertivi ed empatici.

 

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