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Maggio 2016

Love & FriendshipNews

Una vita senza figli. Si può raggiungere la stabilità e serenità di coppia pur non avendo figli?

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Le storie di coppie che raggiungono la felicità nonostante non ci sia stata la nascita dei figli

Sono sempre più in incremento le coppie che in Italia risultano essere prive di figli. Tale situazione raggruppa una variabile di fattori che riguardano scelte personali legate ad assenti o basse opportunità di lavoro, sino a motivi di salute relativi l’impossibilità di poter concepire un figlio. Tali famiglie affrontano allo stesso modo il ménage quotidiano, ma soprattutto spesso ci si chiede se condividano o abbiano raggiunto la serenità. La famiglia costituita da uomo, donna e prole è solo un cliché superato. Le statistiche Istat di novembre del 2015 evidenziano un dato importante: “il numero medio di figli per donna calcolato per generazione continua a decrescere nel nostro Paese senza soluzione di continuità”. Basti pensare che “Il modello di fecondità si è andato sempre più caratterizzando per una quota importante di donne senza figli (più di una su quattro nel Nord e poco più di una su cinque al Centro per la generazione nata nel 1970) e per una elevata frequenza di donne con un solo figlio (quasi il 30% al Nord e il 24% al Centro). Tali dati sono stati estratti per opportunità nel territorio, per propensione alla fecondità e per età legata alla diversa cadenza del comportamento riproduttivo. Questo a dimostrazione del fatto che, pur essendo il territorio in cui si risieda a sostegno dell’economia familiare, non è detto che vi sia un incremento delle nascite, in quanto, tale fattore è legato spesso alla posticipazione dell’età da parte della donna nella scelta di un figlio e a variabili di fecondità. La sofferenza, depressione e i sentimenti di inutilità che si provano nel non poter essere genitori, riporta in alcuni casi a comportamenti paranoidi e ossessivi in cui è indispensabile il sostegno psicologico. E’ un percorso per molti versi complicato soprattutto quando la variabile dell’incertezza economica viene di lungo sostituita con i problemi di fecondità. Solitamente le coppie che desiderano un figlio si sottopongono volontariamente alle tecniche di fecondazione. In questi casi non è detto che il risultato venga raggiunto; i risvolti psicologici sono innumerevoli, infatti si passa dalla speranza, l’illusione di avere un bambino, all’impossibilità di metterlo al mondo nonostante l’intervento della scienza. Il percorso di equilibrio nella coppia diventa lungo e prezioso, poiché, il lavoro che si deve compiere su se stessi riguarda due obiettivi: accettare consapevolmente che la coppia possa esistere anche senza la nascita e la presenza di un bambino; oppure dirigersi verso altre strade, quali l’adozione. Nel primo caso viene messa a dura prova la coppia in quelli che sono definiti i valori e i cardini che la sostengono, ad esempio: la sincerità, la stima, il rispetto, l’amore l’uno per l’altra. E’ fondamentale che il lavoro di coppia rafforzi queste componenti per non creare distacco, disperazione, solitudine, rabbia e risentimento. Il percorso quindi, che si intraprende, oltre ad essere destinato ad un lavoro di equilibrio interiore è rivolto alla famiglia, costituita dai due unici membri. È necessario essere orientati l’uno verso l’altra, essere empatici ed accogliere le paure che devastano il rapporto, per superarle insieme. La serenità e la felicità della coppia da tale punto di vista è prodotta da un cammino lungo e riflessivo, in cui ci si mette alla prova, si ammettono gli errori commessi e si passa oltre, con positività, contemplando delle strade che possano in ogni modo rafforzare il legame creato indipendentemente dalla presenza o assenza di un figlio. Il secondo caso è allo stesso modo importante e complesso in quanto, vi è una preparazione psicologica e burocratica dei futuri genitori ad accogliere all’interno della loro famiglia un bambino, che ha di per se una storia. Lo stress in questi casi è costante ed assiduo; infatti, non è detto che l’affidamento possa essere accettato dal sistema. L’autocontrollo, il riconoscimento e la gestione delle emozioni, rappresenta per entrambi i casi la chiave di svolta di un cammino familiare intricato e lungo, all’interno del quale con costanza e determinazione si può vedere riaffiorare il sole, dopo molte tempeste.

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I sogni non sono solo desideri. La realizzazione di un sogno è possibile?

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Quando realizzare un sogno è un obiettivo per costruire il proprio benessere psicofisico.

Tutti vorremmo avere la lampada di Aladino e realizzare i sogni più impensabili. Sogni oltre oceanici, lussuriosi o solo di prima necessità. Pensare ad un sogno, seppur per poco ci trasporta in una nuova dimensione, riesce ad estrapolarci dalla realtà, suscitando sensazioni positive proprio perché in un attimo immaginiamo come sarebbe stato bello calarsi o essere in una determinata situazione.

Siamo stufi delle illusioni compensatorie, per i terribili problemi che spesso ci attanagliano; frequentemente vogliamo che un sogno si realizzi ma la maggior parte delle volte ciò non accade. Rifugiarsi in quel sogno pregando che accada, non e sufficiente, ma è necessario pensare a qualcosa di fattibile, affinché possa realizzarsi. I sogni possono essere toccati in vari modi per poter essere almeno in parte concretizzati. La realizzazione dei sogni, allora, in che termini è possibile? Tutti possiamo coltivare un sogno, una passione, un desiderio, ciò che è fondamentale è capire se esso è supportato da un progetto valido. Progettare un sogno è l’obiettivo che ci si deve porre in termini di attendibilità e fattibilità. Si lavora step by step individuando dei sotto-obiettivi al fine di comprenderne la qualità progettuale.

Solitamente al sogno corrisponde una passione, un hobby che nel tempo possa diventare mero guadagno. Sono molte le persone che hanno un lavoro e poi durante il tempo libero si dedicano ad una passione, la quale generalmente non è fonte di una vera e propria remunerazione economica. Ciò che è importante fare è comprendere come tale passione oppure hobby, possa essere remunerativo per noi. Nel progetto infatti, si devono elaborare situazioni concrete presenti e future che prefigurino dei cambiamenti e possano dare una stabilità economica.

Rispondere ad esempio al requisito “cosa posso fare per rendere unica questa mia passione e venderla in modo esclusivo”, permette di chiarire quale strategia di marketing avanzare. In questo mondo generalista è necessario differenziarsi, rendendo l’hobby, la passione o il prodotto particolare nel suo genere, ossia, destinato ad una nicchia di persone. Tale strategia consente di ottenere un valore aggiunto rispetto ad altri progetti simili, creando assetti competitivi ed economici.

L’idea non deve essere complicata ma semplice perché è importante che vi sia una comprensione immediata, chiara, di quello che si offre e come lo si offre. Naturalmente affinché la realizzazione dell’idea possa avere successo è necessario che venga assorbita adeguatamente nel mondo sociale ed economico; un’analisi preventiva a livello socio-economico permette di carpire la validità del progetto in termini di denaro. Nell’ottica psicologica l’aspirazione e la realizzazione di un sogno produce benefici psicofisici poiché, diventa sempre più difficile a causa della austerità, riuscire a fare della propria passione un lavoro e sostenersi attraverso di essa. Siamo abituati ad adattarci e a saper far tutto, credendo che la realizzazione di un sogno sia un pensiero elitario destinato solo a pochi.

Le persone che hanno successo sono coloro che, oltre alla tenacia e alla determinazione, non hanno mai perso la forza di credere nelle proprie potenzialità associando alle competenze che possiedono, sacrificio, costanza e progettualità. Tra l’altro fallire in un progetto non deve essere percepito come un espediente negativo, ma deve essere reputato un nuovo modo di concepire il cambiamento sull’esperienza effettuata. Ricominciare nuovamente evitando gli errori commessi è un trampolino di lancio, per raggiungere l’obiettivo sperato. Ci avvaliamo spesso delle conoscenze top-down costituite cioè dalle esperienze passate, poiché sono queste che influenzano la nostra percezione futura. L’intento è arricchire tale bagaglio culturale canalizzando nuove conoscenze specialistiche, portatrici di visioni futuristiche funzionali.

La scoperta e la realizzazione di un sogno corrispondono ad un lavoro meticoloso, fatto di molto impegno, ricco di scoperte, curiosità e nuove conoscenze, il cui risvolto della medaglia può giovare psicologicamente su tutto l’arco della vita individuale.

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I miei genitori sono tecno dipendenti: come gestire questo rapporto?

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Quando i genitori sono accecati dalla tecnologia

La tecnologia senza dubbio sta modificando il nostro approccio con la realtà, con le relazioni, con le persone. Diventa del tutto normale camminare per strada e attraversare guardando un cellulare, oppure fare la spesa interloquendo con un auricolare, tanto da risultare completamente alienati da tutto quello che ci circonda. Ciò che risulta interessante è notare mamme o papà accompagnare il proprio figlio a scuola e constatare che contemporaneamente conducono una conversazione privata attraverso il cellulare, senza dar peso a quegli attimi di condivisione con il bambino prima di una lunga giornata per tutti, proprio perché per motivi di lavoro, si ritroveranno otto o nove ore dopo. Fare una passeggiata al parco e con amarezza osservare, bambini imprigionati da se stessi, intenti a calciare una palla nel verde completamente soli, mentre il proprio papà è seduto ad una panchina a fissare un cellulare e a scrivere con bramosia. Mamme e papà costretti a lavorare quasi ininterrottamente dinanzi al computer da casa, perché al lavoro non si può rinunciare, trattandosi di sopravvivenza. Questi sono solo piccoli sprazzi di una vita comune su cui ognuno può riflettere, ritrovarsi o distaccarsi; si tratta di situazioni quotidiane che incalzano velocemente come comportamenti “normali” all’interno dei nuclei familiari. Allo stesso modo, sono molti gli adolescenti e i teenagers che lamentano una presenza assidua delle loro figure genitoriali su social, per motivi differenti che variano dal controllo verso i propri figli alla voglia di sperimentare nuove forme di relazionali virtuali. Ciò che crea inquietudine nei giovani, sono le reazioni a queste forme di controllo macchiavelliche sul web, da parte dei genitori e alla volontà di voler apparire da parte di alcuni di essi, pur essendo adulti e con famiglia. Le relazioni familiari vengono spesso aggravate da dinamiche complesse e litigiose proprio per motivi inerenti la condivisione di uno spazio virtuale, in cui si scoprono nuove realtà . Essere amico del proprio figlio su facebook, ad esempio, non comporta alcuna conflittualità, nel caso in cui si ha una gestione matura del rapporto anche nella realtà. Fidarsi diviene una componente complicata soprattutto in fase adolescenziale o in presenza di un genitore narcisista e dominante nella gestione del rapporto. I risvolti psicologici da tale punto di vista sono a tratti distruttivi e variano dalla rabbia all’odio, ritroviamo ancora l’opposizione, la chiusura verso se stessi, sino al distacco dalla realtà. La gestione di un rapporto sano nel proprio nucleo familiare è eretto dalla condivisione di momenti ed esperienze, che portano a costruire la relazione genitori-figli e a consolidarla. A causa del lavoro, del poco tempo a disposizione si tende a limitare gli spazi dedicati alla famiglia e a non edificare sin dal principio, attività ricreative e ludiche con i propri figli; tali attività sono portatrici di una sperimentazione continua dell’amore e dell’attaccamento verso le persone più importanti. La fiducia va coltivata con il tempo, come il fiore più delicato al mondo e necessita di tutela sempre, in quanto, essa rappresenta insieme all’amore, la fortezza di un legame profondo e autentico come quello che nasce e si sviluppa all’interno del nucleo familiare.

 

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La perdita di lavoro: è un dramma o un’opportunità?

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Affrontare la disoccupazione attraverso una nuova strategia: la resilienza

La perdita del posto di lavoro corrisponde spesso allo sgretolamento emotivo dell’individuo. Più che la mancata possibilità di avere un sostentamento economico, ciò che viene attaccata è l’identità personale in termini di deprivazione psicologica, ossia, il timore di non essere compresi, capiti da parte degli altri e di non essere allo stesso tempo supportati. Sono molti gli italiani che hanno vissuto e vivono ancora la perdita di lavoro soprattutto in età adulta e in contesti familiari difficili, in cui si esplicano situazioni monoreddito con figli a carico. E’ in evoluzione purtroppo l’impossibilità, da parte delle persone di trovare un nuovo lavoro che possa dargli dignità sociale, familiare e integrazione nel gruppo dei pari; di qui il tasso dei suicidi è in crescita nonostante vi siano strutture a sostegno psicologico per un giusto orientamento lavorativo sul territorio. Reintegrarsi nel mondo del lavoro, allora diviene un dramma nelle realtà come quelle del sud, in cui le aziende chiudono o sono in netta minoranza rispetto al nord. La nuova occupazione lavorativa viene affrontata con scetticismo, pessimismo perché il territorio pur essendo costituito da persone, non ha gli strumenti adatti per guidare i disoccupati verso una nuova vita. Tuttavia è necessario guardare tale deprivazione in un’altra ottica, ossia, della creazione di nuove opportunità partendo dal concetto che il lavoro può essere creato da noi stessi, nel momento in cui non si riesce a essere reclutati in una azienda. Questa nuova visione di concepire l’arte del lavoro, rientra a far parte di menti semplici e rivoluzionarie, che colgono negli elementi di crisi, opportunità continue di cambiamento e creazione. Resistere agli eventi negativi affrontandoli con tenacia e determinazione è un modus operandi delle menti creative, possibiliste, che ricercano nuove soluzioni costruttive. Questa è la caratteristica che accomuna molti individui, poiché si riassume in un unico concetto: la resilienza. Con tale parola non si intende solo la propensione delle persone all’ottimismo o pensiero positivo, ma alla capacità di adattarsi velocemente ad un contesto in via di evoluzione essendo essi stessi i promotori attivi di cambiamento ed orientati ad affrontare le avversità della vita in modo funzionale. Basti pensare all’attentato alle torri del World Trade Center subito dagli Stati Uniti, l’undici settembre del duemilauno, in cui una intera nazione devastata e traumatizzata è riuscita velocemente a mettersi in moto e a costruire nuove prospettive e occasioni di superamento per le famiglie dei caduti, per la città di New York e per l’intero mondo, diventando un esempio di vita nel fronteggiamento positivo di un dramma così epocale. Il concetto rivoluzionario che sta alla base è la valutazione che la persona attribuisce alla perdita di lavoro o all’evento traumatico: se negativo avrà come risultato una diminuzione del proprio senso di benessere psicofisico; al contrario in presenza di pensiero positivo il senso di benessere aumenta, aprendo ad altre variabili importanti, quali la persistenza alla ricerca di una nuova occupazione o di reinventarsi. Essere guidati dalla resilienza significa comprendere i propri punti di debolezza per monitorarli, migliorarli, cambiarli con il tempo e fare di essi dei punti di forza su cui far leva. La disoccupazione deve essere osservata come un nuovo punto di partenza su cui ricominciare, mettersi in gioco, valutando le proprie competenze in modo critico e oggettivo al fine di migliorarle. Solo attraverso questa auto-analisi si può essere guidati da uno spirito positivo verso le sfide e le avversità che subentrano, avendo il coraggio di ricrearsi nella vita e nel lavoro.

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Amore online: realtà o illusione?

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Scopriamo cosa succede quando il sentimento è virtuale

Disperazione, rabbia, odio, gelosia, rimorso, pentimento e amore sono la miriade di sentimenti che proviamo quotidianamente durante le nostre giornate non solo quando ci relazioniamo faccia a faccia con gli altri, ma anche quando siamo assorti e intrisi dalla realtà virtuale, che sempre più sta diventando un modus operandi della nostra vita. Potremmo avere un umore altalenante perchè non abbiamo ricevuto like a sufficienza su una foto; un twitt provocatorio può portare ad una feroce discussione; la contemplazione di una foto e i monologhi o i confronti in una chat privata, può avvicinarci così tanto ad una persona da indurre a conoscerla, frequentarla ed innamorarsi.  Allora questi sentimenti in tutte le loro sfaccettature fanno capolino e si traspongono anche in una dimensione intangibile in cui attraverso un pc e un cellulare abbiamo la possibilità di costruire una nuova identità, magari più forte, più irrascibile, più competitiva, ammaliante e dolce allo stesso tempo, insomma una nuova persona. Online ci trasformiamo in un ologramma con caratteristiche probabilmente diverse da quelle che possediamo nella realtà, per cui pur di sentirci amati, di piacere ed essere riconosciuti da una società fatta di regole seppur virtuali, rappresentiamo lo specchio del nostro alterego. Nel mondo sono tanti gli individui che si relazionano in modo virtuale ed in Italia come tanti Paesi europei il fenomeno è in evidente crescita, tanto da preoccupare una persona su 4 per accanimento o dipendenza da social. Tuttavia in molti hanno trovato l’amore e tanti altri solo illusioni e truffe, ma la cosa interessante è comprendere cosa spinga l’individuo ad accostare un sentimento così nobile e puro come quello dell’amore ad una fotografia, ad una voce, ad una chat pur non conoscendo fisicamente la persona con cui ci si relaziona. Dal punto di vista psicologico sappiamo che l‘amore non ha logiche è irrazionale, prorompente. Il motivo per cui ci si innamora on line è da accostare molto spesso alla solidudine, alla deindividuazione, alla rottura della routine. La mancanza di un incontro fisico porta alla carenza di informazioni; per tanto, la mente tende a compensare questo vuoto con dati raccolti durante l’arco della nostra vita. Solitamente in presenza di aspettative ed emozioni positive verso la persona con cui ci si rapporta on line, l’atteggiamento è quello di trasporre o proiettare le nostre sensazioni positive sulla stessa persona. Di conseguenza, pur provando frustrazione e solitudine, in situazioni in cui siamo empaticamente suscettibili come ad esempio, quando si cerca compagnia, l’atteggiamento sistematico è scoprire che tale individuo risulti essere ironico, divertente, interessante. Il vuoto informativo allora, viene bilanciato con tutte quelle caratteristiche di personalità che piacciono e che compensano le speranze. Alimentare le speranze diventa pericoloso nel momento in cui, i vuoti informativi non vengono con il tempo riempiti dalle informazioni reali e concrete. L’ancora di salvezza risulta a questo punto la vita reale, quella in cui l’incontro con la persona amata virtualmente, si concretizza. In questo modo, si potrà contemplare un percorso insieme fatto di impegni e progetti fattibili nel presente e nel fututo, in cui i vuoti informativi si destrutturano perchè non hanno più senso di esistere.

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Il mio partner ha un flirt virtuale con un’altra donna

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Quando il tradimento è nel cyberspazio

Spesso assistiamo ad intrighi, misteri e bufere sui social network, in cui capillarmente donne litigano per contendersi un uomo; gli uomini a loro volta rispondono irrigiditi con picchi di testosterone parlante, manifestando la propria mascolinità per proteggere e marcare il territorio intorno ad una donna. Il teatro dell’assurdo ha inizio quando la parte offesa minaccia ripetutamente l’altro, rimarcando la vendetta attraverso una confessione sconvolgente: il tradimento on line. Ormai lo scambio di messaggi d’amore, di foto più o meno hot, di link che riportano ad una pagina condivisa all’interno della quale poter chattare e confrontarsi meglio, sono per alcuni, i cardini della quotidianità. Il siparietto cala, nel momento in cui si scopre l’inverosimile: “ il proprio partner intrattiene una storia on line con una altra donna”. Può essere reputato tradimento tutto ciò che si limita a messaggi, flirt e coccole virtuali? Il fatto stesso che uno dei partner si intrattenga con una altra persona mediante la condivisione di frasi, post e foto in modo virtuale, alimenta diffidenza, rabbia e gelosia. In mancanza o in presenza di un incontro reale tra i due, l’assenza di informazione e i dubbi che si sviluppano per comprendere la veridicità di tale affinità, fa si che il partner tradito rimanga intrappolato in un limbo fatto di menzogne, false promesse e assenze comunicazionali. Naturalmente quando l’incontro tra gli amanti ha avuto esito, il tradimento oltre ad essere mentale è anche carnale e la carnalità raramente viene perdonata; in caso di perdono i tempi per ristabilire un rapporto di fiducia sono lunghi e spesso dolorosi. Nel momento in cui il flirt è circoscritto nello spazio virtuale, contemplare un perdono ed un avvicinamento verso il traditore diventa per certi aspetti ancora più complicato. La persona tradita cerca di dare un nome, una identità all’amante; quest’ultima non avendo una dimensione fisica ma solo virtuale, scompare e riappare come e quando vuole. Tale situazione genera un non controllo di fatti e correlazioni di eventi che facciano comprendere l’entità del tradimento. Ciò che risulta interessante, seppur in un asse non tangibile come quello del cyberspazio è che gli uomini e le donne si sentano allo stesso modo traditi. La motivazione è da ricercare nel fatto che i valori e le certezze nella relazione di coppia, vengono meno al solo pensiero che il proprio partner possa aver diretto l’attenzione ad altro individuo , in modo sistematico con frasi esclusive. L’unicità della relazione fa la differenza. Sentirsi unici per qualcuno dimostra la capacità dell’uomo e della donna di differenziarsi dagli altri, mediante una relazione privilegiata, caratterizzata da un investimento di energia e progettuale particolare; vale a dire, destinato alla persona a cui si è legati ed innamorati. Scoprire che tale relazione non è più esclusiva e che risulti minacciata e minata da un’altra persona, sviluppa nell’altro la persistenza di sentimenti di odio, rabbia, sfiducia legati alla reazione del tradimento. L’utilizzo di internet e dei social ha predisposto le persone più che mai alla ricerca di rapporti denominati ”light”, ovvero leggeri e facilmente sostituibili a discapito dei legami costruiti nella vita reale. Il tradimento anche se virtuale, diventa l’occasione giusta per evadere dagli schemi mentali e rendere l’individuo un oggetto intercambiabile nel tempo. Al giorno d’oggi la rete non è una fortezza psicologica, per tanto, se non si ha una personalità solida e propensa a mantenere i rapporti stabili e leali nel tempo, spesso il virtuale si rivela una trappola in cui è sempre più difficile trovare una via d’uscita. 

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Faccio sesso virtuale e lo prediligo al sesso reale

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Quando il cybersex sostituisce l’incontro reale

Attoniti e profondamente attaccati dagli stimoli virtuali assistiamo inermi all’evolversi di fenomeni psicosociali che cambiano e affinano in qualche modo i nostri sensi, le emozioni e anche i comportamenti relativi lo stile di vita che ci caratterizza. Quelli che fino a cinque anni fa erano reputati dalla società in cui ci relazioniamo dei “grandi tabù”, oggi sono stati superati. E quando si infrange un tabù ci si avvicina repentinamente ad un altro tabù, il quale più che essere un paradosso diventa una realtà. Il sesso nelle sue forme e sfaccettature è sempre stato un grande tabù. Può allora il sesso virtuale essere sostituito e preferito al sesso reale? Intrisi dagli scenari futuribili dello spazio virtuale, la fantasia dell’individuo infrange la realtà: il sesso virtuale, non è più un sogno, un desiderio, un’attesa poiché ormai si possono congiungere gli stimoli visivi a quelli tattili. Diventa una vera e propria “esperienza immersiva”, ovvero, mille volte più emozionante, stuzzicante ed entusiasmante di una esperienza addirittura reale, in quanto, gli utenti interagiscono con il partner scelto come e quando vogliono, all’interno di uno spazio virtuale ed ologrammato. Sono molti coloro che prediligono il cybersex o sesso virtuale, perché l’obiettivo è l’induzione di sensazioni positive immediate che si evolvono dalla passione in seduzione. È importante la condivisione di uno spazio intangibile in cui tutte le volte in cui gli individui vogliono divertirsi, possono farlo calandosi in giochi di ruolo pluridimensionale, il cui potere risiede nello sperimentare il sesso nelle sue sfaccettature con un sapore diverso da quello reale. Ormai il passaggio dal sesso davanti ad una webcam a “esperienze immersive” è consolidato. L’uso dei social network  e siti sviluppati ad hoc per il sesso, porta ad una condivisione facile di testi sessuali, immagini o video porno di supporto, che invogliano ad una dipendenza da parte di uomini e donne del sesso in rete. È sufficiente una chat privata su facebook per aprire un mondo sconosciuto nel quale ci si presenta ad altri in vesti diverse. Ricevere una immagine hot o richiederla, è diventato un comportamento comune che corrisponde a normalità; si tratta di un nuovo modo di avvicinarsi ad uno sconosciuto, sviluppando un atteggiamento trasgressivo diverso da quello che solitamente si ha nella realtà. Un nuovo Sé, che non teme le sanzioni e giudizi sociali perché appunto virtuale, in cui scopo è il gioco erotico finalizzato per molti, non solo alla “esperienza immersiva sessuale on line” ma anche al “rimorchio” come attività ultima dell’incontro fisico. Solitamente gli individui che prediligono l’esperienza sessuale on line toccando la dipendenza, vogliono evadere dalla realtà e monotonia sperimentando emozioni virtuali eccitanti ed immediate. La costruzione di una nuova identità on line facilita gli incontri, poiché vengono abbattute e filtrate le barriere del giudizio da parte degli altri, i quali sono solo degli sconosciuti. In questo contesto la timidezza e la chiusura sociale ad esempio, non vengono percepite e messe al vaglio da una società dura e complessa. La difficoltà ad instaurare relazioni sociali reali non è solo un sintomo del “dipendente del cybersex”, ma viene inteso come un vero e proprio problema psicosociale in cui l’avvento delle nuove tecnologie che promuovono la fruizione di internet, orienta l’individuo sempre più all’isolamento sociale e alla minore condivisione di esperienze reali. Su Internet non ci si sente giudicati, si abbattono le barriere della morale e della vergogna a causa della impersonalizzazione delle emozioni e sentimenti. In un mondo in cui il sesso è alla portata di tutti dal momento che tutto è facilmente accessibile, preme ricordare che i dati stimati dei “dipendenti dal sesso on line” in Italia, divengono sempre più alti: il 76% della popolazione è rappresentato dagli uomini i quali trascorrono dalle 11 alle 35 ore a settimana dinanzi ad un monitor, connettendosi in rete anche durante le ore lavorative. Annullare le relazioni interpersonali, con ripercussioni negative in ambito sociale e lavorativo diviene in casi come questo la scelta diretta o indiretta di molti individui “malati di cybersex”, il cui risvolto della medaglia è sempre e comunque mettere a duro rischio gli equilibri sociali e familiari, compromettendo anche il proprio stato di salute psicofisica.

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Parenti serpenti: quando le relazioni affettive fanno male

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Evitare o affrontare il confronto? L’arma a doppio taglio delle relazioni parentali

Non è un luogo comune quello di imbattersi in situazioni di criticità con un parente. Le dispute familiari sono la faida delle cattive relazioni che spesso non ci scegliamo, ma che siamo obbligati a gestire perché si tratta di nostri parenti. Litigare,mentire, arrabbiarsi, allontanarsi sono le reazioni verso un contesto parentale spesso complicato in cui la maggior parte delle volte non si vuole trovare una soluzione. Porre la propria persona dinanzi a tutto e a discapito dell’altro in una relazione affettiva, diventa l’unico modo per far comprendere in forma egoistica, il disinteresse verso ciò che ci circonda. In realtà proprio quest’ultimo atteggiamento non permette la costruzione di una comunicazione efficace, di un confronto costruttivo, quindi spesso ci si lascia trasportare dell’istinto, dalla rabbia, dall’odio, dal rancore e l’allontanamento verso il parente diviene l’unica via d’uscita. Le relazioni parentali allora, quando sono“nocive” per l’individuo e in che modo potrebbero essere affrontate? Sono varie le motivazioni che portano a relazioni nocive; tra le più importanti ricordiamo i contesti in cui si vivono malattie, ancora situazioni di contese patrimoniali, fino alle scaramucce per gelosie, in cui gli attori si stuzzicano vicendevolmente per mostrare chi è il più forte o il più ricco. Parenti serpenti” diventa una frase distruggente rapportata alla realtà che accomuna molte famiglie; è l’emblema subdolo delle dipendenze affettive verso gli altri. Il benessere dell’uomo dipende dalla qualità e quantità d’amore che si da e che si riceve, ciò significa che viviamo di relazioni, non possiamo farne a meno proprio perché attraverso esse ci connotiamo nella società. Quando attraversiamo un periodo critico, siamo maggiormente “bisognosi d’amore”, ovvero, vogliamo colmare il vuoto che sentiamo dentro. Pertanto suscettibili a livello emozionale ed incapaci di generare amore autonomamente, diveniamo “dipendenti d’amore” e allo stesso tempo assoggettati agli altri. Lo stato psicofisico dell’individuo migliora o peggiora proporzionalmente alla qualità e quantità di relazioni di attaccamento che si sono costruite. Le relazioni di attaccamento riguardano anche i legami instaurati con i parenti. Nelle situazioni complesse di malattie ad esempio, l’atteggiamento sistematico è l’allontanamento verso l’ammalato e la famiglia che lo sostiene. La malattia spesso non viene o non vuole essere compresa. Si reputa che non si riesca a gestire il peso e l’abbattimento psicologico che essa comporta. L’abbandono generalmente è il modo più comune per divincolarsi dalle relazioni parentali critiche. Paradossalmente è proprio in tali momenti di grandi difficoltà, che si ha bisogno di essere supportati anche solo moralmente; allora pur di accontentarci di qualche goccia di affetto, facciamo di quell’amore una forma di bene “usa e getta” diventando ciechi alla violenza subita. Psicologicamente scegliamo così di ottenere, una relazione nociva pur di ricevere attenzioni e piccole spremute di affetto. Tali relazioni affettive fanno molto male e diventano un’arma a doppio taglio in quanto, venendo meno la lucidità e il raziocinio ci si accontenta di relazioni parentali opportunistiche e momentanee. La controparte è rappresentata da individui che spesso si reputano “parenti”, ma che nella realtà dei fatti manifestano una forma di bene distorto ed espressa egoisticamente, nelle condizioni di miglior comodo ed interesse. Nei casi in cui le relazioni parentali diventino un modo come un altro per avvicinarsi agli altri cercando aiuto e sostegno, è fondamentale comprendere in che modalità tali relazioni siano percepite e valutate qualitativamente, al fine di non diventare una “preda” di dipendenza affettiva a danno di noi stessi. Amare l’altro nelle sue sfaccettature e problematiche è una vera e propria assunzione di responsabilità, che non può essere considerata nelle relazioni parentali, come un obbligo o dovere temporaneo, il cui obiettivo è la strumentalizzazione spesso della persona che ne ha bisogno.Diventa difficile in situazioni familiari in combutta, che gli individui siano disposti a mettersi in gioco e a far trasparire la propria umanità e volontà verso un amore incondizionato. Il confronto pertanto, se fallimentare è necessario effettuarlo con se stessi, unici artefici del destino a cui si va incontro. Siamo e saremo capaci di generare amore verso gli altri e verso noi stessi, perché volersi bene significa avere la consapevolezza ed il coraggio di non accontentarsi di relazioni parentali nocive.

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Foodporn: il fenomeno psicosociale che celebra il cibo alla stregua del porno

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Cosa si nasconde dietro la seduzione del cibo?

Ritrovarsi dinanzi a piatti esteticamente perfetti dal gusto eccelso è il sogno e la realtà che spesso prediligiamo, per il piacere di assaporare un qualcosa di inconfondibilmente emozionante. Il cibo diventa lussurioso, attraente, affascinante come un corpo nudo intriso di sensualità, capace di risvegliare tutti i sensi, al punto tale da essere investiti da sensazioni positive di appagamento. Celebrare dei piatti invitanti alla stregua del porno è ormai un nuovo fenomeno psicosociale, il cui binomio “cibo e sesso” viaggiano di pari passo. Il cibo costruito e posizionato ad arte permette di suscitare un desiderio simile a quello sessuale: di qui la parola foodporn. Non si vuole evocare solo un gusto, una sensazione ma si vuole creare una “impronta” nella nostra mente, che ci guidi verso il piacere ritrovato alla vista di quel piatto. Tale ricordo pertanto, viene catturato come un quadro incantevole esposto nel più prestigioso museo, con la differenza che lo strumento utilizzato ptrend er farlo è la fotografia. In molti seguono e credono in questo trend gioioso e goliardico, caratterizzato dalla mania di fotografare cibi bellissimi e golosi, il cui scopo è creare ad hoc situazioni sociali che lo supportino. Certo perché dietro una fotografia ritroviamo una storia legata al cibo immortalato. Si tratta di una storia vissuta o che sta per presentarci nuovi orizzonti, intrecci d’amore, di amicizie, in cui il cibo funge da collante. Dal punto di vista psicologico il cibo allora, diventa lo strumento che riaccende i sentimenti, i sensi ed è contemporaneamente portavoce culturale di retaggi storici, paesaggi pittoreschi, all’interno dei quali, la condivisione di una passione e di un piacere provato, collimano con il desiderio di assaporare qualcosa di buono. La scoperta perciò di scenari fotografici, esprime un nuovo andamento artistico e psicosociale denominato food star o “stella del cibo” all’interno dei vari socialQuesto è un atteggiamento tipico degli “amanti del cibo” i quali, una volta fuori casa possono sbizzarrirsi alla ricerca di locali, prediligendo pasti sinuosi e alla moda. E’ incredibile così notare, come le persone portino alla memoria la miriade di posti, sensazioni, viaggi ed emozioni mediante la condivisione di una fotografia, frutto dei piatti più cool del momento, quasi a dimostrazione del fatto che, abbiamo spesso bisogno di ricordare una determinata sensazione vissuta, per godere ancora di uno sprazzo di felicità.

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Sono un infedele seriale: rivelazione di uno stile di vita emergente

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Il fedifrago: il mood del momento

Il fedifrago o semplicemente “l’infedele in amore” rientra ormai a far parte delle categorie reputate “mode del momento”. Non è sufficiente essere glamour, hi-tech dipendenti e fashion victim in questa società che mette a dura prova le volontà e le regole dell’individuo. Sempre più attratti e stimolati da informazioni che plasmano il nostro desiderio, l’essere “fedifraghi incalliti” è etichettato un vero e proprio stile di vita. Ciò significa che l’arte d’amare così come è stata descritta e raccontata dal celebre psicoanalista Erich Fromm nelle sue sfaccettature e nelle varie forme, abbia subito una metamorfosi straordinaria, al punto tale che essere infedeli, gestire e controllare più rapporti contemporaneamente è diventato un modo come un altro per giustificare se stessi. E’ questo il nuovo modo di concepire l’amore e legittimarlo? Nella realtà le cose sono molto più complicate e la scelta di essere fedifrago, non approda di certo all’isola felice della nuova forma d’amore, intesa come “la capacità di gestire più relazioni parallelamente dando il giusto peso e valore ad ognuno/a”. L’identikit del fedifrago uomo o donna che sia, riguarda il mentitore perfetto, un narcisista cronico; colui il quale è dedito alla propria immagine psicosociale, ma che necessita di continue conferme e approvazioni da parte degli altri. A tratti cinico, auto-centrato, con scarsa empatia. Attraverso sprazzi di sensibilità si avvicina agli altri sapendo di poter far soffrire, paventando arti di manipolabile seduzione. Solitamente il fedifrago soffre di paranoie amorose poiché trasferisce le gelosie possessive che lo ossessionano sul proprio partner; infatti, il pensiero impellente del ”tradisco io, puoi farlo anche tu” è il dubbio costante che lo tormenta. Tali fissazioni allora dimostrano che questi non viva proprio “sogni tranquilli”. Probabilmente gestire più relazioni contemporaneamente, può portare, non solo a soddisfare le pulsioni sessuali, a rompere la monotonia e tranquillità, a cercare nuove emozioni e sensazioni, ma soprattutto ad una dose abbastanza elevata di stress e ansia. Ad esempio, l’ansia d’abbandono è una circostanza di cui il fedifrago soffre e si tormenta spesso, perché è giusto che sia solo lui/lei ad abbandonare o lasciare il partner e non il contrario, scegliendo le condizioni considerate ottimali per le proprie necessità. Dal punto di vista psicosociale, lo stile di vita che assume il fedifrago è supportato dalla costruzione compensatoria di vite parallele, altisonanti, ricche di emozioni che spesso non sono solo positive ma soprattutto negative; pertanto, la scoperta del tradimento porta ad un fortissimo abbattimento dell’autostima su cui è strutturata la sua personalità. La constatazione che emerge in chiave psicologica è orientata al fatto che le persone dedite ad intraprendere questo viaggio relazionale e sessuale, concepiscano la routine emozionale come un serio problema, un appiattimento dei sentimenti, motivo per cui sono sistematicamente alla ricerca di sensazioni frutto di rapporti distorti con altri, la cui finalità è compensare esclusivamente le proprie fragilità e insicurezze. Considerarsi un fedifrago, significa essere consapevole del fatto che non si voglia chiudere definitivamente con questo stile di vita, perché sentirsi amati, considerati in molte relazioni è l’arma vincente per compensare i sentimenti interiori di inutilità e smarrimento, al punto tale che rimpinguare il proprio Ego e la propria autostima a discapito di chi li circonda, purtroppo, diventa l’unico modo consapevole di gestire i rapporti psicosociali.

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